(Scusate, ma non potevo far filare tutto liscio haha. Mi ci voleva una bastardata tipica per finire questa storia, ma so che voi mi perdonate comunque perché mi amate ;) )

Ero rimasta ad occhi e bocca spalancati, mentre una mano stringeva ancora la maniglia della porta, tanto forte da farmi diventare le nocche bianche.

-E tu che ci fai qui? - chiesi ancora incredula, mentre le mie labbra si piegavano in un sorriso largo tanto quanto tutta Boston.
-Sorpresa? - domandò con sarcasmo, alzando le spalle.
-Oddio, non posso credere che tu sia davvero qui! - mi buttai con le braccia attorno al suo collo.

Michael, il mio ragazzo, mi aveva detto che sarebbe stato in giro per lo Stato con la sua band punk-rock. Credevo che non sarebbe riuscito a tornare a casa, per via di un qualche concerto. E invece eccolo qui, di fronte a me.

Mi allontanai da lui, solo di qualche centimetro, affinché lui mi prendesse il viso tra le mani, per poi attaccare le sue labbra alle mie. Non lo vedevo da quasi quattordici giorni e mi era mancato da morire.

-Mi sei mancata, Jen.
-Anche tu. - allacciai le mie braccia attorno al suo busto, mentre entravamo insieme dentro casa.

Ormai aveva fatto la sua entrata trionfale, ed io, Michael e i nostri amici ci stavamo divertendo, cantando e ballando sulle note delle nostre canzoni preferite.

Verso le due, tutti i miei amici cominciarono ad andare via. Li salutai tutti e li ringraziai per essere venuti. Insomma, alla fine eravamo rimasti io, Michael e la mia migliore amica Savannah, con il suo ragazzo Ashton. Eravamo seduti sul divano, stanchi morti, a parlare tra di noi, quando i miei genitori ed Aimee scesero al piano di sotto.

-Ciao ragazzi!
-Salve!

Ormai quei tre ragazzi passavano la maggior parte del tempo in casa mia, ed i miei erano dei tipi molto amichevoli e alla mano, quindi potevano quasi, e ripeto quasi, essere parte della nostra "amicizia".

-Mamma, papà, posso chiedervi un favore enorme, che però farete perché sono la vostra bambina? - andai verso di loro, con lo sguardo da cucciolo che facevo ogni volta che volevo qualcosa.
-Tanto sappiamo già che cederanno, quindi chiedi e basta, tesoro. - disse zia Aimee facendo ridere tutti.
-Va bene se dormono qui? Voglio dire, non vorrete farli guidare fino a casa in queste condizioni?
-Sarà meglio per te che non si sentano rumori di quel genere! - puntualizzò mio padre, puntandomi un dito contro e facendomi arrossire dalla vergogna.
-Oddio, papà! Non posso credere che tu l'abbia detto! - la mia bocca e i miei occhi si spalancarono, così come i miei amici, solo che loro avevano finito con il ridere a crepapelle.
-Come se a sedici anni, voi due eravate ancora vergini! - zia Aimee si intromise di nuovo, rendendo la situazione più divertente, ma anche più bizzarra.
-Okay, okay, ho capito. Niente cose di... quel genere! Buonanotte!

Li spinsi di nuovo al piano di sopra; capitava spesso che mia zia si fermasse a dormire da noi. Diciamo che più che una camera per gli ospiti, la nostra era una camera per lei.

Tornai dai miei amici, che mi guardavano divertiti, ma che continuavano ancora a ridere. Loro adoravano la mia famiglia, dicevano che era fuori dal normale, ed evidentemente lo era. E non potevo amarli più di così.

-Uhm, c'è una cosa che vorrei dirvi. Ma è una cosa abbastanza seria.
-Cioè? - Michael intrecciò le sue dita alle mie e mi avvicinò a lui.

Mi sedetti sul divano, incrociando poi le gambe sotto di me, per mettermi comoda. Presi un respiro profondo, e cominciai a giocare con le mie dita, mentre tenevo gli occhi fissi sulle mie mani.

-Ecco, oggi ho saputo di essere adottata. - mi guardarono tutti e tre con gli occhi sbarrati - Ma non è andata così male. Insomma, devo ancora abituarmi a tutto questo, ma mia madre, intendo quella vera, era già preparata. Questo pomeriggio i miei mi hanno dato una scatola che aveva preparato lei prima di affidarmi a loro. Erano tipo migliori amici. Dentro c'erano delle foto, di me e i miei veri genitori e di Jennifer. Lei era la vecchia migliore amica di mia madre, e da quello che so io, lei era una donna forte. E anche mia madre lo era, per questo hanno deciso di chiamarmi Jennifer Beatrice. Inoltre mio padre, quello vero, si chiamava Justin Bieber, quindi forse era il fratello di mio padre, o qualcosa del genere. E poi mi hanno regalato una polaroid, e da quello che ho potuto vedere amavano farsi foto con quella, dato che ce ne ho una decina. - risi tra me e me - Infine mi hanno regalato questa. - presi la collana tra le mani e i loro occhi si posarono su di essa - Sia Beatrice che Justin avevano una corona tatuata; lui sul petto e lei sulla scapola. Avevo intenzione di farmi anche io un tatuaggio del genere. E in questa lettera, dove la mia vera madre mi ha raccontato tutto, lei dice anche che se ha fatto tutto questo è stato per il mio bene è per la mia salvezza. E sia mia madre, che mio padre, che Aimee, hanno confermato. Ora non so di preciso cosa sia successo, ma mi fido di loro. Insomma, che senso avrebbe dare via una figlia così, sennò? Specialmente se si amavano così tanto, i miei veri genitori intendo.

Non mi ero resa conto di aver buttato via tutte quelle parole che risiedevano dentro di me per tutto il pomeriggio e la sera, finché non dovetti fermare a riprendere fiato. Gli sguardi dei miei amici erano a dir poco sbalorditi, e anche il mio lo era probabilmente.

-In fondo l'ho sempre sospettato, io volevo gli occhi blu di mio padre! - la buttai lì, per cercare di sdrammatizzare, ma nessuno sembrò afferrare la battuta.
-Cioè, tu stai dicendo che quelli che abbiamo sempre conosciuto non sono i tuoi veri genitori e sei così, come dire, tranquilla? - chiese Michael.
-Non sto dicendo di essere tranquilla. Solo che ormai quel che è fatto è fatto, e non c'è modo di tornare indietro, quindi non vedo che senso avrebbe arrabbiarsi e buttare giù tutto.
-Allora, forse, è vero che sei forte, Jennifer Beatrice Bieber. - disse la mia migliore amica, rivolgendomi un sorriso.

Io mi sentii arrossire e alzai le spalle. Il mio ragazzo, invece, portò un braccio sulle mie spalle e mi avvicinò ulteriormente a lui, per baciarmi la guancia. E poi portò le labbra vicino al mio orecchio e mi sussurrò delle parole che non avrei mai dimenticato.

-Che tu sia davvero una Bieber o meno non posso saperlo, ma so per certo che la persona che amo sei tu Jennifer, non mi importa quali siano le tue origini.

Circa un quarto d'ora più tardi che mi ero riuscita a sfogare con i miei migliori amici, avevamo spostato il divano e il tavolo del salotto, per sistemare i sacchi a pelo. Eravamo sistemati tutti vicini, e il mio era ovviamente attaccato a quello di Michael.

Savannah ed Ashton stavano già dormendo, ma io non ci riuscivo, e dal respiro del mio ragazzo, capii che anche lui era ancora sveglio.

-Non riesci a dormire? - mi chiese, accarezzandomi un braccio e baciandomi la fronte.
-Pensavo alla lettera di Beatrice. - sorrisi - C'era un punto in cui mi diceva che se mai avessi trovato un amore grande e forte come quello tra lei e Justin, lo avrei capito. Ovviamente io non so come era il loro amore, ma qualcosa mi dice che tu non te ne andrai mai. - alzai la testa per guardarlo.
-Non è "qualcosa" a dirtelo. Sono io. Te l'ho detto, Jen, io non ti lascio.

Mi accoccolai di nuovo tra le sue braccia e pian piano, caddi in un sonno profondo, sentendomi al sicuro in quel momento vicino a lui.

Molti di voi mi chiedono se Justin e Tris sono morti. Allora, io ho deciso di proposito di lasciare il finale così, perché preferisco che siate voi a decidere quale sia la fine più giusto.

Sono morti? Sono vivi? La scelta sta a voi.

Grazie mille per aver letto la mia storia, vi amo con tutto il cuore. Giuro, ormai è parte di me e credetemi che per me non è stato affatto facile farla finire. Spero vi sia piaciuta, e che dire, alla prossima!

E se vi va, andate a leggere anche le altre mie storie!

Vi adoro!

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