Iniziai a sfogliare il libro di storia, Cristoforo Colombo sembrava scomparso da quelle maledette pagine.

Quando finalmente riuscii a trovare il capitolo, sentii il mio telefono squillare.

"Maya?" dissi, incastrando il cellulare tra la spalla e l'orecchio.

"Faith" la sentii dire, disse altre parole che non capii e starnutì.

"È tutto okay?" chiesi.

"Non proprio, credo di essermi raffreddata ieri sera, penso di avere la febbre" rispose. La sera prima era andata da qualche parte e, da ciò che mi aveva raccontato, non si era vestita poi così leggera.

"Mi hai chiamato per questo?"

"Non esattamente. Potresti farmi un favore?" chiese, la voce sembrava abbastanza debole. "Ieri ho dimenticato lo zaino da Aiden e molte altre cose, puoi andarle a prendere, per favore?"

"Sono impegnata, non può venire Aiden da te?" chiesi.

"È agli allenamenti" spiegò.

"Mh, d'accordo. Ci sentiamo quando arrivo a casa tua" dissi.

"Grazie mille, sei un angelo."

Chiusi la chiamata. Lasciai un sospiro.
Decisi di sciogliere la crocchia improvvisata e fissata con le matite. Mi alzai dal letto e indossai velocemente le scarpe.

"Mamma? Papà?" urlai, mentre scendevo le scale. Non sentendo voci, andai a dare un'occhiata allo studio. Era vuoto.

"Isaac?" chiamai.

Nulla. Era sicuramente uscito con Nancy.
Presi il telefono ed uscii di casa.

Trovare un taxi non fu per niente difficile e il viaggio in auto non risultò molto lungo. Non avevo dovuto chiedere a Maya dove abitava Aiden, per fortuna ricordavo la strada.

Scesi dal taxi e pagai il tassista, per poi iniziare a camminare lungo la strada.
Specialmente quella zona di New York era piena di piccole villette, cosa rara, dato che la città è sempre stata piena di grattacieli ed enormi palazzi.

Superai un negozio di arredamento per la casa e mi ritrovai davanti casa White.
Maya mi aveva detto che Aiden era a scuola, perciò non sapevo chi mi avrebbe aperto.
Decisi di suonare lo stesso al citofono.

"Chi è?" chiese una voce femminile.

"Sono un'amica di Maya, la ragazza di Aiden, devo prendere delle cose che ha dimenticato qui" risposi.

"Faith?" Una voce diversa da quella di prima mi risultò più familiare.

"Si, sono io" dissi.

Sentii il cancello di casa aprirsi all'improvviso. Non avevo un ricordo ben definito della casa di Aiden.
Ricordavo solamente le pareti bianche della casa e un forte odore di fumo e alcol.

Diedi un'occhiata al piccolo giardino. L'erba era tagliata perfettamente e più in fondo c'era un ulivo con uno scivolo un po' vecchio. Non c'era puzza di fumo o di altri strani odori.
Giunta sul portico, notai un gatto dormire al sole sopra il tappeto.

"Entra, la porta è aperta" sentii dire.

Spinsi la porta bianca ed entrai in casa. Questa volta mi presi il permesso di osservarla meglio, dato che a causa del casino dell'altra volta, non avevo potuto farlo.
Il salone era davvero grande, con le pareti bianche ricche di quadri e foto. Pensai che lo usavano anche come sala da pranzo, dato che c'era anche un tavolo rotondo circondato da sedie rosse.

Aiden era seduto sul divano color crema, stava parlando al telefono con qualcuno ma attaccò presto.

"Bella casa" dissi, guardandomi intorno.

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