26 - Come se il tempo fosse tornato indietro

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- Sì, non preoccuparti. Con la distanza ci siamo allontanati un po', ma è tutto a posto.

Avevo preferito non dirle nulla anche se sapevo di non averla convinta.

Invece di aprirla, avevo preso e l'ho messa in tasca. Non ho voluto leggerla, avevo avuto paura di sapere quello che mi aveva scritto, ma allo stesso tempo non potevo fare finta di nulla.

- Esco a fare una passeggiata e rientro a ora di cena.

Avevo detto a mamma. Dopo qualche lamentela sul fatto che ero appena tornato, e che sarei ripartito quasi subito senza passare abbastanza tempo insieme, si era arresa e mi aveva lasciato andare.

- Mi raccomando! Si cena alle otto. Puntuale!

Appena uscito avevo fatto il numero che conoscevo a memoria.

- Pronto?

Mi aveva risposto subito.

- Ehi!

- Daniel... Ciao.

- Ciao. Sei a casa?

- Eh? Cosa?

- Sei a casa oppure no?

- Sì, sono a casa.

- Allora esci! Sono sotto. Ti aspetto.

Qualunque cosa mi aveva scritto Sara in quella lettera non aveva importanza, volevo parlarle di persona. Non avevo pensato a null'altro, né ad Alice e nemmeno al fatto che forse a lei non andava di vedermi.

Avevamo entrambi bisogno di un incontro per ridelineare il nostro rapporto, che per telefono non era possibile avere.

Sara aveva riagganciato subito e si era affacciata al balcone.

- Ma... cosa ci fai qua?!

Sorrideva come un tempo.

- Devo dirti una cosa. Forza! Scendi!

Dopo pochi minuti era scesa.

- Ciao.

- Ciao...

E' stata visibilmente imbarazzata e potevo capirla. Nonostante avessimo parlato per telefono, era la prima volta che ci rivedevamo. Morivo dalla voglia di abbracciarla ma non era giusto.

- Allora? Cosa ci fai qui?

- Te l'ho detto, devo dirti una cosa.

Sul suo viso era stampata una smorfia di confusione.

- Tra quattro settimane parto. Vado a Londra. In tour con Kig. Ho accettato la sua offerta.

- Wow! Io... Davvero? Non so cosa dirti!

- Non sei stata tu a ricordarmi quant'è importante il mio sogno e che dovevo fare di tutto per realizzarlo?

- Si ... Certo... ma sinceramente non pensavo che mi avresti ascoltato.

Aveva distolto lo sguardo.

- Non dire stupidaggini! Il tuo parere per me è importantissimo, lo è sempre stato.

Mi aveva guardata di nuovo.

- Beh... Complimenti! – Sara è rimasta in silenzio per un paio di secondi.- Non ho parole. Cosa si dice in queste occasioni? Il sogno che diventa realtà eh?! Sembrava essere tornato tutto come prima, anche se avevo notato l'enorme sforzo che la mia amica stava compiendoper far finta di nulla. Non era mai stata brava a mentire.

- Ti va un gelato?

- Solito posto?

- E dove altrimenti?!

Ci eravamo diretti verso la caffetteria vicino casa. Prima della mia partenza andavamo là quasi tutti i fine settimana, da quando eravamo piccoli. Era il nostro luogo d'incontro preferito e la signora Paola, la proprietaria del bar, era sempre disponibile e gentile. Non avendo figli ci "aveva adottato" e ci faceva attardare oltre l'orario di chiusura.

- Daniel! Sei tornato? Com'è andata? Sara mi ha aggiornato su quello che stai facendo. Anche se mi dispiace un po' non vederti più, sono molto contenta. Ormai siete cresciuti.

Cosa vi porto? Il solito?!

Avevamo annuito. Il solito era una coppa alla vaniglia e cioccolato per me e stracciatella, fragola e pistacchio per Sara.

- Dopo tutti questi anni non riesco ancora a capire come fai a mangiare la fragola con la stracciatella. E' disgustoso.

- Ricominciamo subito con questa storia? Mangia il tuo gelato noioso e non guardare il mio.

Per un attimo era come se il tempo fosse tornato indietro.

- Non te l'ho ancora chiesto, hai realizzato davvero che presto partirai? Sai... non sono riuscita ancora a capirlo.

Le avevo spiegato che ero ancora frastornato. Era successo tutto così in fretta. Forse aveva ragione, non avevo ancora realizzato al cento per cento che sarei partito presto.

- Tua madre ti ha dato la lettera che ti ho scritto?

Me ne ero completamente dimenticato.

- Sì!

- Ok. – Stava aspettando con trepidazione una risposta che non potevo darle. – E allora?

- Non l'ho ancora letta.

- Ah! E come mai?

- Senza motivo, non ne ho avuto il tempo. –Non volevo ammettere davanti a lei che avevo paura di leggerla. Ma lei aveva capito.

- La dovresti leggere.

- Lo so.

- Facciamo così. Appena torniamo a casa trova un po' di tempo per farlo. Prometti!?

- Lo giuro! Croce sul cuore... - Avevo pronunciato il nostro giuramento.

Sara aveva guardato l'orologio.

- Si è fatto tardi. Sono certa che tua madre ti aspetta per cena. Andiamo!

Avevamo salutato la signora Paola e c'eravamo incamminati verso casa.

- Buon appetito.

- Grazie, anche a te.

- Ci sentiamo dopo.

- Ciao.

Ero rientrato e la cena non era ancora pronta. In camera avevo aperto la busta.

La sua calligrafia era chiara e rotonda.

Avevo iniziato a leggere quello che mi aveva scritto.

La strada verso un sognoLeggi questa storia gratuitamente!