Capitolo 40- una lenta tortura

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Il corpo di Ramon cadeva nel vuoto, l'ala non ferita tentava di volare, facendolo sbandare ancora di più. L'arpia portava via il fratello svenuto, stringendo tra gli artigli il suo corpo.
-Ramon!!!!!- urlai isterica. Tutti erano pietrificati, quasi nessun ferito a parte me ed una ragazza. Io mi stringevano con la mano il braccio sanguinante, mentre vedevo la caduta dell'amore della mia vita. Sarebbe potuto morire da un altezza del genere. Aveva bevuto troppo poco sangue per curarsi in tempo l'ala.
Era la sua fine.
Si schiantò sugli alberi, che sperai avessero rallentato almeno di poco il suo volo, e con un rumore sordo cadde a terra.
Mi diressi immediatamente verso il luogo dove doveva essere caduto, ma un braccio mi fermò.
Un ragazzo moro mi guardò intensamente negli occhi.
- Potrebbe essere la nostra unica speranza per liberarci di quel maledetto succhiasangue, non andare.-
Rimasi pietrificata ad ascoltarlo. Poi tutta la mia rabbia la riversai su di lui:
- Maledetto succhiasangue? Intendi il vampiro che ha cercato di salvare il tuo Alpha? Che ha salvato me svariate volte? Che ora sta MORENDO solo per aver provato a salvare quel cazzo di licantropo che é suo fratello e che sei anche TU!?-
Lui mi guardò sbalordito.
- Ramon sta morendo per voi e per il vostro Alpha. Io andrò a soccorrerlo, se voi siete così codardi da non voler venire fate pure.- dissi fredda guardandomi attorno e togliendo il mio braccio dalla stretta del ragazzo.
- Hai ragione, verremo.- disse Diana seguendomi.
Lo trovammo disteso a terra, in una pozza di sangue. Dei rami gli si erano conficcati nelle braccia, che probabilmente aveva usato per difendersi durante la caduta. Un profondo squarcio gli tagliava  a metà il petto, mentre un altro enorme taglio quasi gli staccava la magnifica ala nera dalla schiena.
Una pozzanghera rossa si estendeva sotto il suo cranio, ma io non ci feci caso quando mi inginocchiai accanto a lui e mi misi a piangere.
Non potevamo sentire il polso, era un vampiro, e io temetti che fosse morto. Nessun movimento, nessun contatto oltre a quello della pelle fredda con la mia pelle quando gli strinsi la mano, ignorando il mio dolore alla spalla.
Aveva bisogno di sangue, pensai mentre mi tagliavo il braccio sano con un piccolo coltello che avevo sempre con me. Il fluido cadeva nella sua bocca, dalla quale però fuoriusciva.
Ero disperata.
Philippe si inginocchiò vicino a me, posando le mani aperte li dove c'era il cuore e sprigionando la sua tipica luce verde. Ma non accadde nulla. Philippe mi guardò triste.
- Mi dispiace Dafne...- sussurrò. Ma io non mi arrendevo, e facevo cadere altro e altro sangue nella sua bocca schiusa.

Poi qualcosa. Una flebile stretta di mano rispose alla mia. E allora capii. Capii che non era morto.
Il suo pomo d'Adamo iniziò a muoversi, ingoiando il liquido cremisi nella bocca.
Diana e Matt lo caricarono su una barella, e con anche l'aiuto di Philippe lo trasportammo verso la casa del fratello.
Non apriva ancora gli occhi, ma la sua stretta si fece sempre più potente.
Lo adagiai nel letto del fratello. Aprii la finestra facendo entrare la luce del sole, che pian piano diventava un tramonto.
- Ha bisogno di molto sangue, ma non animale.- disse Walter.
Io ero stanca, mi girava la testa, ma continuavo ad aprire e a versare il liquido contenuto nelle sacche che Diana mi portava.
E Ramon ingoiava.
Andammo avanti così per quasi venti minuti, quando ad una delle ultime sacche le sue mani si mossero. Gli occhi gli si spalancarono e la pietra rossa che portava al collo iniziò ad illuminarsi.
Strinse le dita sulla sua fonte di cibo, continuando a bere copiosamente. Vedevo gli squarci richiudersi, finché il loro unico ricordo fu una grande cicatrice che attraversava il petto marmoreo del vampiro.
Aveva anche un braccio rotto, c'è ne accorgemmo dopo un pò, quando ancora non riusciva a parlare.
Per le ossa rotte ai vampiri serviva molto tempo per guarire, allora Walter lo ingessò, per accelerare il processo.
Fu quando Diana con una pacca amichevole sulla spalla mi fece grugnire che tutti si resero conto della mia ferita. Era un enorme taglio che scorreva dalla spalla sino al gomito, e che imbrattava tutto di sangue.
- Non é niente.- dissi io, ma Walter protestò.
- Ti servono dei punti e una buona medicazione se non vuoi perdere il braccio.- Io rimasi spiazzata.
-P-perdere il braccio?- chiesi con voce tremante. Walter annuì. Non pensavo che quelle ferite fossero tanto gravi... Allora mi costrinsi a guardarle veramente. C'era un profondo solco, che arrivava quasi fino all'osso, le carni dilaniate erano spalancate sino al gomito, e mi impedivano di piegarlo. Anzi, a dir la verità non potevo proprio muovere il braccio. Stringevo le dita e muovevo leggermente il polso, basta.
A quel punto, finita l'adrenalina dello scontro sentii finalmente il dolore. Una grande fitta di dolore mi attraversò tutto il corpo.
Trattenni un urlo e mi sedetti su una sedia vicino al letto.
Immediatamente Walter prese tutto il necessario ed iniziò a medicarmi. Non si era ancora infettato, ma il profondo taglio bruciava lo stesso a contatto con tutti quei disinfettanti. Strinsi più forte che potei le dita di entrambe le mani in pugni, stringendo le gambe tra loro e serrando fortemente i denti. Faceva male. Cazzo se faceva male.
Walter poi prese ago e filo, e senza anestesia iniziò a cucirmi il braccio. Fu una lenta tortura. Sentivo l'ago pungermi e il filo strofinare sulla mia carne, per ricongiungerla a forza. Mi tremavano le labbra, stavo per piangere, ma non volevo farlo. Dovevo essere forte, per Ramon.
Quando finì fasciò tutto il braccio, ma io temevo anche solo a muoverlo. Il gomito era piegato e formava un angolo a 90°, mentre una fascia bianca mi impediva di distenderlo. Mi pulsava la pelle.
- Ti ho applicato degli impacchi magici che ti aiuteranno a guarire.- disse Walter scrutandomi attentamente.
- Ma nel frattempo il dolore non cesserà più di tanto.- disse in modo compassionevole. Io però non avevo bisogno della sua compassione. Mi tolsi la fascia e mossi il braccio. Non faceva poi molto male, potevo resistere.
Gettai la fascia a terra e mi diressi silenziosa verso il mio Ramon... Le sue condizioni erano ancora molto gravi ed il sangue delle sacche sembrava non fare effetto. Si era addormentato.
Mi tagliai di nuovo nell'esatto punto in cui lo avevo fatto prima e gettai sguardi di fuoco a chiunque tentasse di fermarmi. Misi il mio sangue in un grande calice, che posai sul comodino. Poi presi la fascia che avevo gettato a terra e circondai il piccolo taglio per impedirgli di sanguinare.
Poi mi stesi vicino al vampiro, e mi addormentai evitando a fatica di abbracciarlo.

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