Sbarrai gli occhi, non convinta di ciò che l'agente Dalley aveva detto. Luke non poteva mandare i messaggi.

"Mi hanno rubato il cellulare qualche settimana fa, non sono stato io!" protestò lui.

Dalley ghignò. "Davvero? Perché a noi non è arrivata nessuna denuncia del suo telefono scomparso."

"Non ho esposto denuncia" mormorò Luke, grattandosi la testa.

Eravamo tutti con le orecchie tese. Travis mi lanciò un'occhiata e io scossi la testa. Luke non poteva averlo fatto davvero. Quando i messaggi erano iniziati ad arrivare, lui e Jenna stavano ancora insieme e io non trovavo motivo per farle una cosa del genere. Inoltre, se pensavo davvero che la persona vestita da diavolo al prom fosse questo anonimo, Luke non poteva essere. Perché era al prom con noi. Avevamo anche risolto le nostre divergenze, non mi odiava più come prima. Quindi davvero non riuscivo a trovare motivo per fare una cosa del genere.

"E se gli avessero rubato il telefono?" dissi. "Cioè, lui lo ha perso perché magari la persona che manda messaggi glielo ha preso. Ha trovato il telefono disponibile di uno di noi e lo ha usato per nascondersi, ovviamente. È ovvio che scannerizzando quel numero, si risale a Luke. Sta solo giocando con astuzia."

"Come se fossimo tutti burattini" aggiunse Sierra, incrociando le braccia al seno.

L'agente ci ignorò. "Signor Orley, può seguirci, prego."

"Non finirò dietro le sbarre, sono troppo figo per cadere in una tuta arancione" ci sussurrò lui, girandosi.
Travis accennò un sorriso, poi Luke sparì dietro il corridoio con i due agenti.

"Non è stato Luke, non lo farebbe mai" disse Sierra, sedendosi di nuovo.

"Non penso ne avrebbe motivo" aggiunse subito Maya. "Andiamo, Luke se vuole parlarti o minacciarti lo fa subito."

"Sì, non è tipo da giochetti" affermò Travis. "Non come questo coglione che si nasconde dietro un fottuto telefono."

"Beh, ma adesso?" chiese Isaac.

"Adesso cosa?" domandai, confusa. Pensavo si riferisse a Jenna.

"Adesso che non può più nascondersi dietro quel telefono, cosa farà?" ripeté lui.

Feci spallucce e mi sedetti accanto a Sierra, di nuovo. Strusciai i piedi contro il pavimento, non sapendo cosa dire. Nessuno sapeva cosa dire.

Jenna non si svegliava, Aiden non tornava, Luke era alla centrale e nessuno di noi sapeva cosa fare. Ma, in fondo, cosa potevamo dire? Aiden rischiava di perdere la sorella dopo aver perso i genitori, non potevamo fare miracoli per far aprire gli occhi a Jenna e l'agente Dalley era più cocciuto di ciò che pensavamo tutti.

"Vado alla centrale, vado a vedere cosa fa Luke." Cameron scattò in piedi. "Tanto qui aspetto, lì aspetto, almeno vi terrò aggiornati."

"Sì, va bene" disse Leo. "Come andrai?"

Cam fece spallucce. "I taxi passano a quest'ora." Gli sorrise teneramente e poi salutò tutti noi alzando la mano.

Quando Sierra si alzò, Travis ne approfittò per sedersi accanto a me. Appoggiai la testa sulla sua spalla e lasciai che mi accarezzasse i capelli.

"Pensi che ci arriveranno al fatto che non è stato Luke a mandare messaggi?" chiesi, sottovoce.

Lui annuì. "Luke ha sempre una soluzione. Appena usciamo da qui, andrò da Cameron."

"Puoi andare se vuoi" gli dissi.

Scosse la testa. "Tranquilla."
Annuii e chiusi gli occhi, per cercare di pensare a qualcosa che non potesse farmi sentire colpevole. Non mi sentivo responsabile per Luke, ma per Jenna ancora si.

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