"Che ci fai qui?" ripetei.

Si passò una mano tra i capelli biondi. "Mi hanno invitato."

"Non è per te la cena, Noah" dissi.

"Faith, Faith, Faith" sussurrò.

"Noah perché sei qui?" sbottai. "Sai che tra di noi non c'è mai stato nulla di importante."

Lui mi guardò, mordendosi il labbro inferiore.

Isaac parlò solo in quel momento."È finita, accettalo. Perché non ti levi dai coglioni, ora? Faith non è una delle troiette che ti fai ogni sera."

Noah abbassò lo sguardo. "Sai di Nancy, non è così? Isaac, mi dispiace."

"Beh, a me non me ne importa nulla."

"Te ne vai, adesso?" dissi.

"Noah!" esclamò mio padre. "Sono contento che tu abbia accettato di venire."

"Oh, grazie a lei per avermi invitato, signor Evans" disse gentilmente, stringendo la mano a mio padre e tirando fuori dall'altra una bottiglia di vino molto pregiato. "Questa è per lei."

"Puoi darmi del tu, ragazzo, sei di famiglia, oramai" ribatté mio padre, prendendo la bottiglia scura tra le mani. Io e Isaac facemmo spazio per far entrare Noah, che si tolse la giacca grigia per appenderla sul nostro appendiabiti.

Abbassai lo sguardo, delusa e ferita come sempre. Isaac mi guardò, ma lui non era dispiaciuto, né tanto meno ferito. Era arrabbiato e potevo scommettere tutto che avrebbe potuto prendere a pugni Noah da un momento all'altro.

Chiusi la porta dietro di me e mia madre arrivò in quel momento, aveva due bottiglie d'acqua nelle mani, stava sicuramente apparecchiando. Rimase a bocca aperta quando vide Noah passarle accanto.

"Signora Evans, grazie per il suo invito."

Notai mia madre forzare un sorriso. "Credo che dovrò aggiungere un posto."

Quando Noah andò in sala pranzo, con mio padre, mia madre mi raggiunse. "Tesoro, non ne sapevo nulla, mi spiace."

"Rimarrà sempre il solito egoista, non cambierà mai" dissi a denti stretti.

Lei abbassò lo sguardo e corse a posare le bottiglie e a finire di apparecchiare.

"Vorrà paragonare Noah a Travis tutta la sera" mi disse Isaac.

"Ovviamente" risposi, iniziando a giocare con una ciocca dei miei capelli per il nervosismo.

Il campanello suonò di nuovo e questa volta ero ancora più nervosa di prima.

"Questa gonna sembra di nonna" mi disse Isaac, squadrandomi da cima a piedi.

"Wow, tu si che sai come far sentire bene la gente" ribattei.

Mi girai e aprii la porta. Travis era davanti a me, con i jeans e la camicia bianca che lo rendevano ancora più bello. Tra le mani aveva un mazzo di fiori, sicuramente per me o mia madre.

Isaac scosse la testa. "Arrivo subito."

"Tutto bene?" mi chiese Travis, notando il mio sorriso forzato.

"Senti, mi dispiace, ma è tutta colpa di mio padre, come al solito!" esclamai.

Lui alzò un sopracciglio. "Devo andarmene?"

"Niente affatto" risposi. "Mio padre ha invitato Noah, Isaac pensa che lo abbia fatto per paragonarvi ogni volta che ne avrà occasione."

"Noah è qui? Menomale! Dopo quello che ha fatto a tuo fratello la serata si movimenta un po'" sospirò, facendomi ridere.

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