Scacco matto

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«Lei è Natalie» disse Gilbert con un filo di voce.
Sembrava sconvolto e per quanto riflettessi, non ricordavo di conoscere nessuna persona con quel nome.
«Chi?» chiesi confusa, in attesa di maggiori spiegazioni.

«Natalie» non staccava gli occhi dalla donna all'entrata. Era bellissima, questo non lo si poteva negare, però Gilbert continuava a guardarla come se si fosse incantato. Indossava anche lei un tubino ma ogni millimetro di stoffa era ricoperto da paillettes. Ho sempre pensato che vestiti così tanto appariscenti risultassero pacchiani e poco raffinati, invece lei era in grado di portarlo con eleganza e classe.

«Gil ci sento ancora, ho capito che si chiama Natalie, ma io non conosco nessuna Natalie!» dissi con tono concitato.
Lui non rispose ma finalmente si voltò nella mia direzione, staccando per un attimo gli occhi dalla neo coppia. Aveva un'espressione cupa, mi guardava come se fossi la stupida che non è in grado di fare un banale calcolo matematico e a quel punto mi si accese una lampadina.
Non era possibile. Daniel non poteva arrivare a tanto, era un colpo talmente basso che nemmeno da lui ce lo si poteva aspettare.

«Finalmente!» esclamò, probabilmente aveva capito dalla mia espressione che stavo cominciando a collegare il nome ai fatti.

«Non è possibile» scossi la testa, in attesa che smentisse.

«Tu proprio non ci arrivi eh? Dan è questo Genevieve, smettila di aspettare il momento in cui rinsavirà perché non arriverà mai!» aveva il dito puntato contro di me mentre pronunciava quelle parole.

«Perché te la prendi con me? Non sono io la tua ex fidanzata che ti tradisce con il tuo miglior amico!» non me ne resi conto, ma i toni avevano iniziato ad alzarsi e le persone sedute accanto a noi ci stavano fissando.

«No, hai ragione, non sei tu. Ma tu sei comunque quella che tra i due ha preferito lui!» disse quelle parole con tono accusatorio, mi rivolse un'ultima occhiata carica di rancore, disprezzo e risentimento e si allontanò dal tavolo verso l'uscita sul retro. Mi lasciò sola, a riflettere sulle sue parole con gli occhi di tutti i presenti addosso.
Su una cosa non potevo biasimarlo, dovevo smettere di aspettare che Dan tornasse da me. Il tempo limite, quello che gli avevo concesso per ottenere il mio perdono, era già scaduto da un pezzo. Anche se continuavo nella mia mente a cercare scuse che potessero scagionarlo o almeno diminuire la sua colpa, ingannandomi e attendendo il momento in cui sarebbe ritornato a galla e avrebbe affrontato i suoi errori, sapevo molto bene dall'inizio che non esisteva nemmeno una sola ragione per difenderlo. Perché Daniel era così, nonostante in quel breve periodo in cui ci eravamo frequentati avesse cercato in tutti i modi di mostrarsi diverso, io lo avevo inquadrato da subito. La razionalità mi aveva avvertita dal primo giorno, ma il mio impulso aveva scelto di prevalere. La mente mi aveva messo all'erta, ma il cuore invece voleva farmi affogare. Ed io come al solito avevo deciso di scegliere la seconda via, quella dei sentimenti, perché anche se sei la persona più razionale del mondo è questo che succede quando ti innamori. La mente si annienta, la ragione ti abbandona e cominci ad agire solamente secondo le leggi del cuore. A quel punto puoi essere fortunato oppure puoi finire come me, condannata ad innamorarti per sempre dell'uomo sbagliato.

«Gen è tutto ok?» mentre mi facevo tutte quelle congetture mentali, Cooper era venuto ad assicurarsi che la situazione non continuasse a precipitare. Non sapevo dove fosse finito Gilbert perché ancora non aveva fatto ritorno, ma era certo che da quel momento in poi avrei mantenuto un certo decoro perché non avevo intenzione di regalare ulteriori soddisfazioni a Daniel.

«Si Cooper, è stato solo un piccolo battibecco, nulla di cui preoccuparsi!» lo tranquillizzai sfoderando il sorriso più falso che potessi avere che però sembrò funzionare, perché anche lui sorrise a sua volta.

Beautiful disasterDove le storie prendono vita. Scoprilo ora