Capitolo II

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Victoria apre lentamente gli occhi, la vista annebbiata diventa sempre più nitida, e avverte un forte dolore alla testa. Si mette a sedere e osserva l'ambiente in cui si trova. È un piccolo carro coperto e con i vetri oscurati e piccoli spiragli per l'aria, sente il cavallo galoppare e un uomo incitarlo a correre più veloce. Ad un tratto dalla penombra sente provenire una voce profonda e calma -Finalmente ti sei svegliata principessa-. Victoria si spinge contro la parete e tremante risponde -Chi sei?! Cosa vuoi da me?!-. L'uomo tace. Non riesce a vederlo in faccia, a causa della poca luce, sa solo che è lontana da casa sua, e che dovrà lottare per riuscire a tornare indietro. Il viaggio dura ancora qualche ora, poi il cavallo si ferma e il cocchiere scende. La porticina del carro viene aperta, e la fioca luce del tramonto illumina l'abitacolo. Per la prima volta può vedere il suo rapitore in faccia. Ha dei capelli scuri e ondulati, un accenno di barba e dei grandi occhi color ghiaccio. Potrebbe avere poco meno di venticinque anni, è avvolto in un abito scuro, la sua corporatura è snella, e da quello che può vedere è abbastanza muscoloso. La fissa con un'espressione enigmatica e poi scende dalla carrozza tirandola dietro di sé. Victoria si divincola, ma la presa dell'uomo è ben salda -Ragazzina piantala di fare così, o sarò costretto ad imbavagliarti-. La giovane smette di agitarsi, non vuole peggiorare la sua situazione. La conduce all'interno di un casato di campagna, immerso nel nulla. Senza dire una parola la porta in una grande stanza all'ultimo piano e le lascia il braccio. Lei inizia a guardarsi intorno, vedendo solo un misero letto di paglia e una finestra con grosse sbarre. È terrorizzata, ma deve farsi valere e sembrare calma e rilassata -Non puoi tenermi qui! Non so neanche perché sono stata portata via. Esigo delle spiegazioni!-. Il giovane comincia a ridere tanto da doversi tenere la pancia con un braccio -Cosa? ESIGI? Credo che tu non abbia capito. Sei qui perché io l'ho deciso. Quindi smettila di fare la ragazzina viziata e ringraziami di non averti uccisa. È per colpa di tuo padre se sei mia prigioniera. E non provare a scappare, qui fuori ci sono i miei uomini, e credimi, io preferirei restare qui piuttosto che finire tra le loro grinfie. Buona permanenza- con fare soddisfatto chiude la porta e si allontana. Victoria è disperata e senza via di scampo, sola in balia di crudeli manigoldi. Si mette in un angolo e piange fino ad addormentarsi. Al suo risveglio è notte inoltrata. Ha ancora quel forte mal di testa, avverte dei passi avvicinarsi e la porta aprirsi lentamente. -Tieni ti ho portato qualcosa da mangiare- il ragazzo ha in mano un vassoio con del pane. Il suo sguardo è severo, i suoi lineamenti non accennano minimamente ad un sorriso. Victoria getta il vassoio per terra -Voglio sapere chi sei e perché mi trovo qui. Adesso-. Lui stringe i pugni e serra la mandibola -Non sono un uomo di grande pazienza, quindi adesso mangia e non azzardarti a farlo mai più-. La ragazza si alza e inizia a urlare -Mio padre ti ucciderà quando ti troverà. Sei un mostro senza cuore-. Lui si volta rapidamente e le si avventa contro tappandole con una mano la bocca e spingendola bruscamente alla parete -Se non taci farò entrare tre dei miei uomini, loro sapranno come farti comportare bene- la guarda un istante -si divertiranno con te-. Poi si volta e si muove svelto verso la porta. Victoria rimane immobile appiattita alla parete, terrorizzata dalla cattiveria di quell'uomo. Con un filo di voce dice -Perché mi fai questo..- lacrime silenziose scendono giù dai suoi occhi bagnando le rosee guance. Il ragazzo si ferma un attimo e sospira piano -È quello che devo fare. Mi hanno pagato, e io rispetto gli ordini-. Poi esce sbattendo la porta. Tutta la stanza rimane avvolta in un silenzio surreale.

L'ultimo bacioLeggi questa storia gratuitamente!