Dietro il ritratto

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È il primo ad arrivare e, per ingannare l'attesa, si sdraia su una panchina con le cuffie nelle orecchie: gli sembra impossibile che tutto quello tra pochi giorni sarà solo un ricordo. Al diavolo le nuove tecnologie che permettono di tenersi in contatto! Niente è come una risata con gli amici, una serata di musica, qualche ora di studio ozioso...

"Ehi... mi sembri Werther! Su con la vita!" – esclama Alex, il primo a raggiungerlo.

"Ha –ha! Simpatico. Guarda, lasciamo perdere, non ho voglia di parlarne. Ho già discusso abbastanza a casa." – è la risposta acida di Tristan

"Il trasferimento proprio non ti va giù, vero?"

"Sei proprio astuto come una volpe... quant'è il tuo quoziente intellettivo?" – ribatte, forse un po' troppo brutalmente.

"Scusa, volevo solo tirarti su un po'..." – si schermisce Alex, stupito dalla reazione dell'amico.

"No, scusa tu, ho i nervi a fior di pelle stasera. Non volevo essere scortese, anzi ti ringrazio, ma ora non parliamone più, arrivano gli altri, cerchiamo di divertirci e non pensare a... lasciamo perdere, non voglio neanche dirlo."

Fortunatamente, una volta con gli amici di sempre, l'amarezza e il senso d'impotenza di Tristan svaniscono, lasciando spazio solo ad un'urgenza, una voglia di divertirsi a tutti i costi. In fondo saranno gli ultimi giorni che passerà con loro e vuole sfruttare ogni ora, ogni occasione al massimo. Non è mai stato un ragazzo incosciente ma l'imminente separazione da quei ragazzi che, per quasi dieci anni, hanno condiviso con lui speranze e ansie nel futuro, lo porta a voler fare qualcosa di esagerato; non gli basta rientrare a casa nel cuore della notte visibilmente alticcio per essersi scolato troppe birre, non è sufficiente ricevere rimproveri anche a scuola, dove il suo comportamento è sempre stato eccellente.

No, questo non basta, vuole fare qualcosa di davvero mitico.

Qualcosa che tutti loro si ricorderanno per sempre.

Qualcosa di eclatante.

Qualcosa che sicuramente suo padre non approverebbe. Quale migliore vendetta?

"Hei Rudiger... una volta non mi avevi parlato di un tuo cugino che ha una barca?" – esordisce qualche sera dopo rivolto al suo migliore amico.

"Sì, perché, cosa ti frulla nella testa – risponde lui con aria interrogativa davanti ad un enorme boccale di birra – stasera mi sembri un po' strano?"

"Ho una mezza idea... però ho bisogno della tua complicità e della tua discrezione"

"Guarda che se vai avanti a bere così, canterai i tuoi segreti prima di mezzanotte!"

"Reggo benissimo la birra, non preoccuparti... piuttosto dimmi cosa ne pensi del mio piano per festeggiare degnamente la mia partenza – dice Tristan cercando di mascherare l'alone malinconico che solo il pronunciare quella parola gli mette addosso – io parto domenica, quindi dev'essere tutto pronto per sabato e ho bisogno di te."

Mentre Tristan racconta all'amico i dettagli del progetto, già dall'espressione del viso, Rudiger manifesta il proprio disappunto.

"Ma..." – prova ad azzardare, le obiezioni sono talmente tante e gli sembra strano che Tristan, da sempre posato e con la testa sulle spalle, voglia imbarcarsi (nel vero senso della parola) in un'impresa assurda come quella. Non può essere solo la birra a togliergli lucidità in quel modo: dev'essere senz'altro il trasferimento a renderlo così nervoso e instabile, quasi irriconoscibile.

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