Travis si fermò davanti una casa, non sapevo bene in quale zona di New York fossimo, né quanto avevamo impiegato per arrivare fin lì.

Scese dalla moto e aiutò a scendere anche me.

"Bello il viaggio?" chiese.

"Se tu fossi andato più piano!" risposi, leggermente arrabbiata. Aveva accelerato appena partiti da casa, mantenendo la forte velocità per tutto il viaggio e costringendomi a rimanergli attaccata per evitare di cadere.

"Beh, sono abituato a quella velocità" disse.

La casa davanti a noi era davvero bella, ma Travis iniziò a camminare da tutt'altra parte.

"Dove vai?" urlai per farmi sentire.

"Non è questo il posto" rispose, alzando la voce.

Affrettai il passo, così mi ritrovai a camminargli affianco. Superammo altre due case, quando ci fermammo davanti ad una di quelle accanto.

Le pareti della casa erano di un forte rosso accesso e si poteva vedere il portone scuro, proprio come il tetto. La staccionata, invece, era bianca ed anche molto bassa.
I proprietari dovevano essere abbastanza ricchi.

Curiosità si sollevò in me. Non sapevo cosa aspettarmi, da un ragazzo come Travis. Mi aveva portato in una zona sconosciuta, forse Brooklyn?
Dentro di me sentivo un forte desiderio di sapere ciò che nascondeva, perché mi avesse portato con lui e perché continuava a passare del tempo con me.

D'altro canto, sono una Evans. Non vedevo motivo per il quale avrei dovuto stargli simpatica, ma a quanto pare i miei pensieri non avevano senso, se ero lì con lui, con la curiosità che mi stava mangiando viva.

Ormai con Travis era tutto così.
Tutto un mistero, tutta un' avventura. Un universo parallelo a ciò che dovevo fare quando ero con la mia famiglia. In quel momento dovevo essere nella mia stanza, a studiare per la North. E invece, eccomi lì, davanti una casa di sconosciuti, senza sapere cosa fare.

Travis scavalcò facilmente la staccionata.
"Vieni" mi incitò.

Non sapevo cosa stavamo facendo.
Ultimamente ero troppo attratta da tutto quel casino in cui mi cacciavo.
Affascinata.
D'altronde, le persone vengono sempre attratte dalle cose a loro opposte. E se io ero una ragazza tranquilla, l'unica cosa che poteva luccicare davanti ai miei occhi era il pericolo.

Ero come una falena attratta dalla luce, come una libellula attratta dall'acqua in piena estate.

E lui continuava a guardarmi, evidentemente si aspettava una risposta o una domanda, come facevo sempre.

Non dissi nulla. Scavalcai la staccionata bianca con facilità, poi lo seguii dietro casa. Lanciai un'occhiata alle finestre. Erano tutte chiuse e sembrava non fosse accesa nessuna luce in casa.
Arrivammo sul retro, dove c'era una grande piscina. Notai anche un barbecue, un tavolo da picnic e tre sdraio scure.

Travis si tolse le scarpe, i calzini e poi anche la maglietta. Mi fermai un attimo a guardarlo, ma quando si girò verso di me, distolsi subito lo sguardo, imbarazzata.

"Non ti spogli?" chiese. Fece qualche passo all'indietro, poi si girò e si tuffò in piscina, con un bel tuffo a bomba.

Mi avvicinai all'acqua. "È casa tua?"

"Non esattamente" rispose.

Sgranai gli occhi, mentre il panico prendeva possesso del mio minuto corpo.

"Tranquilla, lo faccio da quando avevo undici anni, io ed Aiden ci veniamo spesso. Sei la prima ragazza che porto, sai?"

"Siamo entrati in una casa di persone che neanche conosciamo! E se ci beccassero? Magari ci potrebbero denunciare per effrazione o qualche roba del genere."

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