2 || Nuovi arrivi (R)

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I suoi piedi si muovevano frenetici sopra quella distesa di foglie secche e l'unico rumore che sentiva era lo scricchiolino che esse producevano ad ogni suo passo. Correva a perdifiato in quel bosco dagli alberi altissimi e continuava a guardarsi le spalle. Non vedeva nessuno, ma sapeva che loro erano lì.

Ed erano lì per lei.

Aveva la fronte madida di sudore e i polmoni le bruciavano. Avrebbe tanto voluto fermarsi per riprendere fiato, ma era consapevole di dover continuare a correre perché, se l'avesse fatto, non sarebbe sopravvissuta. Con un agile salto superò un tronco che le sbarrava la strada e si abbassò per evitare che dei rami le graffiassero il viso. Strinse gli occhi e, in lontananza, scorse la luce giallognola di un lampione. Solo un paio di metri la separavano dalla strada principale, il che significava che era a pochi metri dalla salvezza. Le labbra le si curvarono automaticamente in un lieve sorriso e aumentò il ritmo.

All'improvviso un'ombra scura le si materializzò di fronte e le ostruì il percorso. Non fece in tempo a fare nulla per impedirlo: una forza sovrumana la spinse all'indietro e la scagliò contro uno dei tanti alberi che vi erano lì intorno. Cadde al suolo con ferocia e si lasciò sfuggire un gemito di dolore. Si portò una mano alla testa e subito sentì qualcosa di caldo e liquido bagnarle i capelli.

Cercò di sollevarsi da terra, ma un calcio violento alle gambe la fece ruzzolare nuovamente al suolo. Mordendosi le labbra per trattenere un urlo, aprì gli occhi e subito incrociò quelli gialli dell'uomo che la fissava dall'alto. Le premette un piede sul petto per impedirle di alzarsi e le sorrise sardonico.

«Che cosa vuoi?» si sentì chiedere lei, facendo scorrere lo sguardo sulla maschera ramata che gli copriva parzialmente il volto.

Lui infilò una mano nel tessuto della tunica nera che indossava ed estrasse una spada che lei riconobbe all'istante. Cercò di liberarsi dalla ferrea presa dell'uomo e iniziò a gridare aiuto, ma fu tutto inutile.

«Te!» rispose con voce metallica.

Impugnò la spada con entrambe le mani e la sollevò sopra il suo corpo, la punta rivolta verso il suo petto. Con gli occhi colmi di lacrime e il cuore che le batteva all'impazzata, lei urlò.

«Perla.»

La ragazza continuò a urlare e cominciò a scalciare ed a dimenarsi come una forsennata, mentre le lacrime le rigavano il volto. L'uomo sorrise diabolico e chiuse gli occhi. Infine lanciò un grido feroce e le infisse la spada nel petto.

«Perla!»

Perla aprì gli occhi di scatto e si mise a sedere, il cuore che le batteva forte nel petto. Si sentì toccare un braccio e istintivamente si scansò, tremando dalla paura.

«Sono io, Perla, guardami.»

A quella voce familiare sollevò lo sguardo e subito incrociò gli occhi colmi di preoccupazione del padre. Incapace di trattenersi, gli si gettò tra le braccia e scoppiò a piangere. L'uomo sospirò e la strinse forte a sé, appoggiando la guancia contro la fronte della figlia

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