COLE
Non ricordavo più quanto fosse difficile dire addio.
Londra, quella sera, sembrava più grigia del solito. Forse era solo colpa mia.
Layla mi saluta con un sorriso che non le arriva davvero agli occhi mentre Ethan stringe la mia mano con tutta la forza che ha il suo piccolo è fragile corpicino.
«Mi prometti che torni presto?» mi chiede mia figlio con la sia dolce voce inarcata dal le lacrime che sia cercando di trattenere
«Te lo prometto, campione.» gli risponde abbassandomi al suo livello per passar è I pollici sotto a gli occhi ad asciugare quelle piccola lacrime traditrici.
«E mi porti un dinosauro vero!» mi chiede con un tenero sorriso che gli spunta sul le labbra.
Sorrido, anche se dentro mi si spezza qualcosa.
Non ho mai provato nulla di simile.
«Ci proverò campione.» gli risponde po' o primo di avvicinarmelo al petto e avvolgere il suo esile corpo all'interno delle mie braccia che lo vanno risultare ancora più piccolo.
Layla resta in silenzio, solo uno sguardo, poi un:
«Scrivimi quando arrivi.» mi dice mentre mi aiuta a staccar è Ethan dalle mie gambe per metterselo in braccio.
Annuisco. «Lo farò.» la riassicurò sfondandomi a fare il sorriso più spontaneo possibile.
Mentre mi allontano, sento la voce di Ethan che mi chiama ancora:
«Ciao Cole! Ti voglio bene!» esclama mentre la mia figura si allontana piano piano da loro.
Ti voglio bene.
Due parole che non sentivo da anni, e che adesso mi pesano addosso più del bagaglio che porto.
Un ti voglio bene sincero, spontaneo, che sono la mia famiglia mi ha detto.
Salgo sull'aereo con un nodo in gola e la sensazione che qualcosa, là dietro, sia rimasto irrisolto.
New York mi accoglie come sempre: luci, traffico, fretta.
E un messaggio di Pennie, ovviamente: Cena domani al Grand. Vogue vuole scattare qualche foto. Indossa qualcosa di scuro, baby ❤️.
Appoggio il telefono sul sedile della mia auto e accendo il motore dell'auto con l'intenzione di a dare direttamente a casa .
Londra aveva il rumore della pioggia e il profumo del tè.
New York ha solo clacson e vetro.
Il giorno dopo, Pennie entra nel ristorante con un vestito nero tagliato su misura e un sorriso che sa di copertina.
I flash dei fotografi illuminano la sala. Lei li saluta con un cenno, come se tutto il mondo fosse lì per lei. Io invece, metto si un sorriso finto come la mia voglia di essere qua.
«Amorino! Sei arrivato finalmente.» esclama con come acuta poco primo di agganciare le sue braccia attorno al mia collo per stringermi in un abbraccio tutto solo per I fotografi appostati nel vari angoli fuori dalla strada.
«Avevo detto di sì.» le risponde mentre cerco di staccarla da mi con modo gentile quando l'unica cosa che vorrei fare è staccarmela di dosso in malo modo.
«Lo so, ma non è lo stesso senza di te.» esclama mentre avvicina il suo volto al mia per lasciare un delicato bacio sul le mie labbra trattenendosi più del dovuto per le foto.
Non dice "mi sei mancato". Dice "non è lo stesso senza di te".
C'è una differenza, e stasera la sento più che mai.
Ordina per entrambi, come sempre.
Champagne, ostriche, niente che abbia davvero sapore. Sapore di casa.
Il clima accogliente e chic, le persone con vestiti lustrati per farsi vedere, I mari ti che guardano tutto tranne che le loro mogli.
Mi fa gelare il sangue
È tutto così diverso dalla mattinata passata a Londra
«Com'è andata a Londra?» mi chiede Pennie mentre beve un sorso di vino rosso dal suo calice
«Bene.» le risponde mentre mangio un blocco e dal mio piatto «Solo bene?» mi chiede con toni stranito e sospetto
«Sì. Non ti preoccupare» la rassicuro mentre bevo un sorso di vino
Pennie si piega in avanti, gli occhi stretti. «Hai rivisto lei, vero?» mi chiede con tono accusatorio.
Come se a essi fatto qualcosa di sbagliato
Respiro piano. «Layla fa parte del mio passato.» le risponde mentre mi passo una mano nei capelli per togliere un po di tensione.
«E quel bambino? L'hai visto?» mi chiede socchiudendo gli occhi accuratamente truccati
«Si chiama Ethan.» le ricordo mentre con no calanche mangio un po' della mia cena
«Oh, giusto. Ethan.» ripete con tono ironico mentre torna seduta composta per prendere in mano il suo bicchiere di vino.
Sorride, ma è il tipo di sorriso che taglia. «Dev'essere... carino.» commenta poco prima di bere un sorso dal bicchiere.
Abbasso lo sguardo sul bicchiere.
«È mio figlio, Pennie.» le ricordo con un tono di voce leggermente alterato dal la svolta che sia prendendo la conversazione
Silenzio. Solo il suono dei flash fuori dal locale.
«Sai, se vuoi davvero costruire qualcosa con me, dovrai imparare a separare le due cose.» mi comunica mentre inizia a mangiare la cena
«Le due cose?» chiedo confuso mentre appoggio momentaneamente le posate vicino al piatto.
«Loro. E noi.» mi conferma mentre continua a mangiare indisturbata.
Alzo lo sguardo.
«Non credo si possa separare un padre da suo figlio.» le comunico mentre inarco un sopracciglio in senso di disaccordo
Lei si scosta appena, il tono si fa gelido: «Allora forse dovresti pensarci bene, Cole. Perché io non so convivere con i fantasmi.»
Le sue parole restano sospese tra noi, fredde e perfette come la sua pelle truccata.
Io resto zitto.
Perché in fondo so che non sono io a vivere di fantasmi. È lei.
Durante la cena non parlo quasi mai. Pennie racconta della nuova campagna con Versace, del servizio fotografico a Milano, del suo agente che vuole farla diventare il volto del prossimo profumo Dior.
Io annuisco, ma penso solo a Ethan che rideva sull'altalena e a Layla che gli sistemava il cappuccio mentre pioveva.
La sua semplicità. La sua verità.
La differenza tra chi ama davvero e chi si limita a mostrarsi perfetto.
Pennie posa la forchetta, infastidita.
«Stai pensando a lei, vero?» mi chiede mentre si pulisce la bocca in modo elegante
«Sto pensando a quanto sei bella, Pennie. Ma non so se basta.» le dico senza pensare troppo alle parole che stanno uscendo dalla mia bocca.
Senza pensare alle conseguenze delle mie parole
«Scusa?» chiede sconvolta dalle mie parole mentre appoggia il tovagliolo che teneva in mano.
«A volte, la bellezza non basta a riempire un silenzio.» le confermo mentre bevo un sorso di vino.
Si alza di scatto, il profumo costoso che le resta addosso per qualche secondo.
«Sai, Cole? Un giorno ti renderai conto di cosa hai perso.» si altera rendendo la sua voce già acuta, ancora più tagliente.
«Forse l'ho già capito.» le rispondo senza peli sulla lingua alzandomi di conseguenza.
«Direi che la cena si è conclusa» le comunico mentre recupero la giacca del completo per avviarmi alla cassa senza aspettarla.
Fregandomene di lei, dei giornali e delle notizie che sarebbero uscite stasera stessa e le conseguenze.
Più tardi, a casa, navigando su internet, trovo una rivista sul tavolo: Vogue, con lei in copertina.
Titolo in grassetto: "Pennie Moore: Problemi in paradiso? La storia d'amore con il successore della Jones company "
Sorrido, amaro.
Poi chiudo la pagina soddisfatto che il suo piano sia fallito e prendo il telefono chiudendo il computer.
Un messaggio.
Non da lei.
È Layla
Ethan si è addormentato con il dinosauro che gli hai preso. Ha detto che gli mancavi.
Resto immobile a fissare lo schermo.
Poi scrivo e cancello tre volte la stessa risposta, finché non lascio solo due parole.
Anche voi.
Lo schermo si spegne.
Ma dentro di me, qualcosa si accende.
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Basta un attimo
RomanceLayla Johnson è una ragazza di ventiquattro anni, che all'età di diciannove, si è ritrovata a dover crescere suo figlio da sola con l'aiuto dei suoi genitori e della sua migliore amica. Cole Jones, conosciuto anche come cuore di ghiaccio, a distanza...
