Cap. 16: Exhausted.

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Con una strana quiete e lentezza nei movimenti, Jamie depositò con cura il borsone di Alai sul divano. Dopo le loro dolci e appassionate strette, ritornarono al luogo d'origine, casa di lui. Il tragitto verso casa era stato piuttosto imbarazzante, dal momento che nessuno dei due aveva aperto bocca neppure per sbaglio. Dopo che l'intriso fra rosso e giallo si era diviso, la dolcezza di poco fa era stata sufficientemente abbondante per creare un maestoso muro, dividendo le loro fragili anime, che non bramavano altro che essere ricongiunte in un nuovo e amoroso abbraccio. Alai non fece altro che torturarsi i capelli, alla disperata ricerca di un punto fisso in cui buttare il suo sguardo; mentre Jamie, continuava a fissarla con la sua solita intensità negli occhi.
- Hai fame? - chiese lui.
Alai scosse la testa. - No. - rispose sinceramente. Quanto successo prima, era bastato a riempirle tutto il corpo, che ne desiderava ancora un po'.
Lui si limitò a guardarla. Alai riuscì a scovargli un qualcosa di nascosto dietro le pupille nerastre, forse qualcosa che lui stesso voleva nascondere. Ogni parte del corpo di lui pulsava di una chissà quale intensità, cui forse solo Alai riusciva seriamente ad accorgersene, di conseguenza era del tutto impossibile non avvertire nulla che non provenisse dal suo corpo perfetto. Avrebbe tanto voluto che fosse così anche per i suoi sguardi ed espressioni del tutto indecifrabili.
- Perché sei venuto a riprendermi? - chiese tutto d'un fiato Alai. Quelle parole uscirono dalla sua bocca in un modo talmente inaspettato, che non riuscì neppure ad accorgersi in tempo delle sue azioni impulsive.
- Sei scappata con tanta fretta, che non ho neppure potuto aprire bocca. Inoltre sei sotto la mia responsabilità, ed al posto tuo nessuno si sarebbe sentito così libero da poter andarsene in giro per il campus. Non so se capisci... - scosse le spalle, rivolgendole qualche occhiata, fra una parola e un'altra.
Una punta di delusione, ferì il petto di Alai. In fondo cosa si aspettava? Il tempo le aveva dato modo di capire con chi avrebbe dovuto fronteggiare per tutto quel tempo. Sapeva perfettamente che vuoto abissale si celava fra di loro, e sapeva alla stessa maniera, quanto lui non lasciasse trapelare nessuna emozione rivelatrice, o un qualcosa in più di soddisfacente. Sarebbe sempre stato così, ed Alai non avrebbe potuto farci nulla. - Oh, capisco. - disse solamente, chinando il volto.
- Pensavi sarei venuto a riprenderti? - chiese, facendo sussultare silenziosamente l'animo scombussolato di Alai.
- Non pensavo importasse...insomma... - farfugliò, gesticolando nervosamente con le mani. - No, no... - scosse la testa.
"E infatti non importa." disse una voce triste dentro di lei. Ripensò alla sua fuga liberatoria e ribelle, e a come si fosse sentita una volta uscita da quella casa: terribilmente orgogliosa di se stessa, e allo stesso tempo era come se avesse lasciato un pezzo di se in quella casa, il quale orgoglio non riusciva ad occuparne il posto. Ma sapeva comunque, di star facendo la cosa giusta, e che forse quello sarebbe riuscito a ricompensare il suo vuoto improvviso. Ma in un modo o nell'altro, qualcosa le suggerì di fare come diceva lui, che quella era la strada giusta di intraprendere. E per un momento si dimenticò della sua stessa ingenuità nell'affidargli un'altra volta la sua fragile fiducia, pronta ad essere spezzata nuovamente. Solo in quel momento si rese conto di quanto avesse sbagliato. Forse era stato semplicemente il modo in cui l'alito di lui, aveva accarezzato il volto piccolo di lei. Forse era stato semplicemente il modo in cui sentì il suo corpo tremare, sotto il tocco dolce di lui, o forse era stato semplicemente lui, in tutti i suoi colori, sfumature e sbavature.
Alai deglutì un nodo di nostalgia che le si bloccò in gola, consapevole del fatto che quel nodo, sarebbe rimasto lì, intatto. Afferrò il borsone dal divano, e salì frettolosamente le scale.

Sentiva il vento fresco soffiarle contro il viso. Era sempre stata una sensazione piacevole sentire il tocco frizzante del vento accarezzarle il viso, anche solo per un istante. Soprattutto dopo una giornata di emozioni sfiancanti, come quelle provate durante quel giorno. Il sole stava tramontando, dietro le foglie verdi dei tristi alberi. Un paesaggio del tutto malinconico e rincuorante, si estendeva sotto gli occhi ormai aperti di Alai. Una folla di ragazzi rideva a chiacchierava, senza neppur accorgersi che l'erba verdastra sotto i loro piedi, stava perdendo il suo colore. Una luce opaca illuminava di un grigiastro, gli occhi di Alai. Si era allontanata da casa, con l'intenzione di allontanarsi contemporaneamente da tutti i pensieri che le stavano macinando nella testa, ormai da un po' troppo. Voleva assaporare la sensazione di non sentire davvero il peso di tutte quelle emozioni e pensieri, ma nonostante credette di stare sul punto di riuscirci, lui e le sue mani struggenti ritornavano come un ricordo indelebile, nelle sue membra. La panchina gelava sotto le sue cosce, ma sembrava non impressionare troppo la sua sensibile pelle, che da sempre era suscettibile sia al caldo che al freddo. Chiuse gli occhi, cercando di entrare in una realtà sola con se stessa, invano. Delle urla fin troppo familiari la distrassero dal suo duro lavoro, riportandola sul pianeta Terra. Aprì di scatto gli occhi stanchi, aggrottando la fronte. Una Katia tutte urla si stava facendo spazio fra la folla chiassosa, intenta a raggiungere Alai. Con il fiatone pesante e ansimante, raggiunse l'espressione confusa di Alai, accasciandosi sulla panchina. - Oh mio Dio...Alai...allora sei qui...ti ho cercata ovunque.... - si mise una mano sul petto, intenta a voler calmare il suo respiro affaticato. - Potevi almeno rispondere alle mie chiamate... - ansimò, guardandola.
Alai si sentì sbattere in faccia la sfacciataggine di lei, come un forte schiaffo. La guardò con aria fredda, afferrando il cellulare nella tasca della tuta. Aveva ricevuto 7 chiamate, solo da Katia, il che le sembrava piuttosto strano.
- Perché non hai risposto? È successo qualcosa? - chiese, ancora a tormentarle il fiatone. A quelle parole, Alai sgranò gli occhi, allibita dalla domanda della ragazza. Le avevano dato una botta in testa, che non si ricordava più nulla? Sospirò, indignata, sul punto di scoppiare in una fragorosa risata acida. - Mi prendi in giro? - finalmente la guardò dritta negli occhi. Quello sguardo, sembrò congelare le iridi nocciola di Katia, che se ne stava sulla panchina, tutta concentrata a calmare il suo respiro irregolare. - No, perché dovrei... - gesticolò, visibilmente confusa.
Quell'apparire del tutto ignara di quanto accaduto quello stesso giorno, aumentò la rabbia che le ribolliva nello stomaco ormai da un po'. - Si, mi stai prendendo in giro. - si alzò di scatto, con una voglia improvvisa di allontanarsi da quella ragazza. Quella ragazza che l'aveva accolta con la sua simpatia e vivacità, quella ragazza che per prima sembrò apprezzare la sua presenza dentro quel maledetto campus, quella ragazza che le riempì il cuore di commozione e comprensione condividendo con lei la sua dolorosa esperienza, quella ragazza con cui si sentiva strettamente legata dallo stesso spiacevole avvenimento che le accomunavano, la stessa ragazza che quello stesso giorno le riversò tutto alle spalle, prendendosi gioco di lei assieme ad un gruppo snob e altezzoso, e dandole della puttana. Lei era la ragazza da cui meno se l'aspettava, eppure dovette rimangiare i suoi più dolci pensieri, anche su di lei. Camminò svelta, decisa ad allontanarsi il più possibile da quella ragazza, completamente sconosciuta ad Alai, quella per cui non provava nemmeno più un briciolo di compassione, al suo posto solo rabbia e risentimento.
- Alai! - urlò Katia.
Alai si fece forza di non girarsi, stringendo i pugni.
- Alai, aspetta! - continuava ad urlare Katia. La ragazza girò la testa, vedendo una sagoma indistinta correre verso di lei. Alla vista di quella mossa si bloccò, non capendone il motivo. - Alai, diamine! - la raggiunse. - Aspetta! - ansimava.
- Cosa vuoi? - chiese Alai con tono gelido.
- Ti ho cercata correndo per metà campus, e tu te ne vai, così! - esclamò, con aria offesa e sorpresa.
- E cosa ti aspettavi?! - urlò Alai.
Stava perdendo gradualmente le staffe. - Che ti avrei sorriso, magari fingendo che non fosse successo nulla? E non fare finta che sia realmente così! - continuava ad avere i pugni stretti, con una voglia irrefrenabile di lasciarne uno sulla guancia di lei. - Sei una falsa! -
Katia sbatté le ciglia, deglutendo. - Alai...almeno fammi parlare. - sbatté le braccia sui fianchi, con aria sfinita, il cui gesto sembrò infuriare ancora di più Alai.
- No! Non voglio neppure sentir uscire la benché minima protesta da quella tua bocca! - urlò. - Ne ho le palle piene. Basta. - si girò, facendo per andarsene. Una mano le bloccò con decisione il polso, costringendola a girarsi. - Insomma! - esclamò Katia.
- Cosa?! - urlò esasperata. - Vuoi per caso dirmi che esistono davvero giustificazioni al tuo comportamento? - scosse la testa, ridendo acida. - Sei entrata in casa di Jamie assieme a quelle persone, e mi hai dato della puttana. - sospirò. - E come se non bastasse hai riso con loro di me, alle mie spalle. -
- Era ubriaca e fatta, Alai... - disse con voce supplichevole.
- Me ne infischio! Anche gli ubriachi sanno contenersi su queste tipo di cose. Non è stata semplicemente colpa della sbronza o di qualche strana sostanza. Lo sai bene. - le puntò un dito contro. - Io credevo fossimo simili...evidentemente mi sono sbagliata, sì. - annuì.
Katia scosse freneticamente la testa. - No! No! Noi siamo simili. Sei l'unica persona a me simile qui dentro. Lo sappiamo entrambe. Ma ti ho spiegato come funzionano le cose qui... - sospirò.
- Mi sono rotte le palle di questa storia! Usate tutti questa scusa per pararvi il culo, basta! Me ne frego di come funzionano le cose qui! Io sono qui, eppure non mi dimentico di come trattare le persone. Pensavo potessimo essere amiche, inoltre nutrivo stima nei tuoi confronti. Non so...non so cosa sia mai potuto succedere, ma qualcosa si è rotto. - il petto le si alzava e abbassava ripetutamente. - Non me l'aspettavo da te, davvero. -
Katia le prese la mano, stringendola fra le sue dita ghiacciate. - È così, noi siamo amiche! - annuì. - Io ho dovuto abituarmi a questo tipo di vita, ormai non posso più uscirne, cerca di capirmi... -
- Posso capire la tua sofferenza, ma questo no, questo non lo comprendo. Non comprendo il motivo per cui deridere un'altra persona, davvero. Non puoi pretendere una cosa del genere. Non da me. Lasciami in pace. - si liberò bruscamente dalla sua presa, girandosi di spalle, per poi riprendere la sua camminata a passo veloce, verso una meta indistinta.
- Alai! - si sentì chiamare più volte, ma questa volta non si voltò. Non voleva vedere come si lasciava alle spalle l'unico luccichio di speranza che aveva nutrito durante questo tempo. - Sono l'unica amica che hai! - sentì urlare.
Si bloccò, come congelata da quelle parole.
- Tu non sei mai stata mia amica. - disse fra i denti Alai, sapendo che Katia non la stesse ascoltando. Incurante delle urla di lei, continuò a camminare, lasciandosi tutto e tutti alle spalle. Era questo quella che voleva.

Aprì la porta, col cuore impazzito dentro il petto ed il fiato corto. Non ricordava esattamente come aveva passato l'ultima mezz'ora fuori, dopo l'incontro con Katia. Era successo tutto così velocemente, che neppure si accorse del passare veloce del tempo. Jamie stava in piedi nel salotto, guardandola con occhi curiosi. - Dove sei stata? - chiese.
- T'importa? - quelle due parole uscirono così velocemente dalla bocca di Alai, che non ebbe nemmeno il tempo materiale per ricacciarle dentro.
A quelle parole, Jamie alzò le sopracciglia. - Infatti te l'ho chiesto. -
Alai ignorò la protesta di lui, accasciandosi sul legno duro di un mobile, ancora col respiro pesante.
- Cosa diavolo è successo? - corrugò la fronte. Ormai ogni segno di sarcasmo era svanito dal volto di lui, lasciando spazio ad un'espressione arrabbiata ed interrogatoria.
Alai continuò ad ignorarlo, senza riuscire a guardarlo. In tutta fretta, cercò di avviarsi verso la rampa di scale, in modo da rinchiudersi dentro le mura della stanza di cui si era appropriata in quei giorni. Però una possente mano fu abbastanza forte, da paralizzarle tutto il corpo. Una mano troppo familiare, ormai. - Ti ho fatto una domanda, gradirei essere risposto, sai. -
Alai girò la testa, trovando finalmente il coraggio di guardarlo in volto. Gli occhi avevano raggiunto una tonalità più cupa e scura, tant'è che sembrò avere le pupille più nere e profonde del solito. - Lasciami stare. - cercò di dimenarsi dalla sue presa decisa.
Un forte strattone da parte di lui la costrinse a cedere ai suoi tentativi inutili di liberarsi. - Si può sapere che ti prende! Ti ho detto di lasciarmi! - esclamò Alai. - Per favore... - cercò di dire, sotto forma di supplica.
La mano di lui andò a stringere la presa sul suo braccio, che Alai quasi si sentì bloccare la circolazione. - Mi fai male, Jamie...lasciami! - esclamò, lamentandosi dal dolore.
Lui ignorò le sue lamentele, scaraventandola violentemente sul divano, incurante della debolezza fisica di lei. Alai sembrò avere un tuffo al cuore, andando a ripararsi istintivamente il volto con le mani. Lui e le sue mani crudeli non sarebbero mai stati troppo lontani.

{...}

Ehilà! Scusate per la lunga attesa nell'aggiornamento di questo capitolo, ma ho avuto parecchio da fare, e non nego di aver riscontrato una certa difficoltà nello scrivere questo capitolo. Ad ogni modo volevo ringraziare tutti quelli che leggono la mia storia, capitolo per capitolo. Siamo arrivati a 1000 letture! Credo questa sia la ricompensa al mio duro lavoro, e non potrei essere più felice, grazie di cuore.💝
Cosa ne pensate di questo capitolo? È un po' troppo triste?🐨

Ossa Fragili. (Come Nei Sogni)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora