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Cap. 12: "Sai cosa significa concedere una puttana ad un ragazzo?"

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Passarono secondi, minuti...ormai sarebbe dovuto arrivare, no? Alai continuava a stringere gli occhi. Non voleva vedere come, il ragazzo a cui aveva affidato ingenuamente la sua fiducia, la picchiasse. Ormai passò decisamente troppo tempo, così Alai si decise ad aprire gli occhi, riluttante.
A sua grande sorpresa, vide Jamie con le mani strette nei capelli. Quasi pensò che stesse piangendo.
- J-jamie... - chiese con voce spaventata Alai. - Cos'hai? - corrugò la fronte, ormai capendo che il ragazzo non aveva intenzione di farle del male.
- Vattene. - scosse la testa ancora con le mani fra i capelli.
- Dove? Jamie stai bene? - gli mise una mano sulla spalla.
Lui ritrasse al tocco, scuotendo freneticamente la testa. - Tu non capisci! Devi andartene e basta! - urlò guardandola.
Alai respirò affannosamente. - Ti prego...dimmi cos'hai... - tentò di dire, prima che il ragazzo non diede un forte pugno al mobile a cui era appoggiata con i gomiti Alai.
Alai sussultò, urlando di poco.
- Ho detto di andartene! - era la prima volta che Alai lo sentiva urlare in quel modo. I suoi timpani quasi si frantumarono dal frastuono della sua voce roca. Alai scosse la testa, cercando di assumere un'espressione sicura di se, ma sapeva di fallire. - Non me ne voglio andare. - il tono di voce era tranquillo e allo stesso tempo determinato.
Lui la guardò spalancando gli occhi, incredulo delle sue parole. Stette a guardarla così, per troppi secondi, tant'è che Alai si sentì avvampare in volto. - Vuoi restare? - chiese lui, con gli occhi che luccicavano di oro.
Alai annuì timidamente.
Lui la prese per i fianchi e la strinse a se, cingendole la vita con le braccia muscolose. Alai vide che aveva le maniche della maglietta tirate su, così da poter intravedere bene le braccia di lui: c'erano disegnati sopra di esse, disegni ad inchiostro nero, che Alai non riuscì a capire. Tentata dal tastare la sua pelle tonica, decise di accarezzare con una mano il suo braccio. A quel tocco lui sembrò irrigidirsi, ma si rilassò subito dopo, quando lei gli poggiò la testa sul petto.
- Dimmi cos'hai... - la voce di Alai risuonò quasi angelica, mentre gli sfiorava il braccio con il polpastrello, tracciando i disegni dei suoi tatuaggi.
Lui inspirò forte, facendo sentire al minuto corpo di Alai, il rigonfiamento del petto di lui, e i suoi pettorali sodi.
- Vai a dormire, è tardi. - disse lui dolcemente, quasi sussurrando, mentre le accarezzava la chioma rossa.
Alai alzò la testa, in modo da guardarlo dritto nelle iridi azzurre-giallastre. Aveva occhiaie viola, e due occhi gonfi e rossi dalla stanchezza, molto probabilmente, anche dall'alcol. - Promettimi che domani mattina mi spiegherai tutto. -
la voce di Alai era supplichevole.
Lui annuì debolmente, sorridendole in un modo che ad Alai sembrò troppo alieno per Jamie. I suoi tocchi, le sue mani, i suoi occhi, la sua espressione erano diventati improvvisamente dolci, con una sfumatura di debolezza nascosta. Forse lui stesso voleva nasconderla. Alai ricambiò il sorriso, uscendo dal suo abbraccio a malincuore, e dirigendosi su in camera. Ma, sapeva che non avrebbe chiuso occhio per tutta la notte.

La mattina seguente, Alai si alzò dal letto, strofinandosi gli occhi. Non aveva dormito per quasi tutta la notte, come previsto, solo una decina di minuti appisolata. Si sentiva stanca, e aveva davvero tanta voglia di dormire, ma l'agitazione per quello che l'era successo la notte scorsa con Jamie, le impediva di chiudere occhio senza smettere di pensare neppure per un secondo all'avvenuto. Si diresse in bagno, dove si lavò la faccia con acqua gelida, sperando che ciò bastasse a farle tenere aperti gli occhi. Si guardò allo specchio, e quasi scivolò per lo spavento. Sembrava un fantasma: in volto era pallidissima, l'unico schizzo di colore sul viso, erano le occhiaie violacee e circondarle gli occhi semi-aperti, e gli occhi verdi-azzurri, di un colore ormai spento e quasi opaco; aveva i capelli rossi a cespuglio, che le arrivavano quasi fino al fondoschiena, secondo lei decisamente troppo lunghi per il suo piccolo viso; ed infine due labbra gonfie e screpolate, anch'esse pallide.
Il pensiero di incontrare Jamie in questo stato la fece rabbrividire. Non voleva che la vedesse così. Con una fitta al petto, scese le scale per dirigersi dal ragazzo, su cui tanto rimuginò la ragazza.
Jamie era seduto sul divano, con il computer sulle ginocchia. Sembrava essere molto concentrato dal suo lavoro, così Alai si sentì quasi di troppo. Ma alla fine decise di farsi coraggio, ed affrontarlo ugualmente, tanto le cose non potevano andare peggio di così, secondo lei. Appena la vide, chiuse il computer con uno scatto veloce, troppo veloce. Alai corrugò la fronte. "Si sarà spaventato vedendomi?". Si toccò l'orlo della maglia troppo lunga. - Cosa c'è? - chiese lei con voce piccola.
- Nulla. - disse solamente.
Alai alzò le spalle, sorridendogli di poco. - Hai fame? - chiese lui, con lo sguardo puntato intensamente dentro le iridi di lei.
Alai annuì. - In realtà si. -
- Vieni. - si alzò, posando il computer sul tavolino di legno. Fece strada alla piccola fantasma, verso la cucina. Sopra il tavolo, c'erano dei croissant e delle tazze. Ad Alai quasi luccicarono gli occhi a quella vista. - Croissant? Li hai comprati? - chiese lei, girando la testa verso di lui.
Lui annuì, ricambiando lo sguardo. - Si, stamani. - si grattò la nuca, con aria imbarazzata. - Beh, in realtà ieri avevo provato a cucinarli, ma...puoi capire... - ridacchiò, alzando le sopracciglia.
Alai rise a sua volta, la cui risata catturò l'attenzione di Jamie, che la guardava sorridendole, con fare ammirevole. - Cosa c'è? - chiese Alai, ancora con un sorriso ebete stampato sul volto. Lui rise in tutta risposta, andando verso il tavolo.
Era la prima volta per Alai, vederlo così spensierato e sorridente, il che tirò su il morale allo scricciolo.
- Allora vuoi startene lì impalata? - alzò un sopracciglio. - Potrei sempre mangiarli io al posto tuo. - minacciò lui sarcasticamente.
Alai gli fece la linguaccia, andando verso il tavolo, e sedendosi su uno sgabello. - Non sapevo bene come l'avresti preferito, perciò ti ho comprato uno al cioccolato, uno alla crema, e un altro alla marmellata. - disse, indicando ogni croissant.
Alai lo guardava con occhi increduli, per poi scoppiare a ridere. - Cosa? - disse lui, trattenendo una risata adorabile. Alai scosse la testa, ridendo ancora. - Grazie. - bofonchiò.

- Com'era? - chiese lui, guardandola.
- Buono. Alla fine ho scelto quello al cioccolato. - rise lei. - Gli altri li conserviamo, sarebbe peccato buttarli. -
Lui la guardò inizialmente con aria confusa, per poi annuire distante. - Cosa c'è? Da voi non si usa conservare il cibo? -
- Quello che avanza lo buttiamo. - alzò le spalle.
Alai stette a guardarlo per un po'. - Ma è assurdo! - corrugò la fronte. - Fuori ci sono persone che non possono mangiare, mentre noi che ne abbiamo la possibilità, buttiamo il cibo. -
- Siamo cresciuti in un mondo in cui il consumismo è al primo posto. Non mi meraviglia il fatto che la gente butti il cibo. -
- È vergognoso astenersi a questo tipo di vita. - sbuffò.
Jamie prese un piatto da un mobile e ci mise dentro i due croissant che erano avanzati, coprendoli con un tovagliolo, ed infine metterlo nel frigorifero. Alai sorrise davanti il suo gesto. - Perché non sei sempre così? - chiese lei, senza neppure accorgersi di aver pronunciato quelle parole. Lui, colto alla sprovvista, aggrottò la fronte. - Perché nascondi il bel carattere che hai, dietro un'espressione fredda e arrogante? -
- Cosa dici... - gesticolò lui, quasi volendo sviare da quell'argomento. Alai calò il capo, torturandosi le mani. - Come ieri. - disse, quasi non volendo che lui la sentisse. Alle parole di lei, lui scattò, posando il suo sguardo insistente su Alai. - Un attimo prima presuntuoso e violento, e un attimo dopo dolce e sereno. - finalmente ritrovò il coraggio di guardarlo in volto. - E non si tratta semplicemente di bipolarità...forse. - alzò le spalle.
Lui continuava a guardarla, con la mascella contratta. - Se sono presuntuoso e violento perché sei ancora qui? - chiese con tono duro e freddo.
Alai sentì il suo battito accelerare. - N-no...io non penso che... - fece per dire. - Sta zitta. - la interruppe bruscamente Jamie. Si girò di spalle e se ne andò, salendo le scale, per dirigersi chissà dove. Alai si prese la testa fra le mani, rimproverando se stessa. Cos'aveva detto di sbagliato? Era come se ogni parola che uscisse dalla sua bocca, fosse velenosa o cancerogena per Jamie. Si diresse pigramente in salotto, gettandosi esausta sul divano. Drin drin. Qualcuno suonò alla porta. Alai si guardò intorno, pensando che Jamie sarebbe venuto da un momento all'altro ad aprire, ma non fu così. Alzandosi, si diresse verso la porta, intenta ad aprirla. Aprì piano la porta, un po' spaventata all'idea di trovarsi un altro dei compagni di Jamie, saltarle addosso. A sua grande sorpresa, davanti la porta, trovò una Katia dai capelli biondi e voluminosi, stretta al petto di un ragazzo dai capelli rossi. Alex. Alla sua vista, Alai quasi non inciampò dallo spavento. Aveva un occhio nero e l'espressione dura. Katia invece aveva gli occhi rossi e un sorriso ebete stampato sulla faccia. Era ubriaca. Al fianco di Alex, c'erano altre due ragazzi, uno con i capelli neri arruffati e un altro ragazzo con i capelli color nocciola a ricciolotti. Ryan. Era Ryan. Ed infine, al fianco di Katia c'era una ragazza dai lunghi capelli neri con un'espressione felina e vagamente divertita. Ana. Alai deglutì, in imbarazzo.
- È lei. È lei la nuova puttana. - disse malamente Katia, con voce ubriaca. Il gruppo di ragazzi emanava un forte tonfo di alcol misto a fumo, che quasi non fece venire un conato di vomito ad Alai. Sentirsi chiamare puttana da Katia, le provocò un dolore al petto, che sembrava arrampicarsi fin sopra la gola. - Cosa... - tentò di dire Alai, prima che una mano non la spinse, facendola andare a sbattere contro la porta. Ana era entrata sculettando, dentro la casa, con un sorriso stampato in volto. - Voi non siete amici di Jamie, andatevene. - disse Alai, tossendo, ancora scossa dal dolore lancinante alla schiena.
Ana scoppiò a ridere, e assieme a lei, il resto del gruppo. Anche Katia.
- Perché tu ti consideri amica sua? - chiese arrogantemente Alex. Alai sbatté le palpebre, con la bocca asciutta.
- Forse non saremo suoi amici. - quasi rise, Ana. - Però sarai felice di sapere che è stato proprio il tuo amichetto ad invitarci, dicendo che ti avrebbe concesso a qualcuno di loro. - disse, indicando i ragazzi rimasti ancora sull'orlo della porta. Alai si girò, standoli a guardare incredula, per poi ritornare a guardare Ana, divertita dalla reazione di Alai. - Eccezione fatta per Katia, ovviamente. - rise.
- C-come concedermi... - balbettò Alai.
Ana sbuffò, alzando gli occhi al cielo spazientita. - Sei una palla! Sei stupida, per caso? - sospirò fastidiosamente. - Sai cosa significa concedere una puttana ad un ragazzo? - alzò un sopracciglio. -È un'usanza tipica fra il tuo Distretto. Questa è l'intenzione del tuo caro Jamie, tesoro. - rise, per poi guardarla schifata.
Alai ebbe un tuffo al cuore. Pensò di poter svenire da un momento all'altro.

Ossa Fragili. (Come Nei Sogni)Leggi questa storia gratuitamente!