Panic.Capitolo 27.

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Okay, pensavo che Nicola avesse qualche problema, ma non avrei mai pensato che soffrisse di doppia personalitá.
Onestamente ora mi sento in colpa, per come l'ho risposto prima. Ma sento anche di aver paura. Perchè dovrei stare un anno in banco con un pazzo? Non esiste, ne uscirei fuori di testa anche io alla fine.
Devo riuscire a spostarmi da lui, non so cosa potrebbe farmi durante i suoi momenti di follia.

Tiro un sospiro di sollievo quando la campanella che annuncia l'uscita suona.
-Ciao Kev, a domani!- dice Nicola sorridente.

'Kev?' ok, si sta prendendo un po troppo confidenza.
-A domani.- rispondo freddamente.

Finalmente incontro Lorenzo e Naomi, gli racconto quello che mi è successo e la loro espressione è come scioccata. Beh non posso biasimarli, sono rimasto sconvolto anch'io.

-Tu non starai con lui in banco ok? Bipolare o no che cazzo me ne frega. Tu con lui non ci stai a prescindere.-
Lorenzo si sta innervosendo. Ha paura da parte mia probabilmente.

-Tranquillo ho giá pensato a spostarmi, il problema è come. Non ci sono altri posti liberi.-

-Un modo lo troverai.- disse Naomi cercando di rassicurarmi, ma senza successo.

LORENZO

Se il mio ragazzo si trova in questa brutta situazione è tutta colpa mia.
Sono stato io ad avere a che fare con Nicola, purtroppo, e Kevin ci è giá passato di mezzo dal momento che è stato preso a pugni da lui; da quel lurido pazzo.

Sia io che Kev eravamo d'accordo sul fatto di volerci lasciare tutto alle spalle, di dimenticare tutto.
Ma ora questo è impossibile.
Sapere che è in classe con lui, vederlo ogni mattina, mi riporta alla mente il mio periodo di 'depressione', dove sono stato così stupido da stare con lui. Amavo ancora Kevin ma facevo sesso con Nicola. Ecco, se ripenso a tutto ciò mi faccio schifo.

Vorrei rimuovere questa storia dalla mia testa una volta per tutte.

E a fare da sfondo a questa mia malinconia dovuta al ritorno di Nicola, c'è la preoccupazione.
Ho paura che quel pazzo faccia qualcosa al mio Kev.

Se non avessi avuto a che fare con Nicola ora Kevin avrebbe un normalissimo compagno di classe sconosciuto, ma putroppo hanno dei precedenti, e chissá se questa cosa fará scattare Nicola ancora una volta.

KEVIN.

Un altro terribile giorno di scuola è arrivato. Non mi è mai piaciuta la scuola, ora che c'è Nicola ancora meno.
L'unico motivo per cui mi alzo dal letto la mattina è Lorenzo.
Di solito prima di scuola ci vediamo in un palazzo vicino alla nostra scuola.
Anzi, a dire la veritá dietro un palazzo, dove non passa mai nessuno e possiamo stare tranquilli da soli.

-Buongiorno amore.- mi sorride lui per poi baciarmi.
Adoro il primo bacio del giorno, per me è come una dose di ossigeno ricevuta per affrontare la giornata.

-Buongiorno a te Lori.-

-Hey che hai? Non hai un' aria molto allegra.-

-Oh scusa, sono preoccupato, tutto qua, si nota?-

-Beh si io me ne accorgo quando vedo che qualcosa non va. È per Nicola vero?-

-Giá. Non ho ancora trovato il modo per spostarmi da lui.-

-Hey piccolo, devi stare tranquillo. Per qualsiasi cosa tu vieni da me.-
Si avvicina al mio orecchio sinistro per poi sussurrare -Io ci sono.-

Lo abbraccio talmente forte da fargli male.
-Ti amo.- dico trattenendo le lacrime. Sì, sono molto emotivo.

L'unico posto dove mi sento al sicuro è tra le sue braccia.
Non mi importa di nient'altro quando sono con lui. Può morire tutto quanto, a me non interesserebbe, tanto io ho lui, per quanto possa sembrare ridicolo ciò che dico, è la veritá.
E ho bisogno di lui, proprio come ho bisogno della mia dose giornaliera di coccole.
Che purtroppo non possono durare a lungo. Quando scatta l'ora ci incamminiamo verso scuola.

Arrivo in classe e Nicola è lì seduto, esattamente dove ieri.
-Hey- lo saluto.

-Buongiorno.- ricambia con un gran sorriso.
Sembra felice per ora, bene. Questo mi rassicura.
Però le prime ore, proprio come il giorno precedente, le passiamo in perfetto silenzio. Nessuno dei due apre bocca.

Al cambio dell'ora il mio telefono vibra, lo prendo. È Lorenzo.
'Tutto bene?'

Sto per rispondere quando Nicola chiede -Chi è?-
Esito un instante prima di rispondere e lo guardo. La felicitá di prima è completamente scomparsa, ora ha gli occhi totalmente spenti, è strano come uno stato d'animo possa andare e venire così velocemente.

-È Lorenzo.- rispondo.
Il suo volto sembra riempirsi di rabbia, diventa pallido. Ed è lì che ho sentito il bisogno di allontanarmi da lui. Avrei dovuto dire che non era lui. O forse no? Chi lo sa. I pazzi sono imprevedibili.

-Ah giá Lorenzo, quello che mi scopavo.-

-Scusa?- comincia a salirmi il nervoso quando mi dico che reagire così è la cosa più sbagliata da fare.
Questo è uno dei suoi momenti di follia. Probabilmente gli ho riportato alla mente la rabbia provata per me qualche mese fa.

Decido di sparire da lì.
Esco e vado verso classe di Lori, ho paura.
Il corridoio è totalmente vuoto, non c'è anima viva. Oltre al rumore dei miei passi riesco a sentire il brusio proveniente dalle altre classi.
Poi d'improvviso sento altri passi, sono svelti, e battono forte sul pavimento.

Mi giro per capire, Nicola stava correndo verso di me furioso.

Fu un attimo e me lo ritrovai addosso. Mi trascina dentro lo sgabuzzino con forza, mentre io mi dimeno e urlo, nessuno mi sente.
Mi scaraventa dentro, cado a terra, sento dolore ovunque.

Ma una fitta al cuore arriva quando lo vedo chiudere la porta. Lasciandomi lì dentro, al buio, completamente da solo. Facendomi rivivere la terribile situazione di qualche anno fa quando sono stato rinchiuso in un bagno da dei bulli. Soffro di claustrofobia e non è un segreto per nessuno.

Comincia a mancarmi l'aria, cerco disperatamente di forzare la serratura. Mi getto contro la porta, lancio grida di disperazione. Ma non succede niente.

Mi accascio a terra, comincio a pensare di essere veramente fottuto. Qui dentro fa caldo, sento di essere sulla buona strada per svenire.
Il terrore di essere in uno spazio chiuso mi sta divorando, non riesco più ad essere lucido.
Quando mi viene in mente la soluzione penso di essere veramente uno stupido a non averci pensato prima.

Il cellulare.

Ero troppo spaventato per pensarci.

Prendo il telefono e scrivo a Lorenzo dove sono, di venire a prendermi.
Mentre scrivo, i tasti iniziano a muoversi e digitare diventa un'impresa.
Tutto intorno a me si muove ma in realtá sò benissimo che tutto è fermo.
La mia testa gira come non mai.
Non arriva più ossigeno qui dentro.
Sento il rumore del mio cellulare che cade a terra. Dopodichè non capisco più niente, il mio cuore batte forte contro il mio petto quasi volesse uscire.
Svengo senza neanche assicurarmi di aver inviato il messaggio.










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