Prologo

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And you not try to be perfect,
nobody's perfect
but you are to me.
-Carly Rae Jepsen ft. Justin Bieber,Beautiful


  ‹‹Oddio, ti prego Josh fermati, non riesco più a respirare!›› lo supplicai tra una risata e l'altra. Correvamo sulla strada ridendo all'impazzata, i miei vecchi anfibi e le sue converse sfondate che battevano sull'asfalto a ritmo con la nostra corsa. Quando si voltò verso di me, non smise di correre: Mi guardò con quei suoi stupendi occhi grigio-verdi e mi mostrò uno dei suoi sorrisi più belli.

‹‹Muoviti pigrona, un po' di corsa ti fa solo bene!›› mi rimproverò ridendo.

‹‹Ma non è per la corsa! È che se continui a fare il coglione in questo modo soffocherò dalle risate›› ribattei io sfoderando un sorriso affabile, nonostante lui si fosse già girato.

Ridemmo un'altra volta, attirando l'attenzione delle persone che ci passavano vicino: si voltavano a guardarci, noi, due ragazzi che correvano per una delle strade più trafficate della città ridendo come pazzi. Non mi sarei mai abituata alla pazzia di Josh e alle particolari esperienze che mi faceva passare.

‹‹Di qua!›› mi avvisò velocemente il ragazzo, svoltando bruscamente in una via. Forse anche troppo tardi, perché immersa nei miei pensieri com'ero persi l'equilibrio e sarei anche caduta rovinosamente a terra se lui non mi avesse recuperato con una mossa fulminea, cingendomi la vita con le braccia e impedendomi di cadere al suolo.

‹‹Oh›› fu l'unica cosa che riuscii a dire, mentre ci guardavamo intensamente negli occhi, così vicini, mentre le farfalle nel mio stomaco cominciavano a battere le loro alucce. Josh mi mostrò un mezzo sorriso mentre mormorava: ‹‹Stai attenta dove metti i piedi pasticcina, non ci sarò sempre io a prenderti al volo›.›

Ridemmo un'altra volta, mentre lui mi rimetteva in piedi e faceva scivolare la sua mano nella mia: a quel contatto mi parve che il mondo si fermasse per qualche istante, e sobbalzai leggermente dalla sorpresa, mentre mi sentivo arrossire; succedeva ogni volta che avevo qualsiasi contatto con lui, provavo tutte quelle emozioni così forti che mi scombussolavano in un secondo.

Non ebbi neanche il tempo di ringraziarlo che lui si rimise a correre, tirandomi con uno strattone: fui costretta a riniziare a correre anche io, mentre ridacchiavo tra me e me.


‹‹Ecco a te›› mi sussurrò lui da dietro, porgendomi oltre la spalla il grande bicchiere contenente la cioccolata che avevo ordinato. Mi voltai verso di lui e, incontrando i suoi occhi, gli mostrai un sorriso, mentre gli sfilavo dalle dita il bicchiere e me lo portavo alle labbra, per berne un sorso. Josh sorrise, mi cinse le spalle con un braccio e incominciammo a camminare assieme sorseggiando le nostre bibite calde.

Approfittai della sua vicinanza per inspirare il suo profumo, per lasciarmi riscaldare dal suo corpo, mentre lui mi accarezzava il braccio.

‹‹Che vuoi fare ora?››

‹‹Non lo so... Decidi tu, ma che sia qualcosa dove non bisogna correre e ridere come deficienti, i miei polmoni sono sfiancati e secondo me qualcuno ci ha tirato dei nomi mentre facevamo gli scemi in quel modo›› dissi guardando davanti a me e prendendo un altro sorso dal bicchiere. Josh scoppiò in una fragorosa risata, che appena giunse alle mie orecchie mille piccoli brividi mi salirono su per la schiena.

‹‹Non ti preoccupare, sono sfinito anche io. Panchina del parco?›› propose, inarcando un sopracciglio. Gli mostrai un mezzo sorriso, e annuendo, confermai: ‹‹Vada per la panchina del parco.››

Josh era il mio migliore amico, e quel pomeriggio eravamo nuovamente usciti assieme per concederci qualche ora di svago come ci piaceva fare il sabato pomeriggio. Finiva sempre che stavamo per ore a passeggiare, entrando nei negozi per fare un po' di casino e poi uscirne senza comprare niente, oppure facendo sosta al parco, con la nostra immancabile cioccolata, per fare qualche chiacchiera in pace.

‹‹Mia piccola Demetria, come mai così silenziosa oggi?›› mi chiese lui facendo una risatina: non perdeva mai l'occasione di mandarmi qualche frecciatina sul fatto che il mio nome gli sembrasse buffo. Lo fissai di sottecchi per qualche secondo, poi un sorriso mi invase le labbra, mentre mormoravo: ‹‹Penso, mio caro Joshua. Mai provato?››

Josh si zittì in un secondo e mi guardò stupito. Erano rare le volte che rispondevo a delle frecciatine, ma ogni talvolta che lo facevo me ne uscivo sempre vittoriosa. Ma tra a me e lui non c'era rancore, e così scoppiammo a ridere entrambi.

‹‹No, mai fatto. E si può sapere a cosa pensi?›› mi chiese lui.

Mi mordicchiai leggermente l'interno della guancia. Penso a te. A quanto tu sia bello da mozzare il fiato, a quanto mi piace averti vicino come lo sei ora, poter sentire meglio il tuo profumo e la tua voce. Poter sentire la tua risata paradisiaca, che mi scatena mille emozioni ogni volta che la sento. Ecco a cosa penso.

‹‹Compiti›› dissi infine, scrollando le spalle. ‹‹Ne ho un casino da fare per lunedì.››


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