Il primo giorno

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POV. Sayuri
Il professore della prima ora mi vide quasi subito, mentre ero ancora sulla soglia dell'aula, aspettando di essere presentata alla classe.

"Lei è la signorina Kazemasa, giusto? Aspetti qui fuori, poi le farò un cenno e lei entrerà in classe a presentarsi, d'accordo? E niente nervosismo, non ce n'è bisogno."

Detto ciò, l'uomo entrò deciso in aula, per cominciare la lezione.

"Bene, buonasera a tutti voi, brutti pigroni! E ora, per cominciare, vi annuncio che avremo una nuova compagna di classe. Prego, entra pure."

Dopo essere stata annunciata alla classe, feci i miei primi passi nell'aula. Era grande, con al suo interno una lavagna, la cattedra e una trentina di banchi. Le grandi finestre davano su di un grande e ben curato cortile interno, con al centro una piccola fontana. La forma e l'architettura ricordavano molto il chiostro di un monastero, con tanto di quadriportico in stile paleocristano. Chiunque avesse progettato la scuola o l'edificio in sé doveva essere un grande religioso, o comunque un grande amante dell'arte medioevale. Mi fermai infine, dopo qualche lento passo, di fianco alla cattedra, mi inchinai e salutai i miei nuovi compagni di classe.

"Salve a tutti, io sono Sayuri Kazemasa. Spero che lavoreremo bene insieme."

Mentre parlavo osservai con attenzione gli altri alunni. Alcuni ragazzi mi fissavano curiosi, altri con sguardi tutto meno che innocenti, mentre le ragazze mi fissavano con noia e gelosia. Cominciamo bene...

"Grazie mille, signorina Kazemasa. Ora può sedersi, vada nel banco vicino al signor Sakamaki, laggiù in fondo. Ah, so bene che i libri non le sono ancora arrivati, quindi..."

"Si sbaglia professore, ho già i miei libri. La ringrazio comunque per essersi preoccupato. "

Il professore rimase interdetto dalle mie parole, evidentemente si aspettava che non avessi i libri, come ogni nuovo arrivato. E invece no, i Sakamaki avevano già preparato tutto, con un'efficienza che avrebbe fatto invidia a chiunque.

"Ah... Beh, in questo caso potrà benissimo seguire le lezioni senza dare fastidio al signor Sakamaki. Bene, ora correggeremo i compiti che vi avevo assegnato la settimana scorsa. Signorina Kazemasa, lei correggerà insieme al signor Sakamaki. In questa classe nessuno è autorizzato a battere la fiacca se non lo dico io."

Annui e andai a sedermi vicino a Reiji, che mi stava osservando fin da quando avevo messo piede nell'aula. Seriamente, avevo qualcosa fuori posto, qualcosa che non andava? Nemmeno mentre mi sedevo vicino a lui smise di fissarmi con i suoi penetranti occhi bordeaux. Come se già sentire che lui mi osservava come si osserva una pianta nuova, ancora sconosciuta, non fosse stato abbastanza, era palese che le ragazze si stavano rodendo dall'invidia e dalla gelosia, a giudicare dagli sguardi di fuoco che mi stavano lanciando quasi tutte in contemporanea. Chissà perché ma già sentivo che non sarebbe stato facile ambientarmi, esattamente come tutte le altre volte. Quando ero piccola tutti credevano che fossi strana perché avevo gli occhi viola, così mi escludevano e io restavo sempre sola.

Cercai comunque di ignorarle, per quanto mi fosse possibile, e mi concentrai sul quaderno di inglese che Reiji mi stava mostrando.

"L'esercizio è questo, copialo sul tuo quaderno. Questa sarà l'unica e ultima volta che ti farò il favore di farti sbirciare i miei compiti. So che sei sempre andata bene a scuola, per questo ti ho fatto mettere in questa classe. Qui o ci sono i più ricchi o ci sono i più intelligenti."

Mentre lui mi diceva tutto questo con un sussurro appena udibile, io non potevo fare a meno di sentirmi comunque lusingata. Quindi mi reputava intelligente? Wow, detto da qualcuno che studiava medicina a dodici anni era senza dubbio un complimento, e avrei cercato di non farlo ricredere.

Dopo due ore di inglese tutto sommato piacevoli, iniziò l'ora di letteratura giapponese. L'insegnante, La signora Mitsuki, era una donna abbastanza giovane e bella, sulla trentina, sexy a sufficienza da far sbavare tutti i maschi della classe tranne Reiji e altri due. Quelli che evidentemente erano qui per il loro QI* e non per i loro liquidi**.

Le ore di lezione trascorsero piuttosto tranquillamente, mentre i veri problemi iniziarono durante la pausa per mangiare. Infatti avevo appena tirato fuori dal mio zaino un piccolo bento e un cartoncino di succo di ribes (credo che serva per curare l'anemia, o almeno ho letto così da qualche parte) per poter cenare quando una ragazza con un atteggiamento piuttosto autoritario si mise davanti al mio banco. Oh bene, ecco che comincia...

 "Ehi tu. Ti diverti a fare la diva ora che sei seduta vicino a Reiji, vero? Beh, allora hai sbagliato tutto. Noi siamo arrivate prima, e lui sarà il MIO fidanzato un giorno, quindi non ti immischiare e ti assicuro che non ti succederà niente. Sono stata chiara?"  

E lei rimase lì, in attesa di una risposta. Risposta che io le diedi molto tranquillamente e con un tono di voce pacato.  

  "Si ho capito, ma non significa che farò ciò che dici come se fossi il tuo cagnolino. Non mi puoi obbligare, e comunque se pensi davvero che un giorno si metterà con te, perché mi stai minacciando?" 

A quelle parole lei sgranò gli occhi, furibonda, e sollevò una mano per picchiarmi. Non volevo causare problemi il primo giorno di scuola, non volevo deludere Reiji. Così, quando la sua mano cominciò a scendere verso il mio volto, portai una mano davanti al viso per difendermi, aspettando che arrivasse il colpo. Solo che il colpo non arrivò mai al suo obbiettivo. Infatti a trattenere il polso della ragazza era stato Reiji, che con uno scatto fulmineo l'aveva afferrato poco prima che mi colpisse. Tutte le persone presenti in classe avevano il fiato sospeso, in attesa di vedere che cosa sarebbe successo di lì a poco, per scoprire come sarebbe andata a finire quella piccola lite tra donne in cui era subentrato l'oggetto stesso del battibecco.

"Ania, smettila subito oppure mi vedrò costretto a chiamare un professore."

La ragazza fissò esterrefatta Reiji, proprio come stavo facendo io. Reiji stava prendendo le mie difese?

"Ma io non ho fatto niente! Ha cominciato lei!"

Scusate un secondo: questa specie di bulla yandere mi stava dando la colpa dell'accaduto per apparire una povera vittima davanti a Reiji! Brutta...

"Mi dispiace per te Ania, ma ho visto tutto. Se proprio ci vuoi provare con me cerca di farti promuovere senza bisogno delle lezioni di recupero. forse allora comincerò a considerarti una persona degna della mia attenzione."

Detto ciò, le lasciò il polso. Wow, certo che Reiji sapeva essere persuasivo come pochi. Ania, ancora sotto shock per come era stata trattata, uscì dall'aula furibonda, seguita da alcune ragazze che fino ad ora erano rimaste in disparte e che mi fissavano con odio. Che cosa meravigliosa: ero riuscita a farmi odiare già dal primo giorno di scuola. Evviva... L'anno si preannunciava interessante...

*QI : quoziente intellettivo, livello di intelligenza.
** liquidi, intesi come soldi.





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