16 - Lo "psicologo del pianoforte"

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La telefonata di Mister L arrivò del tutto inaspettata. Dopo avermi chiesto scusa per l'orario, mi aveva chiamato di venerdì sera, mi disse che dopo il weekend aveva urgenza di vedermi da solo nel suo ufficio. Mi fissò un appuntamento per il lunedì successivo durante la pausa pranzo.

La richiesta di Mister L mi preoccupò un po': perché voleva vedermi? Prima di interrompere la conversazione gli chiesi qualche spiegazione e lui mi rassicurò che non c'erano problemi, anzi, aveva una richiesta da farmi. La curiosità mi divorava.

Avevo appuntamento con Alice.

Il cellulare squillò e il suo nome comparve sul display.

- Ciao Daniel. Buongiorno!

- Ciao, tra cinque minuti sono da te.

- Ok. Volevo parlarti proprio di questo. Tra un'ora dovrei andare a casa. Mi ha contattato Peter, il mio accordatore di pianoforte, e mi ha chiesto se poteva passare prima di pranzo. E' sempre molto impegnato e non ho potuto dirgli di no, mi dispiace averti dato così poco preavviso.

Quell'improvviso cambio di piani mi rattristò un po', ma aveva una buona ragione per rimandare il nostro incontro e, come promesso, mi aveva avvertito.

- Non preoccuparti. Fai quello che devi fare. Chiamami quando ti liberi, ci incontreremo più tardi.

- In realtà ti stavo chiamando anche per un'altra ragione.

- Dimmi. - La sua voce mi sembrò insicura. Cos'era successo?

- Ti andrebbe di venire con me? A casa mia? Mio padre è fuori città, vorrei farti vedere dove vivo e presentarti Peter.

Mi tornò subito il sorriso.

- Certo! Sono già pronto, devo portare qualcosa?

- Bene, non preoccuparti. Pranzeremo a casa, torneremo nel tardo pomeriggio. Sto finendo di sistemare delle cose in stanza, possiamo vederci tra mezz'ora all'ingresso? Ho prenotato un TAXI.

- Potrei venire da te. Sono già per strada.

- Per carità! Non finirei neanche tra due ore se ti avessi tra i piedi.

Scoppiai a ridere e nell'attesa rimuginai sulla chiamata di Mister L. Cosa avrebbe potuto volere? Perché io? Forse aveva a che vedere con il nostro ultimo incontro. Non mi sembrava di avergli dato un'impressione negativa e, anche se mi aveva rassicurato, io non ero affatto tranquillo. Avrei chiesto consiglio ai miei amici. Marco, che lo conosceva meglio di tutti, sicuramente mi avrebbe indirizzato verso qualche ipotesi plausibile.

Alice portava con sé solo una borsa. Il TAXI arrivò quasi subito. In macchina decisi di raccontarle la telefonata di Mister L.

- Ti ha chiamato di venerdì sera? - Mi domandò.

- Si! Sono rimasto molto sorpreso. L'avevo incontrato qualche giorno fa nel suo ufficio, avevamo parlato solo del più e del meno: della mia esperienza all'interno dell'Accademia... cose così.

- Ok. E come ti è sembrato? Di cattivo umore?

- Non saprei, in realtà era molto tranquillo. Mi ha rassicurato dicendomi che ha solo una proposta da farmi, ma non mi ha anticipato nulla.

- Allora non c'è di che di preoccuparsi. Non penso ti avrebbe lasciato sulle spine per due giorni se fosse stata una cattiva notizia. - Alice cercò di rassicurarmi.

- Lo so, ma...

- Ho capito. Il non sapere ti agita di più del ricevere cattive notizie, vero? - Annuii e lei continuò. - Cerca di essere sereno. Siamo arrivati!

Alice pagò il TAXI rifiutando la mia collaborazione e ci avviammo verso casa sua.

Dall'ingresso passammo in un ambiente abbastanza grande, aperto su un giardino: era una stanza immersa nella natura. Ero affascinato. Mi trovavo in un luogo che parlava di passioni: musica, pittura, natura.

Alice m'invitò ad accomodarmi sul divano, e si allontanò per chiamare Peter e avvertirlo che sarebbe potuto passare quando voleva.

Su un parquet dal colore caldo e molto vissuto erano appoggiati dei quadri astratti. Lessi il nome dell'artista: Carl Liner, tempo prima avevo visto una sua mostra a Parigi.

Passarono pochi minuti quando sentimmo il suono del campanello.

Alice andò ad aprire la porta e un uomo magro sulla cinquantina fece il suo ingresso.

Me lo presentò.

- Peter, lui è Daniel, un mio compagno di Accademia.

- Piacere di conoscerti. - Peter mi porse la mano e gliela strinsi.

- Piacere mio.

Portava con sé una borsa simile a quella di un medico. Lo osservai attentamente incuriosito. Non avevo mai visto un pianoforte a coda completamente smontato.

Alice notò l'attenzione che stavo prestando all'uomo.

- Lui è lo "psicologo del pianoforte". Ne riscopre ogni volta l'anima.

Le parole di Alice mi colpirono. Il lavoro di accordatura di un pianoforte è molto complesso. Gli strumenti di Peter erano numerosi e dalle forme più strane.

- Daniel sai in cosa consiste l'accordatura di uno strumento musicale? - Peter mi rivolse la sua domanda senza interrompere ciò che stava facendo.

- Si. Suono la chitarra. E' la regolazione dell'intonazione di uno strumento in modo che rispetti il "sistema d'intonazione" vigente o proprio.

Alice mi guardò sbarrando gli occhi. Cosa avevo detto di sbagliato?

- Sei uno di quelli che le studia veramente le dispense che ci danno in Accademia. Oltre alle braccine corte sei anche un secchione... Con chi sono finita?!

Scherzò e mi rilassai.

Peter si mise a ridere. Lavorava sulle corde con vari arnesi, quali ad esempio una chiave con leva rigida e maniglia corta. Mentre mi spiegava i movimenti che compiva, mi raccontò un simpatico aneddoto di quando decise di voler diventare un accordatore di pianoforte. Aveva comprò subito la chiave, che usava ancora, in un piccolo negozio al centro di Londra.

Vedere Peter lavorare con concentrazione su di uno strumento, toccarlo con cura e "parlargli", mi riportò alla mente le parole dette da Mister L sull'anima degli strumenti musicali. Era vero, ognuno di loro possedeva un'anima diversa e quella del pianoforte di Alice sembrava sempre più forte e rinvigorita da ogni movimento dell'uomo.

Peter finì il suo lavoro. Alice l'invitò a rimanere ancora un po', ma lui declinò gentilmente in quanto aveva impegni. Ci salutammo e Alice l'accompagnò all'uscita.

Quando ritornò si mise subito al pianoforte. Era di colore bianco lucido e il contrasto con i suoi capelli scuri creò nella mia mente un'immagine indelebile. Seduta su quello sgabello, Alice era bellissima. Entrò subito in una sorta di trance e suonò, per me, Clair de Lune di Debussy, riportandomi subito il ricordo del nostro bacio sulla ruota panoramica. Ogni preoccupazione mi abbandonò completamente, rimasi immobile, catturato da quella melodia. Alice mi aveva stregato con la magia della sua musica.

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Nota d'Autore.

Grazie a @erieri24 per il bellissimo Logo per la band dei DAMN. Lo trovate come immagine del profilo, vi piace?

E grazie anche a tutti gli altri lettori: mi avete scritto, commentato e votato in tanti. Grazie, grazie!

Ciao

Cris

La strada verso un sognoLeggi questa storia gratuitamente!