Capitolo 1

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Correva in un corridoio buio e stretto senza sapere dove portasse. Alle sue spalle, il rumore dei passi di qualcuno, una risata sadica. La stava inseguendo.

Si ritrovò a sbattere contro una parete. Era in un vicolo cieco, persa nelle spire di un labirinto. Perse l'equilibrio, cadde sulle proprie ginocchia e alzò lo sguardo: lui l'aveva raggiunta. Con un ghigno malvagio sul viso, le stava di fronte, ed era spaventoso. Aveva un coltello lucente in mano. Che cosa voleva farle?

Gridò chiamando aiuto ma nessuno accorse. Lui si stava avvicinando sempre di più.

Lo implorò tendendo la mano, ma l'altro non si fece impietosire. Avanzò deciso, puntandole l'arma contro. Mirava al fianco sinistro, e i suoi occhi erano di una crudele e spenta cenere.

«Mia, o di nessun altro.»

Insieme alla sua voce roca, l'odore dolciastro di liquore misto al tabacco la investì. Stava per trafiggerla.

«Matt!» gridò a squarciagola, alzando gli occhi al cielo.

Per un attimo fu tutto buio. Poi aprì gli occhi ansimando.

Le parve quasi di sentire dolore, quando si risvegliò nel proprio letto, madida di sudore e sconvolta da quell'incubo. Prese fiato, cercò di calmarsi. Era da molte notti che non le succedeva più, ormai.

Forse era colpa delle medicine. Matt le aveva detto di interromperle, ma quella sera era tornata a prenderle perché si sentiva troppo agitata.

Sapeva che poteva chiamarlo in qualsiasi momento, era stato lui stesso a dirglielo, ma non le sembrava giusto approfittarne e disturbarlo in piena notte.

Si alzò, bevve un bicchiere d'acqua e respirò profondamente per calmarsi. Prese la confezione delle medicine dall'armadietto del bagno, alla ricerca di un foglietto illustrativo per controllare le controindicazioni. C'era buio, e lei era troppo assonnata per leggere righe interminabili di avvertenze.

Sbuffò e si tirò indietro i capelli. Da quando aveva preso l'abitudine di lisciarli, le cadevano più pesanti sulle spalle e con quel caldo estivo a volte erano insopportabili.

Si mise seduta sul letto a pensare. Cercò di capire a cosa fosse dovuto quell'incubo. Alla fine, decise che il mattino dopo ne avrebbe parlato con Matthew. Forse, scomodarlo solo per un brutto sogno era esagerato, ma lui era pur sempre il suo terapeuta.

La notte era ancora lunga. Regolò il condizionatore per rinfrescare la stanza mentre tornava a sdraiarsi, a pancia in giù e aggrappata al cuscino.





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