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COLE

Non ricordo l'ultima volta in cui svegliarmi in una città che non fosse New York mi abbia fatto sentire... a casa.
Londra ha una luce diversa: soffice al mattino, quasi gentile.
E oggi, per la prima volta da anni, non mi sveglio aspettando di combattere contro qualcosa.

Dopo essermi cambiato un paio di volte, ho finalmente scelto come vestirmi: elegante il giusto per affrontare una riunione importante.
Mentre mi guardo allo specchio finalmente non vedo il CEO impenetrabile il cui soprannome era CEO dal cuore di ghiaccio che ho costruito per anni: vedo un uomo che non ha più voglia di correre lontano da ciò che gli importa davvero.
Lo ammetto: è colpa, o merito, di una famiglia che sto imparando a riconoscere come mia dopo tanto tempo.

Dopo essermi preso un caffè che il mio corpo richiamava con tutto se stesso, entro nell'azienda di Layla pronto ad affrontare una lunga riunione su come sta procedendo la collaborazione. Abbiamo iniziato a promuoverla in varie città, prima del lancio ma ora, dobbiamo sistemare le ultime cose prima di partire nuovamente per il lancio e sponsorizzarlo nuovamente in altre città importanti.
«Ok, team» inizia Eleonora entrando con una cartellina colorata«L'intervista con BBC London è confermata per dopodomani. Segmento di prima serata. Ventitré minuti di tempo.» afferma decisa osservandoci attentamente «Ventitré?» chiedo. «Chi ha deciso questo numero? Sembra inventato.» ammetto mentre tengo lo sguardo fisso su di lei.
Layla sorride senza sollevare lo sguardo dai documenti. «Benvenuto nei media britannici. Nulla ha senso, ma funziona.» mi spiega con la sua tipica dolcezza ma con un tono da degno CEO.
Louis sbuca dietro di lei con un tablet e un cappuccino con il suo nome scritto sopra in calligrafia perfetta.
«E già che ci siamo... ho preparato un elenco di argomenti delicati che potrebbero tirare fuori» dice appoggiando il tablet davanti a me. «Tipo: "qual è l'impatto emotivo di gestire un progetto del genere?" o "come si concilia la vita privata con una missione pubblica così intensa?"» elenca quello a cui ha pensato.

Guardo Layla. Ma per lei lo schermo è magicamente diventato la cosa più interessante del mondo.
C'è una tensione che ormai si muove da sola nella stanza. Una di quelle che corre sotto pelle, come un filo elettrico nascosto nel pavimento.
E non posso negarlo: mi fa sentire vivo.

Vivo come non mai.

«Perfetto,» dico. «Domani proviamo una simulazione.» affermo deciso.«Perfetto!» ripete lei, e la sua voce è lineare, composta, ma le dita stringono la penna un secondo di troppo.
Eleonora tossisce, tipo finta casuale, finta innocente, zero innocenza reale.

Ma da quello che ho potuto capire in questi mesi, è tutto tranne che innocente.

«Oh, a proposito,» dice. «Ricordatevi i sorrisi in TV. Non quelli da... flusso di coscienza romantico.» conclude osservandoci attentamente.
Louis la colpisce leggermente col gomito. «Siamo al lavoro, Ele. Relax.» cerca di dare una calmata alla sorella. «Sto solo... osservando dinamiche professionali!» risponde lei, innocente come una luce rossa alle tre di notte.

Layla alza gli occhi al cielo mentre io fingo di leggere un documento.
Non ci crede nessuno.
   
Quando finiamo di lavorare, Layla e io arriviamo fuori dall'asilo, Ethan ci vede dal finestrino e corre verso la porta urlando: «MAMMA! COLEEEE!»

Corre così veloce che quasi inciampa nello zaino con i dinosauri stampati.
Layla scatta verso di lui.

«Piano amore, attento—» lo avvisa dolcemente.

Ma Ethan arriva davanti a me e mi abbraccia alle gambe con la forza di un pugile in miniatura.

«Guarda!» mi mostra un disegno. È lui, Layla... e me. Tutti con mani enormi e teste enormi. «Questo sono io, questa è mamma e questo sei tu! E questi sono i dinosauri che vivono con noi perché non hanno una casa!»

Basta un attimoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora