Capitolo 100 parte 1 (The end)

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*Ritorno al presente*

-Non sei felice di essere finalmente in ferie?- dice il mio collega Ben, tutto convinto, senza sapere che non erano vere e proprie ferie. E' ormai luglio inoltrato e in questa azienda è come se non ci siano mai le ferie.

-Ben non sono ferie- dico con voce cantilenante. durante questa giornata ho dovuto spiegarlo a tantissime persone, che però a quanto pare non capiscono.

-Ma scusa non torni a Mullingar?- chiede confuso il mio collega alto, magro, occhi azzurri e capelli castani. niente male.

-Sì, ma è per avviare il mio progetto- esclamo felice. Il mio sogno si sta per realizzare. Ho studiato al massimo al college e finalmente sono entrata in questa azienda di New York dove ora vivo da quasi un anno. In questa azienda mi occupo delle fonti di energia rinnovabili e per circa un anno ho implorato i miei superiori di portare alla luce il mio progetto: portare alla luce Mullinagr, ma proprio letteralmente. Ho intenzione di creare vari centri che sfruttano la luce del Sole come mezzo di produzione di energia, insieme al metano prodotto dagli animali, bovini maggiormente.

-Oddio sono troppo contento per te!- dice con un sorriso a trentadue denti. -Ma quando torni?- chiede in tono dispiaciuto. -Non lo so, ma continuerò a lavorare tramite computer- dico poco concentrata mentre metto tutte le mie cose dentro alcuni scatoloni che poi Ronald porterà nel furgoncino diretto all'aereoporto. Ebbene sì, sono l'unica e la prima donna di tutto l'edificio, se posso considerarmi tale, ho venti anni, quasi ventuno. Mi ricordo che all'inizio per questo fatto non mi trovavo molto bene, perché essendo ingegnere devo comandare i tecnici e alcuni in passato non mi davano ascolto... una cosa tremenda.

Io sono stata spedita qui a New York, ma tutta la mia famiglia è ancora in Irlanda. I miei genitori hanno trovato due lavori stabili e Niall ha tentato x-factor, ma è andata male. Così, dopo un periodo triste ha finalmente trovato lavoro in una officina insieme al suo amico Liam, fratello della sua nuova ragazza. Già, Niall ha una ragazza. Inizialmente ero un po' gelosa, ma l'ho conosciuta via skype ed è molto simpatica! Si chiama Chiara Ghezzani Payne, ha origine italiane e fu adottata dalla famiglia Payne quando aveva solo due anni. Lei lavora in un centro estetico a Dublino.

-Hey, ma tanto possiamo sentirci per telefono- dico mentre stacco il quadro con il foglio della mia laurea dal muro. Lui arrossisce e io gli sorrido. Cerco, barcollando sui tacchi e cercando di muovermi in questo vestito strettissimo nero che mi arriva fino alle ginocchia, di andare verso di lui per abbracciarlo, ma inciampo nel filo del telefono e invece di abbracciarlo gli cado addosso, ma fortunatamente lui mi prende al volo.

-Scusa oddio!- dico tutta rossa. -Tranquilla. Forse ora è meglio che tu vada- dice indicandomi l'ora al suo orologio da polso. Annuisco ed esco dall'edificio salutando tutti.

Dopo circa un'ora mi ritrovo davanti al solito edificio altissimo, un vero e proprio grattacelo. All'inizio mi trovavo male, perché mi dava fastidio essere al ventesimo piano, ma poi mi sono abituata e quando le persone pronunciano la parola "casa" a me viene in mente proprio questo posto. Sì, mi trovo davvero bene in America: ho una bella casa, un buon lavoro ed un buon accento americano ormai. L'unica cosa che manca è un certa persona. Pensando pensando, mi ritrovo davanti alla porta del mio appartamento, pronta a subire ciò che ci sarà dentro.

"615" penso. Ormai lo faccio sempre, è una strana abitudine.

Sono le 6:18 pm e di solito a quest'ora lui mi avrebbe gia chiamata. Girai due volte la chiave e mi ritrovai dentro. Il suo odore mi penetrava le narici e non posso fare altro che rimanere persuasa da tale.

-Ben tornata!- dice quella voce fin troppo familiare.

-Ciao anche a te- dico togliendomi i tacchi e appoggiandomi al muro del salone. Come mi immaginavo lui era lì, sdraiato sul divano circondato da cibo a guardare la TV.

-Ripulisci tutto!- urlo. Odio il disordine.

-Un secondo- dice lui non ascoltandomi realmente.

-Tu lavori per me!- lo rimprovero.

-A volte me ne dimentico- ridacchia.

-Sono un capo troppo buono- esclamo e lui in risposta ridacchia.

-Lo sai quanto tengo a te vero, James?-

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