Capitolo 32

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-Non potete fare questo!- sbottò Elton appoggiando il palmo della mano sul petto di mia e spingendo verso il basso per alzarsi.

Forse si era dimenticato che la ragazza aveva una zampa rotta, oppure era troppo infuriato per pensarci.

Mia si irrigidì, ma cercò comunque di non cedere al peso. Doveva mostrare che era un lupo ed era forte.

-Che intendi?- chiese Andreas con tranquillità.

-Avete appena ucciso un sacco di persone!- Elton si stava agitando un po' troppo -Non potete continuare così!-

Il ragazzo strinse i pugni e dalla sua posizione, la lupa, poté vedere le sue unghie che si allungavano.

Stava perdendo il controllo, allora nemmeno lui poteva mantenerlo fino in fondo.

-Se non lo avessimo fatto ci avrebbero uccisi tutti-

La calma di Andreas era irragionevole, pensava davvero di aver fatto la cosa giusta? Nemmeno Mia, per quanto fosse sollevata del fatto che ora fosse salva, credeva che tutto ciò fosse sbagliato.

-Non serve uccidere, potevamo scappare e nasconderci!-

-Finiscila lupetto, o perderai il controllo. Dubito che tu non abbia mai ucciso nessuno-

Mia sentì il respiro di Elton farsi più affannoso, del sangue cominciò a colargli dalle mani e si andò a mescolare a quello dei cacciatori.

-Quelle persone potevano avere una famiglia...- sussurrò con un ringhio.

-Una famiglia che ci verrà a cercare e ci ucciderà a sua volta. Che senso aveva scappare? Ci saremmo solo trovati più persone tra i piedi-

-Sei...- Elton stava per dire qualcosa, ma si trattenne se avesse insultato il capo branco allora tutto ciò che era successo per salvarlo sarebbe stato vano -Meglio che ce ne andiamo-

Fece alzare Mia mettendole una mano sulla pancia e aiutandola a stare in equilibrio, poi prese Ambren tra le braccia e si diresse verso l'oscurità lasciando la sua compagna da sola per l'ennesima volta.

-Mia. C'è ancora un posto libero, per te, nel mio branco. Quando vorrai unirti a noi- indicò tutti i lupi dietro di se -Potrai farlo-

La ragazza si girò cercando Elton con lo sguardo, vide un'ombra scura allontanarsi lentamente. Si chiese se sapeva dove stesse andando, poi si rigirò verso l'adulto e fece segno di no con il muso. Non voleva diventare un'assassina.

Appoggiò la zampa a terra. Il dolore stava svanendo piano piano, evidentemente la ferita stava guarendo, ma ancora le impediva di muoversi con agilità.

Ricominciò a saltellare verso il biodo, cercando di farlo il più velocemente possibile. Le forze la stavano abbandonando, ma nonostante questo voleva allontanarsi il più velocemente possibile da quel branco.

Ad un tratto Elton scomparve dalla sua visuale e lei si fermò. Non riuscì a mantenere l'equilibrio e cadette a terra distendendosi e cercando di avere una posizione il più comoda possibile. 

Aveva bisogno di riposare e, in quel momento, non le interessava che il ragazzo fosse già andato a avanti; si sarebbe svegliata la mattina dopo, la gamba sarebbe stata apposto e lei avrebbe tranquillamente potuto raggiungere la sua casa correndo.

Sospirò e chiuse gli occhi.

Tutto le sembrava così semplice, tutto quello che doveva fare era aspettare un paio di ora e attendere l'alba. Non era abituata a fare sforzi come quelli di quella notte, nonostante fosse stata influenzata dalla luna piena.

Sospirò nuovamente, i rumori della notte si stavano facendo sempre più sordi e lontani. Non ci avrebbe messo molto ad addormentarsi.

L'ennesimo sospiro ed infine il buio l'avvolse del tutto.

Sognò di essere in uno di quei parchi divertimenti dove ci sono giostre di qualsiasi genere: dalle montagne russe alle giostre più piccole per bambini. Mia si trovava davanti ad una ruota panoramica in funzione, ma le cabine erano vuote.

Assomigliava molto a quella che avevano allestito in un parco vicino casa sua, qualche anno prima. Per salirci aveva dovuto attendere quasi un'ora, ma l'esperienza era stata indimenticabile nonostante lei soffrisse di vertigini. 

In quel sogno il buio prevaleva e la luna era coperta da delle nuvole, le quali erano abbastanza fitte da non lasciare passare nemmeno una leggera luce.

"Che ci faccio qui?" pensò Mia cominciando a camminare verso la giostra.

Le cabine, al movimento, cigolavano creando un rumore fastidioso e più la ragazza si avvicinava più il rumore diventava forte. Fu uno dei motivi per cui decise di fermarsi.

L'altro motivo, invece, fu che alla sua destra aveva visto un'ombra, ma non era riuscita a distinguere di chi fosse. Potrebbe essere stata sia di un uomo, sia di un animale, ma in quel momento Mia non riusciva a dirlo.

-Chi sei?- urlò quando rivide l'ombra proiettarsi sull'asfalto.

-Chi sono? Mia, non mi riconosci?- la figura si reggeva su due gambe e si stava avvicinando alla ragazza lentamente.

La voce era di un uomo, era molto forte, sicura e quasi rauca.

-Papà...- sussurrò la ragazza sorpresa.

-Ehy, Mia, non fare quella faccia così sorpresa!- 

Perchè non avrebbe dovuto? Non rivedeva suo padre da così tanto tempo che il fatto che fosse davanti a lei la portò a pensare di doversi dare un pizzicotto per svegliarsi.

-Papà, compari sempre in modi che mi fanno prendere paura!-

Lui la guardò serio -é la tua mente a fare ciò- le appoggiò un dito sulla fronte per toglierlo subito dopo.

Lei lo guardò con fare interrogativo, poi capì -Forse è un sogno...- 

La luce le bruciò gli occhi e lei si alzò con un sussulto.

Era rimasta tutta la notte dista in mezzo al bosco e si era addormenta. Erano state le prima luci dell'alba a svegliarla, impedendole di continuare il sogno con suo padre.

Sbuffò e si alzò con la testa che le girava. Con sua grande sorpresa notò di essersi alzata su due gambe e quindi di essere tornata umana. Abbassò lo sguardo verso terra per guardarsi i piedi. 

Ovviamente era nuda.

Non avrebbe mai potuto andare in giro per la foresta e raggiungere la città in quello stato quindi, a malincuore, si ritrasformò, con immensa fatica, in lupo. 

Cominciò a correre verso casa, doveva raggiungerla il prima possibile. Il sangue che aveva attaccato alla pelle si era appiccicato talmente tanto da provocarle fastidio.

Sua mamma non doveva vederla in quello stato.

La nuova lupa [IN REVISIONE]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora