Capitolo 1

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Non so se ho voglia di partire,anche se Francesca mi manca tantissimo.
Che bello iniziare il lunedì mattina con mia mamma che mi chiama per dirmi che devo andare a trovare mia cugina Fran.
"Alessia,noi non possiamo andare perciò per favore vai te a trovarla. Giorni fa è nata la bambina." così ha detto.
Ora mi tocca pure andare a Milano,che come città non mi piace nemmeno. Niente supera la mia Roma.

Mi alzo dal divano e corro in bagno per lavarmi la faccia.
Sono già vestita,indosso dei pantaloncini a vita alta con una magliettina bianca infilata dentro. Eyeliner,mascara,occhiali da sole,vans e via. Pronta per andare.
Faccio la gelataia per guadagnare qualche soldino,non ho un vero e proprio sogno nell'ambito lavorativo. Sono sempre stata una brava studentessa,se prendevo un brutto voto andavo in panico. Per ora mi basta questo lavoro,poi in futuro chi lo sa.
In gelateria insieme a me c'è Jack,il mio migliore amico,lui si occupa del bar.
"Buongiorno" Dico abbracciandolo.
"Buongiorno splendore,che succede...non è giornata oggi? "
"Beh,sicuramente avrei preferito restarmene a letto" Ribatto appendendo la borsa all'attaccapanni.
"Mi ricordi molto la bella addormentata. Cos'è successo di così tanto drammatico? "
"Mia madre mi ha obbligata ad andare a Milano domani. Devo andare a trovare mia cugina che è appena diventata mamma."
"E ti lamenti? Cosa darei io per un po' di vacanza."
"Sì ma Jack,chi ha voglia di andare a Milano quando si può stare qua ad ammirare la bellezza di Roma? "
"Quindi domani devo trovare un sostituto per i gelati." Sospirò.
"Domani e anche mercoledì. Dammi il tempo di tornare. Mi dispiace tanto,è mia madre."
"Tranquilla Ale,mi arrangerò."
Presi il grembiule e iniziai a servire i pochi clienti che come me si sono svegliati per andare a lavoro.

Il giorno dopo ero in treno alle 6.00 del mattino,mamma...questa me la paghi.
Presi in mano il biglietto,percorrendo il piccolo spazio tra i sedili del treno,alla ricerca del mio posto.
67,trovato.
Mi siedo comodamente vicino al finestrino e sprofondo nella musica del mio IPhone.
"All of Me~John Legend"
Play.
No però adesso davvero uccido qualcuno,chi osa disturbarmi?
Un ragazzo alto e tatuato indica il posto vicino a me mentre parla con un tizio.
Il "tizio" ne indica un altro,più lontano dal suo,per poi sbruffare. I due si salutano e il ragazzo tatuato mi pronuncia qualcosa.
"Scusi?" chiedo esausta togliendo una cuffietta.
"È libero?"
"Si." prendo la borsa e me la infilo sotto le gambe,facendolo sedere. Mi rimetto la cuffietta e premo play. Continuando ad osservare le meraviglie di Roma che mi passano fuori dal finestrino.

Io sono nata in Calabria e ho vissuto lì fino ai 16 anni. Poi per problemi di lavoro io e la mia famiglia ci siamo dovuti trasferire a Roma.
Sono di sangue calabrese,lo so,mi piacerebbe tanto ritornare alla mia vecchia casa,dove da piccola giocavo con le bambole davanti al portone e i passanti mi salutavano sempre.
Ma è anche vero che mi sono innamorata di Roma fin dal primo giorno.
Ricordo che ho vissuto un adolescenza molto difficile,non ero legata con i miei genitori,mi vietavano di fare tutto. Ogni sera pregavo di far passare più veloce il tempo ed arrivare ai 18 anni per scappare da quella casa di pazzi.
Desideravo comprarmi una casa al mare,sempre nella mia amata Calabria,volevo formare una famiglia lì.
Poi un giorno la brutta notizia del licenziamento di mio padre fece distruggere ogni mia speranza e ogni mio sogno,dovevamo trasferirci.
Ricordo molto bene quel giorno,mi ero chiusa in camera a piangere,pensavo al suicidio. Quando lo racconto tutti mi prendono per matta.
Ma è veramente difficile doversi trasferire in piena adolescenza. Lasciare la casa dove hai vissuto,lasciare gli studi,le amiche,il fidanzatino,dover rifiutare al proprio sogno.
Mi ero promessa di non innamorarmi di altre città,volevo che la Calabria restasse la mia terra,nel mio cuore.
Poi ho visto Roma e ho perso la testa.
Solo a pensare a ciò che ho patito mi vengono i brividi.
Mi volto verso il ragazzo tatuato vicino a me e noto che muove le labbra. Sta parlando ancora con me?
"Parli con me?" Chiesi togliendomi di nuovo le auricolari.
Annuisce e si mette a ridere continuando a scrivere su un foglio bianco.
"Vedo che ti piace la musica."
"Amo la musica." Affermo attirando il suo volto.
"Dove sei diretta?"
"Per Milano."
Si toglie gli occhiali per vedere meglio e quando si gira verso di me finalmente vedo i suoi occhi.
"Che c'è?" Mi chiede alzando un sopracciglio.
"Eh?"
"Vuoi leggere?"
"No io stavo solo...guardando." rispondo timida passandomi una mano fra i capelli.
"Dai,tieni." Insiste porgendomi il foglio.
Ci sono un sacco di parole molto belle,sparse un po' a caso.
Lo guardo in cerca d'aiuto.
"Una domanda...non mi conosci?"
"Dovrei?"
"Piacere Mattia...Mattia Briga,sono un cantautore. Davvero non conosci la mia musica?"
"Ehm...credo di no..."
"Beh allora appena scendi da questo treno vai a comprare il mio CD."
"Veramente sei un cantante? E sei famoso?" Chiedo incuriosita.
Alla mia domanda torna a fissare il vuoto.
"Non so se posso essere considerato famoso,anche se non m'importa."
"E quindi queste frasi...sono tue? Tu scrivi canzoni?"
"Canzoni d'amore."
"Wow..." mi si illuminano gli occhi a rileggere il foglio che tengo fra le mani.
"Sei la prima persona che legge le mie canzoni ancora incomplete."
"Allora posso ritenermi speciale."
Sorrido.
"Quanti anni hai?"
"20,quasi 21."
"Ne dimostri molti di meno,ti pensavo appena maggiorenne."
"Me lo dicono in tanti."
Dopo qualche minuto di silenzio Mattia si alza.
"È la mia fermata,è stato un piacere parlare con te."
"M'informerò sulle tue canzoni." gli urlo prima di vederlo scomparire tra la gente.

Una volta arrivata a Milano prendo le mie valigie e mi dirigo alla ricerca del palazzo di Francesca.
Lo sapevo...questa città non fa per me. Dopo tante stradine finalmente trovo la sua abitazione,suono il campanello.
"Alessia!!!!" Mi urla nel vedermi.
La gravidanza sembra averla fatta ringiovanire,è ancora più bella di quello che era già. I suoi lunghi capelli ricci le sfiorano il viso e il suo rossetto rosso fuoco sembra nascondere tutta la stanchezza che sicuramente prova.
"Francesca!" La abbraccio.
"Ti prego fammi subito vedere la piccola..." aggiungo entrando in casa.
Mi porta in cameretta dove Eva dorme beatamente nella culla.
"Dorme tutto il tempo,è un amore."
"Tua figlia è stupenda,veramente."
Rimaniamo ad osservare la creatura ancora per qualche istante,poi per non disturbarla ci avviamo in salotto.
Devo dire che mia cugina ha davvero un buon gusto per l'arredamento d'interni. Le pareti rosa si sposano perfettamente con le tende delle finestre e con i mobili di legno.
"Tieni." Mi porge una tazza e mi versa il caffè bollente appena fatto,sento il calore che esce avvolgermi la faccia.
Si siede anche lei sul divano accanto a me e prendendomi la mano mi chiede:
"Alessia,raccontami un po'. Come vanno le cose da voi?"
"Bene,credo...almeno,io sto bene."
"I tuoi? Avete ancora un brutto rapporto?"
"I miei se ne fregano di me. Ci sono solo quando vogliono. Non parlo con loro da qualche settimana,non so dirti come stanno."
Fran annuisce e abbassa la testa,stringendomi più forte la mano.

Le racconto però il più possibile su di me,la aggiorno del mio nuovo lavoro con Jack al bar e della mia noiosa vita quotidiana.
Parliamo a lungo,poi finalmente la saluto ed esco di casa. Le macchine e il caos di Milano mi fanno girare la testa. Prendo in mano la cartina in cerca del mio albergo. Per strada la gente è felice,nonostante sia un martedì lavorativo. C'è chi ha appena fatto shopping,con tantissime buste in mano,c'è invece chi è appena uscito da banche o uffici,con ancora il cellulare in mano per gli affari. Ci sono studentesse che ripassano per il giorno dopo e mamme che non riescono a tenere a bada i loro bambini.
In una piccola stradina mi accorgo di un negozio di musica. Ci entro,ammirando il tutto con occhi innamorati. Cerco di ricordare il nome di quel ragazzo tatuato seduto vicino a me in treno sta mattina,ma ricordo solo l'iniziale. La "M".
Marco...no,Ma...Matteo,no. Ma...Mattia. Si chiamava Mattia.
Mi avvicino al commesso e pronuncio il nome appena ricordato.
Lui si allontana verso il magazzino e al suo ritorno non ha niente in mano.
"No,non c'è niente con questo nome mi dispiace."
Esco lamentandomi,quel ragazzo mi ha presa per il culo.
Certo,sicuramente voleva rimorchiarmi e così si è inventato di avere una carriera nella musica. Ma vah...che nervoso,mi ha fatto solo perdere tempo.

Riprendo in mano la cartina e sbruffando ritorno alla ricerca del mio albergo.

Credo in te,Mattia Briga.Leggi questa storia gratuitamente!