Due anni dopo.

Gemma preparò la colazione come ogni mattina, tra fornelli e lavastoviglie consumò almeno un paio di bicchieri per preparare la sua speciale colazione.
Apparecchiò per quattro persone sul grande tavolo da pranzo, mentre il piccolo Harry corse giù per le scale, andando a salutare sua madre e suo padre, svegli e già seduti al tavolo, prima ancora di aver salutato suo zio.

-dov'è lo zio?-

Gemma sospirò guardando prima Adam poi il piccolo Harry, indicando infine la porta alla fine del corridoio.
La ragazza ricordò quando Harry, tre giorni dopo la morte di Lily bussò alla sua porta, mentre la pioggia aveva bagnato i suoi vestiti.
"Questa sarà sempre casa tua"
Erano state quelle le parole che Gemma aveva sussurrato ad Harry, quella notte che avevano deciso di tornare nel Kentucky lui e Lily.
Quel giorno invece, dopo due anni dalla morte di Lily Harry non era più lo stesso.
Era diventato apatico, strano e diverso.
Nei pomeriggi non giocava più suo nipote, ma preferiva stare seduto sul pavimento della sua camera, osservando il muro e bisbigliando sotto voce.

-non risponde- Gemma rassicurò suo figlio di cinque anni.

-magari sta ancora dormendo- il bambino sbuffò prendendo la forchetta per mangiare le sue uova con il bacon.

-si perderà la colazione- Adam sorrise amaramente mentre osservò il grande giornale che brandiva tra le mani.

Dopo la colazione Adam toccò la spalla di Harry, costringendolo a scendere per andare a scuola.

-lo porto io Harry- Adam scosse la testa mentre uscì con suo figlio, portandolo a scuola e andando lui stesso al lavoro.

-oggi vado io, tu devi stare un po' con tuo fratello-

La ragazza, dopo aver pulito la cucina, decise di andare davanti alla porta di Harry.
Bussò svariate volte prima di aprire senza il permesso di Harry, facendo scricchiolare la porta rumorosa.

-Harry?- il ragazzo era a terra mentre osservava il muro davanti a sé.

-Harry oggi dobbiamo andare da Mare ricordi? Me lo avevi promesso- il ragazzo si smosse i lunghissimi capelli ricci.

-il dottore?- forse quella era stata la prima parola rivolta a Gemma dopo giorni.

-sì- lei sorrise prima di avvicinarsi a lui.

-sono pronto- il ragazzo rise mentre Gemma cercò di invogliarlo ad alzarsi.

-vogliamo andare quindi?- domandò ansiosa.

-hai sentito Lily? possiamo andare ora- il ragazzo osservava il muro ridendo, mentre si toccava la folta barba marrone.

-Harry, Lily è morta due ann- iniziò lei, sentendo subito dopo la voce di suo fratello.

-hai sentito Lily? Ora possiamo andare a far visita a Mare, e poi andremo in Italia, come ti avevo promesso. Ti ho sempre promesso tutto-

Gemma tentò di alzarlo con fatica.

-ti senti bene?- provò lei a farlo parlare.

-io sto benissimo, avevo moltissimi sogni, sogni che Lily ha voluto infrangermi. Ma non fa niente, per amore si supera tutto e finalmente abbiamo fatto pace, ed ora lei vuole venire da Mare-

Gemma annuì aiutando il fratello ad andare dallo psicologo.

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-abbiamo finito Harry-

Il ragazzo alzò gli angoli della bocca, guardando la finestra.
Il loro incontro durò quattro ore, ore in cui il dottor Mare cercò di far tornare il vecchio Harry, di farlo uscire dalla forma di scudo che aveva creato attorno a sé, del provare emozioni per la perdita di una persona.
Ma tutto quello che provava davvero Harry era così grande che neanche lui poteva sopportarlo.
E, non essendo vampiro, non poteva permettersi di spegnere le proprie emozioni, così aveva deciso di continuare la sua vita con Lily, immaginandosela sempre con lui.
Harry era convinto che aveva bisogno della convinzione che Lily non lo aveva lasciato.

-Harry sei un uomo adulto ormai. Voglio che tu mi ascolti bene adesso-

Il ragazzo si girò verso il dottore, intendo a scribacchiare qualcosa su un foglio, mentre Gemma continuava ad aspettare fuori.

-siamo soli ora, e posso dirti che continuare nella maniera che stai facendo tu.. ti renderà tutta la vita ancora più complicata-

-ma io non sto facendo niente- obbiettò il ragazzo.

-ascolta te stesso Harry, e dimmi se stai facendo la cosa giusta. A te non serve immaginarti Lily. Tu sai che è con te, anche se non puoi vederla-

Il ragazzo fissò il dottore.
Forse era incantato dalle sue parole, o forse aveva perso il nume della ragione.

-voglio essere sincero con te Harry-

-almeno lei lo sia grazie- sbruffò lui.

-hai la malattia di alzheimer- il ragazzo rimase in silenzio posando la penna con cui aveva giocato tutto il tempo.

-credevo peggio- il dottore si tolse gli occhiali, chiudendoli davanti al paziente.

-una malattia strana, questo sì, ma il tuo caso è altrettanto strano.
La malattia aumenta ogni minuti che passa-

-e cosa mi succederà?-

-dimenticherai nell'arco di tre mesi, o forse anche di meno tutto ciò che hai fatto in questi venti anni- spiegò l'uomo trattando l'argomento nel modo più delicato possibile.

-dimenticherò Lily?-

Il dottore guardò tristemente Harry, mentre il ragazzo cercò di respirare.
Non poteva succedere davvero.
Non poteva accadere tutto questo a lui.
Sentiva di non farcela più, sentiva che la sua vita sarebbe cambiata tra tre mesi o poco più.
Harry avrebbe dimenticato i suoi anni più tristi e felici allo stesso tempo.
Harry non si sarebbe ricordato più Lily.
Harry avrebbe dimenticato Lily per sempre.

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