Capitolo 20: Cuore

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I giorni passavano in quella solitaria stanza e di Thomas non ebbi più notizie. Dopo poche settimane mi dimisero dall'ospedale e tornai a casa.

Arrivata a casa non avevo voglia di fare nulla, quel litigio mi aveva profondamente segnata, avevo perso la persona migliore che si potesse desiderare, o che si potesse amare.

Ero stata una stupida, nonostante sapessi che la colpa di tutto quello che era successo era mia, mi rifiutavo di ammetterlo è per la mia testardaggine ha dovuto soffrire anche la persona a me più cara, che mi aveva sempre protetta.
'Si come nei primi giorni di scuola.'

-.- Insomma ma tu ti presenti solo per rovinare le atmosfere?
'*ghigno malefico*'

Allora mi passò un'idea per la testa, non sapevo come sarebbe finita ma sapevo che era la cosa più idiota e anche la più giusta da fare.
Uscì di casa e bussai alla porta di casa di Thomas. Ad aprirmi fu Angela che mi abbracciò e mi chiese se stavo bene, lì per lì mi bloccai sperando di poterle rispondere che andava tutto bene, ma le risposi con una domanda:

-Thomas è in casa?-

- No, mi dispiace è andato al parco- Mi disse mentre in volto le si formò un dolce sorriso.

La salutai gentilmente e mi precipitai per le scale.
'Se cadevi avresti fatto una di quelle figure di merda che si ricordano per anni'

Minchia oh! Mi fai perdere l'atmosfera.
'Mi scusimi signora delle atmosfere'

Arrivai al parco e individuai immediatamente Thomas, seduto sotto un'albero in solitudine che guardava i rami che danzavano accompagnati dalla musica del vento.
Il cuore cominciò a martellarmi in petto, ogni passo che facevo, ogni volta che accorciavo le distanze. Pensavo che sarei morta lì.
'E poi sulla tomba avremmo scritto, morta per attacco di cuore accorciando le distanze'

Lo sai che ti odio, vero cosci?
'Si, la cosa è reciproca amo'

Mi sedetti accanto a lui e volsi lo sguardo al cielo, mentre lui si girò guardandomi.

-Bella giornata, vero?-

Thomas si alzò e fece per andarsene, ma afferrai la manica della sua felpa per fermarlo.

-Non sono venuta qui per dirti questo...- Sul mio viso incominciarono a scivolare lacrime calde.
-Scusa... Scusa per tutto, per quello che ti ho detto in ospedale, per tutto il male che ti ho fatto, scusa... Lo so che la causa di tutto questo sono io, le cose che mi hai detto in ospedale erano vere...scusa, sono io che sono troppo arrogante per accorgermene.- Chinai la testa mentre lacrime calde rigavano il mio viso come lame affilatissime ed incredibilmente precise.

Improvvisamente sentì una mano calda posarsi sulla mia testa ed accarezzarmi delicatamente.
Mi asciugai le lacrime e alzai lo sguardo fino ad incrociare quello duro e allo stesso tempo tenero di Thomas.

-TI AMO-

Ci volle un po'prima che capissi il senso di ciò che avevo detto, incominciai a balbettare mentre il mio volto si tingeva di rosso.
Thomas scoppiò in una tenera è contagiosa risata, si avvicinò al mio volto e mi baciò, un bacio che volevo durasse anni, se non secoli.

Con calma spiazzante si staccò e mi accarezzò il volto, si alzò e disse ironico: -Oh guarda quel signore avrà bisogno di aiuto, scappo!-

Thomas fuggi mentre le mie imprecazioni cercavano di superare la sua risata.

Allora forse non ce ne eravamo ancora accorti ma ci portavano dietro una parte del cuore l'uno dell'altro, per quanto fosse malconcio o provvisoriamente riparato con un cerotto, noi l'avevano accettato senza troppe obiezioni e questo era ciò che contava.




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