Realizzai soltanto dopo ciò che stava succedendo.

Travis, mantenendo la presa sui fianchi, mi appoggiò sul bordo piscina. Poi, anche lui saltò fuori.

Corse a prendere i nostri vestiti, io presi le nostre scarpe, mentre i signori Blake uscivano dalla casa.

"Chi siete? Brutti furfantelli!" urlò la persona che doveva essere George.

Per fortuna, io e Travis eravamo molto più veloci.

L'erba mi solleticava le caviglie, l'adrenalina scorreva in me come non era mai successo.
Scavalcammo la staccionata come avevamo fatto poco prima. Le mie gambe quasi tremavano.

"Tornate qui! Io vi denuncio, furfantelli" continuava a dire il signor Blake.

Continuammo a correre fino a casa Walker, dove ci fermammo, entrambi con il fiatone.
Lasciai le scarpe per terra, poi guardai Travis. Scoppiammo a ridere entrambi.

"Furfantella" mi canzonò, punzecchiandomi il naso.

Io lo arricciai non appena lui lasciò la presa, sorridendo ancora.

Mi passò il maglioncino, insieme ai jeans.

Li presi. "Temo di aver lasciato i calzini in mezzo al prato."

"Fantastico, mi toccherà anche guidare senza calzini ai piedi."

"Hai le scarpe."

"Mi danno fastidio, senza calzini."

Sorrisi e, dopo aver infilato i jeans, infilai anche il maglione. Infilare i jeans fu una grande fatica, altro che quelle di Ercole. Le gambe erano ancora bagnate, ciò significava che i jeans non scivolavano sulla mia pelle.
Si vestì, anche lui.

Per tutto il tempo non avevo fatto altro che guardargli le labbra, leggermente dischiuse mentre si infilava le scarpe.

Avevo baciato Travis.

Avevo baciato Travis Walker e ancora non ci credevo, non mi sembrava reale.

Avevo baciato Travis Walker e avevo provato quello che non avrei mai dovuto provare.

Altro che odio.

"Vuoi fissarmi ancora per un po' o possiamo andare?" mi chiese, con un sorriso strafottente in faccia.

Arrossii tutto d'un tratto, ripensando al bacio che ci eravamo dati in piscina. "Ehm, no... no, andiamo pure."

"Non vuoi asciugarti, che ne so, i capelli?" chiese. Sorrideva ancora e la cosa mi dava fastidio. Sia perché sorrideva per il fatto che ero arrossita di nuovo davanti a lui, sia perché avevo finalmente capito che quel sorriso, in fondo, non lo detestavo affatto.

E questo era un controsenso, se ripensavo al fatto che avevo detto di detestarlo, quel suo sorrisetto.

Scossi la testa per rispondere alla sua domanda. Infilai anche le scarpe e poi salii sulla sua moto, sperando che non andasse veloce come prima.

"Hai ancora voglia di andare veloce?" gli chiesi.

"Mh, forse" rispose.

Mi morsi il labbro e presi coraggio, poi parlai, imitando la sua voce. "Sicuro non sia una scusa per avermi attaccata a te?"

Lui ridacchiò. "Chi lo sa."

Sorrisi, poi lui partì.
E io fui costretta ad allacciare le braccia intorno a lui, per evitare di cadere per terra.

Quando arrivammo a casa, notai quanto il cielo fosse pieno di stelle quella sera. Il che era un bene, magari il giorno dopo non avrebbe piovuto. Io odiavo la pioggia d'autunno, dava un volto così triste a tutto.

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