Essendo il primo novembre, quel giorno non si andava a scuola. Era una cosa perfetta: dopo esser stata alla festa, avevo potuto dormire molto, senza dovermi svegliare alle sette per andare a scuola.

Rimasi a fissare il soffitto bianco ancora per un po', ma poi presi la decisione di scendere al piano di sotto. La mia pancia non smetteva più di brontolare.

Dopotutto, l'ultima cosa che avevo mangiato erano stati i salatini con Jenna.

Entrai in cucina, la mia famiglia era seduta intorno al tavolo.

"Dobbiamo parlare" disse mio padre, serio.

"Di cosa?"
Aprii il frigo e presi il latte, lo versai in un pentolino e poi lo misi a riscaldare.

"A che ora sei tornata ieri sera?" chiese mia madre. Anche lei sembrava molto seria.

"Ieri è stata una giornata complicata" mi morsi la lingua, cercando di inventare al momento una cavolata da dire.

Mio padre aggrottò le sopracciglia. "Isaac ci ha raccontato che hai mandato un messaggio a Noah, dove gli hai spiegato di aver avuto un calo di zuccheri e di essertene andata dalla partita. Puoi spiegarci cosa è successo dopo?"

"Ho incontrato una mia amica, mentre tornavo a casa. Mi ha aiutata e siamo andate a casa sua, ho preso qualcosa e ho riposato un po'. Quando mi sono svegliata, era sera tardi. Ho mangiato un panino al volo a casa sua, poi lei mi ha riaccompagnata qui."

"Potevi avvertirci" ribatté subito mia madre.

"Ve l'ho detto, ho dormito tutto il pomeriggio! L'altra notte non ho dormito molto" continuai. Isaac mi fissava, senza dire una parola.

"Il latte" mi ricordò mio padre. Spensi il fornello e versai il contenuto in una tazza. Mi sedetti al tavolo con loro e presi un biscotto, per poi inzupparlo e addentarlo.

"Hai dato fastidio a casa di quelle persone?" continuò.

Scossi la testa. "I genitori sono dovuti andare da alcuni parenti, nel New Jersey."

"Che non ricapiti più, Faith Elizabeth e quante volte ti abbiamo detto di non frequentare gente della South? Ora, non so se questo è vero oppure no ma ricordati: che non succeda mai più!" Mia madre mi puntò un dito contro, poi uscì dalla stanza. Mio padre la seguì.

"Ti conviene non giocare con Noah, okay?" Isaac parlò soltanto in quel momento.

"Non ci sto giocando" replicai.

Sbuffò. "Stavi davvero male, ieri?"

"Si" mentii.

Mi osservò ancora, poi si alzò e se ne andò.

"La tua tazza!" urlai. Non tornò indietro, ciò voleva dire che avrei dovuto pulire tutto io.
Dopo aver finito di fare colazione, pulii il tavolo e lavai le due tazze.

Decisi di dare una sistemata alla mia stanza, ultimamente non lo stavo più facendo e si vedeva: il mio armadio, ormai, era diviso tra scrivania e letto, dato che alcuni vestiti non li sistemavo più nell'armadio. Non ne avevo il tempo e spesso me ne dimenticavo.

Iniziai a sistemarli nei rispettivi cassetti, poi risistemai anche il letto. Sentii il telefono squillare, così lasciai le lenzuola così come erano per prenderlo.

"Jenna?" risposi. Incastrai il telefono tra l'orecchio e la spalla, in modo che potevo provare a terminare di fare il letto.

"Ehy Faith!" disse, allegra. "Ti ho per caso svegliata?"

"No, non preoccuparti" dissi.

"Alla fine spero ti sia divertita ieri" disse.

"Abbastanza" ammisi.

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