28 - In fondo non è così diverso

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Mentre ero in attesa della mia amica, qualcosa in televisione aveva destato la mia attenzione: un servizio televisivo completamente incentrato su Kig e sui giovani artisti che ogni anno presentava nei suoi tour.

Anche quest'anno gli stadi erano stati tutti sold out, comprese le date alle quali avrei partecipato. La prima tappa del tour sarebbe iniziata l'indomani in Germania e, come mi aveva avvertito Marco attraverso un messaggio, Mattias era già partito da qualche giorno. Infatti eccolo là in primo piano in televisione, con una chitarra in mano durante un sound check.

La tranquillità che avevo ritrovato con i miei, si era subito volatilizzata. L'ansia era tornata a opprimermi. Avevo preso la decisione giusta?

Mio padre a casa aveva notato la mia agitazione ma la serata con Sara era stata tranquilla, avevamo mangiato e scherzato come ai vecchi tempi. Per un po' ero riuscito a non pensare al tour.

Sapevo che il tour era un'occasione importantissima, ma avevo paura di mandare tutto all'aria come avevo fatto in Accademia nel confronto con Mattias. Nonostante avessi provato a mascherare ciò che sentivo, anche Sara s'era accorta della mia inquietudine.

- Da quando il palcoscenico ti fa paura? Quasi non ti riconosco più. Hai sempre amato esibirti, anche solo con una spazzola in mano. Perché sei così agitato?

Già... perché avevo paura?

- Mi sto rendendo conto che è tutto reale. Che se qualcosa andrà male sarà solo colpa mia. Non è più un gioco. Non siamo più io e te, con mia madre che mi insegue per casa per riprendere la paletta di legno. – Mi ero fermato un attimo, Sara si era girata verso di me.

- A proposito, penso ancora che sia il miglior sostituto per il microfono, questo non è mai cambiato.

La mia amica mi aveva sorriso.

- In fondo non è così diverso. Canta per te stesso prima che per chi chiunque altro. E' semplice: sali sul palco e fai quello per cui sei nato.

Daniel prima o poi tutti devono crescere, anche noi. Non possiamo restare chiusi nel nostro angolo di universo per sempre. Quello che c'è fuori è molto più bello e io me ne sto rendendo conto giorno dopo giorno.

Ce la faremo entrambi! Non preoccuparti inutilmente.

Le parole di Sara mi avevano fatto riflettere di nuovo.

- E tu da quando sei diventata così saggia? Che fine ha fatto la ragazza continuamente indecisa, anche sul colore di un paio di scarpe?

- Te l'ho detto. E' cresciuta.

Non avevo trovato le parole giuste per controbattere.

- Si è fatto tardi. Tu domattina devi partire e sono certa che i tuoi vogliono passare un po' di tempo con te da solo. Mi raccomando! Fatti sentire ogni tanto.

Sara mi aveva abbracciato forte. Il calore della sua stretta mi aveva riempito di gioia, era stato un abbraccio diverso da quelli che c'eravamo dati fino a quel momento. Era la chiusura di un'amicizia adolescenziale, e al tempo stesso l'inizio di un sodalizio da adulti, che avevo cercato.

- Grazie.

La mia amica ci aveva salutato e se ne era andata.

Papà mi aveva aspettato.

- Ho notato la tua agitazione. Volevo dirti qualcosa ma Sara mi ha preceduto. Non volevo origliare, ma ero là.

- Non preoccuparti. Non ci sono problemi.

- Sai, anche io ho avuto i miei dubbi, non ero certo della tua decisione, ma ormai l'hai presa e non devi più pensarci. Adesso torna in Accademia, studia, preparati e fai tutto quello che devi fare, il resto verrà da sé.

Al mio ritorno in Accademia avevo trovato Alice ad aspettarmi in stazione. Appena ero sceso dal treno, l'avevo vista con in mano qualcosa, sembrava un cartone che stringeva saldamente ad altezza del collo. Mi ero avvicinato e avevo visto di cosa si trattava. La mia ragazza aveva un vinile di "Everything I do" di Bryan Adams.

Mi ero avvicinato e avevo gettato il borsone a terra per abbracciarla e baciarla. Poi la mia attenzione era tornata sul disco.

- E questo dove l'hai trovato?

- Sono finita per caso in un piccolo negozio di musica non lontano dall'Accademia. Vende vinili di ogni genere. Questo è il singolo originale della colonna sonora di Robin Hood.

- E' per me?

L'avevo preso e avevo iniziato a leggere le informazioni scritte sul retro.

- Certo, ma se non lo vuoi lo regalo al primo che passa...

Non le avevo dato retta.

- Grazie!

Eravamo tornati in Accademia e durante tragitto le avevo raccontato del mio incontro con Sara. Alice si era irrigidita quando avevo a sentire il nome, poi mi aveva sorriso.

- Sono felice che vi siate chiariti.

- Non devi preoccuparti, lo sai?

- Lo so. Non sono preoccupata.

Ma ormai avevo imparato a riconoscere quando mentiva.

- Non è successo altro. Ah! Una cosa... guarda cosa mi ha dato.

Le avevo fatto vedere il plettro verde e le avevo raccontato la storia che vi era legata.

- Anch'io ho un regalo per te!

Aveva esclamato con entusiasmo.

- Un altro? Meglio che a Natale!

- E' in camera, te lo darò stasera.

Inarcai un sopracciglio ammiccando.

- Ah sì?!

- No! Non è quello che stai pensando! Finiscila...

- Camera e regalo, se le nomini insieme penserò sempre male! E' impossibile non farlo!

Alice mi aveva pizzicato a un braccio e mentre continuavamo a scherzare, l'autobus che avevamo preso per tornare in Accademia, ci aveva portati a destinazione.

- Allora? Questo regalo? Devo aspettare tanto per averlo?

Le avevo chiesto impaziente.

- Per prima cosa vatti a fare una doccia. E prima di farla chiedi scusa a Marco per il tentato omicidio che compirai nell'avvicinarti a lui.

- Non esagerare, sul treno l'aria condizionata non funzionava ma non ho sudato così tanto.

Avevo odorato la mia ascella e con una smorfia avevo dovuto darle ragione.

- Ok! Vado subito...

- Si e questa volta te lo chiedo io di fare quella cosa là che sai.

- Cioè?

- Dai.. hai capito...

- Cosa?

Non avevo capito per davvero.

- La danza sotto la pioggia di profumo!

Ci avevo messo un attimo per capire che mi stava prendendo in giro. Sospirai.

- A dopo.

- Ci vediamo all'ingresso. Stasera usciamo a cena. Mandami un messaggio quando hai finito.

- Ma il mio regalo? Non posso prenderlo adesso?

- Il tuo regalo può aspettare! Mio cugino ha sei anni ed è molto più paziente di te!

- Neanche un indizio?

- No!

- E' grande?

- No.

- E' giallo?

- No.

- Allora è blu?

- Finiscila! Non ti dirò nulla!

Mi ero arreso e c'eravamo separati.

Qual era il regalo?

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