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Pen Your Pride

Mi godo gli ultimi due secondi di pace e silenzio della mia giornata, poi infilo le chiavi nella toppa e giro. Apro la porta di casa, faccio qualche passo e, ovviamente, vengo letteralmente travolta da uno dei miei fratelli.

Non ho nemmeno il tempo di guardare chi sia che quello già è sgattaiolato via, inseguito da qualcun altro. A giudicare dalla botta che ho preso, deve essere stato Chris.

Ma, dannazione, a diciannove anni suonati non è abbastanza adulto da smetterla di giocare a Ce l'hai rischiando di ammazzarmi?!

Mi rialzo dolorante ed emetto un flebile Sono a casa, tanto nel casino che c'è papà non mi sentirebbe comunque.

Salgo nella mia camera - l'unico posto della mia villetta di periferia, oltre al mio bagno, in cui posso avere un po' di privacy (forse) - e mollo il mio Eastpack giallo fluo sul letto. La prima cosa che faccio è fiondarmi sulla sedia della mia scrivania e accendere il pc. Mi connetto subito a Skype e, puntualissima, arriva la chiamata che aspettavo. Sulla schermata compare un ragazzo biondo, occhi azzurri luminosissimi e una macchietta castana nell'iride sinistra.

«Ciao Luuuuuz!» urla il ragazzo.

«Ehi!» lo saluto entusiasta.

Quanto mi manca il mio migliore amico! Conosco Jonathan Casey da quando avevo otto anni, quando mi sono trasferita nell'enorme e caotica New York.

«Mi manchi tantissimo, nana!».

«Anche tu John! Si può sapere quando torni?».

È quasi un mese che era fuori città, dai suoi zii a Detroit.

«Dovrei tornare la settimana prossima, spero. Questa città fa schifo e non vedo l'ora di ritornare a New York».

«Ma dai, fa davvero così schifo?» rido sotto i baffi, fissando la sua espressione disgustata.

«Sì, fidati. Fa davvero schifo. E poi, non c'è nemmeno un ragazzo carino - aggiunge sbuffando - Cioè, ci sono, ma sono tutti così dannatamente etero».

Non mi trattengo più e scoppio a ridere.

Amo Jonathan più di chiunque altro.

«E tu, nanerottola? Che mi dici? Come hai preso il ritorno a scuola?».

«Ti ricordo, tesoro, che anche tu devi tornare a scuola, quindi non parlarne come se fosse una cosa che riguarda solo me!».

«Non me lo ricordare, ti prego».

«Comunque non è malissimo».

«Stai scherzando?».

«Sì, ovvio. Andare a scuola fa schifo».

«Sicuramente meno peggio di Detroit».

La porta si spalanca e un bambino biondo si fionda in camera mia, sotto il letto.

«SEAN, CHE DIAVOLO STAI FACENDO?!» urlo, scordandomi totalmente della comunicazione via webcam.

«Ah-ah, ti ho trovato!» grida un altro dei miei fratelli, Alex, perfettamente identico a Sean.

«E uffa, Luz, mi hai fatto scovare!» si lamenta l'altro.

«Mi hai invaso la camera!» lo rimbecco.

«Comunque tocca a te» esclama Alex, toccando il gemello e scappando via.

Sean mi scocca un'occhiata torva ed esce dalla stanza per scontrarsi con Chris.

«Ti ho preso! Ce l'hai!» ride, e scappa via.

«Christopher Morris. - sbotto prima che mio fratello possa scappare - Uno, mi devi ancora delle scuse per avermi buttata a terra e due, che diavolo fai?».

Il ragazzo, alto, biondo e con gli occhi azzurri, come tutti e quattro i miei fratelli, alza le spalle. «Mi occupo dell'attività fisica dei miei fratellini».

Alzo gli occhi al cielo mentre Chris scappa via, ovviamente senza chiudere la porta.

«Ti ho già detto che amo la tua famiglia?» ride Jonathan dall'altra parte della webcam.

«Sì, e io ti ho già risposto che la ami perché non ci vivi assieme?».

«Sì, e io ti ho già detto che tuo fratello è proprio bello?» aggiunge, malizioso.

«Jonathan, è mio fratello! E poi è etero e lo sai».

«Non si sa mai - fa lui per tutta risposta, facendomi l'occhiolino - Ora devo scappare, nana. Ci sentiamo più tardi?».

«Okay - dico semplicemente - Ciao John».

La comunicazione si chiude e io spengo il pc.

La voce di mio padre, di sotto, urla che il pranzo è pronto, così esco dalla mia stanza e attraverso il corridoio, arrivando a una porta di legno color mogano che è chiusa.

Busso e apro leggermente la porta. Dentro, l'ultimo dei miei fratelli, Nate, è disteso sul letto e legge tranquillo, come se nulla possa turbarlo.

Da un eccesso all'altro.

«Nate, è pronto» gli dico, senza apparenti reazioni da parte sua.

Sospiro ed esco dalla stanza.

Sì, questa è la mia famiglia.

***

Ciao a tutti!

Questa è la seconda fanfiction che inizio (ne ho un'altra in sospeso) e spero di riuscire bene!

Questo era il prologo, continuerò a breve.

Spero tanto che qualcuno mi caghi gnaaw.

Per il momento vi saluto!

Kisses

mocosvoice (per gli amici roy)



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