Ducati multistrada 1200~

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/DAN's POV/
Seguii le indicazioni che Cooper mi aveva dettagliatamente fornito per raggiungere la casa di Gen. Fu utile almeno per distrarmi dai pensieri, visto che se non fossi stato attento probabilmente mi sarei ritrovato a citofonare a casa di una sconosciuta. Qualche mese fa, l'idea mi avrebbe persino allettato, ma in quel momento avevo voglia di vedere una sola persona. Era strano ed anche difficile ammetterlo, ma era la verità ed io stavo cercando di conviverci non pensandoci troppo, altrimenti avrei perso la testa. Non ero abituato a desiderare una sola donna e la mia reputazione lo confermava. Lo stesso Cooper, mi aveva cantilenato al telefono che non erano concessi flirt con le altre dipendenti dell'azienda, e prima di ottenere l'indirizzo di Gen avevo dovuto faticare un po' a convincerlo che fosse solamente un appuntamento di lavoro. Alla fine aveva ceduto.

Dopo un po' mi ritrovai di fronte un appartamento che combaciava perfettamente con la descrizione che avevo avuto. Scesi dalla mia Ducati Multistrada 1200 e appoggiai il casco sulla sella. Quella sera ero in perfetto orario, anche se generalmente non ero famoso per la mia puntualità.
Quando citofonai, l'attesa prima che Gen rispondesse, mi sembrò infinita. Cominciavo a sentire l'ansia e l'agitazione che per tutta la giornata avevo ignorato. Mi stavano letteralmente piombando addosso. Feci un respiro per tranquillizzarmi. Ero stato a mille appuntamenti eppure, con Gen, mi sembrava sempre di trovarmi di fronte ad una prima volta. La prima volta che vedevo una persona con occhi diversi, la prima volta che mi ritrovavo ad avere un pensiero fisso e costante, la prima volta che sentivo delle emozioni partire dalla bocca dello stomaco, la prima volta che non riuscivo a zittire i pensieri, la prima volta che non avevo il controllo su una donna.

Quando aprì la porta di casa rimasi completamente spiazzato. Gen era in pantaloni e camicia. Avevo fantasticato per tutto il pomeriggio sull'abito che avesse potuto scegliere, corto o lungo, scollato o semplice, e l'avevo immaginata sempre bellissima. Se un amico mi avesse raccontato che la sua donna, al primo appuntamento, si fosse presentata in pantaloni e camicia, avrei pensato che fosse completamente priva di ogni femminilità. Mi resi conto che quello che la donna era appunto 'donna', solo se portava una gonna o un vestitino, era assolutamente un banalissimo luogo comune. Gen indossava un pantalone bianco a sigaretta, semplice, a vita alta. Una camicia color salmone le fasciava perfettamente il seno e una scollatura troppo poco profonda per quello a cui ero abituato, mise in moto la mia immaginazione. Non era una donna dal fisico asciutto e questo dettaglio mi faceva letteralmente impazzire. Al piede aveva dei decolletè elegantissimi, leggermente a punta e con un tacco non troppo vertiginoso, esattamente in tinta col colore della camicia. Era l'incarnazione della stravaganza ma anche della perfezione, e io non ci ero abituato. Generalmente non facevo mai caso agli abiti che indossavano le donne che frequentavo, perché se li lasciavano sfilare ancor prima che potessi anche solamente apprezzarli.

Cosa c'è che non va?
Mi chiese spezzando il mio silenzio, ancor prima che potessi anche salutarla. In effetti, solo in quel momento mi resi conto che ero rimasto a fissarla sull'uscio di casa. Mi sentii uno stupido. Avrei voluto dirle che non andava nulla, che lei era perfetta ed io non lo ero affatto. Poteva essere attratta dal mio lato esteriore ma, lo sapevo benissimo, non appena avrebbe scoperto i miei difetti, sarebbe scappata a gambe levate. Forse era anche questo, il motivo per cui ogni scappatella che avevo avuto in precedenza, rimaneva tale. Non aveva senso coinvolgere sentimenti, eppure, utilizzare la stessa freddezza che avevo avuto con le altre, con Gen mi pareva impossibile.

Sei... carina dissi cercando di contenere l'entusiasmo e sfoggiando un mezzo sorriso. Lei rimase comunque rigida, forse delusa dalla mia risposta, ma non volevo sbilanciarmi, non ancora.

Bhè, grazie, anche tu non sei male. Capii che lo stava dicendo solamente per ripicca e quel gioco cominciava già a divertirmi. La guardai con gli occhi spalancati, come per dire che 'carino' era poco. Lei, invece, fece un'espressione che significava 'ben ti sta'. Ridemmo entrambi di quel discorso muto, fatto solamente di sguardi e gesti. Non ci conoscevamo, eppure ci capivamo già benissimo.

Beautiful disasterDove le storie prendono vita. Scoprilo ora