Harry si alzò svogliatamente quell'insolita mattina di Settembre, guardando l'orologio e notando che erano appena le sette di mattina.
Non riuscendo però a dormire si vestì e si ritirò in cucina per prepararsi una calda tazza di tè con i biscotti.
Tutto gli sembrava calmo e tranquillo dentro casa.
Tutto tranne la sua mente.
Erano ore che si rigirava dentro il letto e continuava a pensare a Lily.
Al suo profumo.
Al suo modo di parlare.
Al suo modo bizzarro di vestirsi, con la giacca più grande rispetto alla sua struttura fisica.
Al suo spirito e alla sua intelligenza.
Harry non riusciva a dimenticarsi quegli occhi.
Harry non riusciva a dimenticarsi quella ragazza e le sue labbra.
Sognava quelle labbra ma sapeva che non poteva baciarle, ed era tutto così stressante per lui.
Voleva ricordare quella ragazza.
Voleva la verità su Lily.
Sentiva di conoscerla e voleva capirne il motivo.

-già in piedi?-

Adam entrò nella stanza scalzo, proprio come Harry, con un delicato pigiama azzurro.
Tutti e due si guardarono per alcuni secondi prima che Harry potesse prendere un'altra tazza vuota per riempirla con l'acqua calda.

-ne vuoi anche tu?- domandò il ragazzo.

L'uomo annuì distrattamente toccandosi le rughe sulla fronte, stressato più che mai.
Harry mise le bustine di tè in tutte e due le tazze.

-devi aspettare cinque minuti- iniziò a spiegare Harry ancora assonnato.

-so come si prepara un tè-

Adam aveva risposto male a Harry come non lo aveva mai fatto.
Il ragazzo rimase in silenzio sedendosi davanti a lui sul tavolo, picchiettando dolcemente la tazza calda.

-scusami Harry- disse Adam guardandolo di sfuggita.

-è un periodo stressante, mi dispiace di averti risposto male-

-è okay- lo rassicurò il riccio sorridendo appena.

Dopotutto.. chi poteva capire Adam meglio di lui?
Aveva una mente talmente incasinata che continuava a lavorare persino di notte, non stancandosi mai.

-penso sia normale essere agitato per il lavoro e per il futuro che ti aspetta-

Harry toccò l'argomento del nuovo bambino che cresceva ancora nella pancia di sua sorella.
Adam si lasciò sfuggire una piccola risata mentre continuava a muovere la bustina con dentro l'essenza del tè.

-ogni tanto mi fermo a riflettere sulle scelte che ho fatto.. e mi accorgo che sono state incredibili.
Quando avevo venticinque anni la prima cosa che dissi a mio padre prima di andare a vivere da solo fu proprio questa: la famiglia non fa per me papà, mi dedicherò al lavoro per il quale sto studiando e ne trarrò beneficio..ne sarai orgoglioso vedrai.
Tutto ciò che mi rispose fu una risata, seguita da una frase: ne riparleremo quando avrai tanti di quei bambini da crearne una classe d'asilo-

Harry sospirò.
Tutto ciò a cui pensava ora era ad Adam; il ragazzo aveva paura nel diventare padre per la seconda volta.
Adam aveva pura delle responsabilità.

-hai paura di non essere un buon padre?-

-la verità è che quello che ho detto a mio padre dieci anni fa, lo credevo veramente.
Volevo trovare lavoro come manager e avere così tanti soldi da pagarmici due vite.
Non volevo la responsabilità di una famiglia, perché sentivo di non esserne capace.
Ora guardami invece; sono un trentacinquenne che ha una ditta di organizzazioni per le cerimonie e un figlio di tre anni ormai con un altro in arrivo-

Harry si sforzò di capire il lungo ragionamento e resoconto della vita di Adam.

-e non ne sei contento?-

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