Una volta che ebbi finito di truccarmi il viso, mi tolsi l'asciugamano che avevo attorno al corpo e indossai l'intimo bordeaux di pizzo che era appoggiato sul mio letto.

Andai poi verso l'armadio e cacciai da lì il mio vestito nero corto, stretto sul busto, che però ricadeva morbido e liscio fino a metà coscia. Avevo un bel fisico, quindi potevo permettermelo.

Prima che riuscissi ad indossarlo, però sentii bussare, quindi indossai una felpa velocemente e chiusi la zip, in modo da coprire il necessario, dato che era parecchio larga, per poi andare ad aprire.

-Jennifer, tesoro, sei pronta?
-Quasi.

Mi spostai, per lasciar entrare mia madre nella mia camera. Stava preparando le ultime cose giù al piano di sotto. Quel giorno però aveva un'aria abbastanza triste sul viso, ed era impossibile non notarlo. Inoltre la stessa cosa valeva per mio padre.

-Potresti indossare un paio di pantaloncini e venire di sotto? Io e tuo padre vorremmo parlarti un attimo.
-Si, certo. C'è qualcosa che non va? - chiesi, guardandola.
-No, tesoro. Ti aspetto giù. - mi baciò la guancia e poi uscì dalla mia stanza.

Rimasi parecchio perplessa da tutto ciò, ma poi mi alzai dal letto e feci come aveva detto. Cacciai un paio di pantaloncini grigi dal cassetto e li indossai, per poi mettermi delle infradito e scendere in salotto.

Non appena arrivai agli ultimi gradini, però, mi fermai. Restando in silenzio, osservai i miei genitori. Gli occhi blu di mio padre erano fissi su mia madre, che si reggeva la testa nelle mani. Ho sempre rimpianto il fatto di non aver preso gli occhi blu di mio padre.

-Jen, vieni qui. - mi chiamò mio padre, non appena si accorse della mia presenza.
-Stavi spiando? - chiese mia madre, quasi con uno sguardo, um, divertito?
-Io? No... - mi morsi un labbro, chi volevo prendere in giro?
-Proprio come sua madre. - rise mio padre, ed io lo guardai confusa.
-Non credevo che tu fossi un tipo che spia, mamma! - risi anche io, cercando di alleggerire l'aria.
-No, infatti, non lo sono. - mi guardò di nuovo, rivolgendomi un sorriso triste.
-Jennifer, c'è qualcosa che dovresti sapere.
-Okay, mi state spaventando.
-So, che può sembrarti incredibile, ma è la verità. Tu...

Purtroppo venimmo interrotti dal suono del campanello. Da un lato mi infastidii, ma dall'altro non so perché ma tirai un sospiro di sollievo. Mi alzai ed andai ad aprire.

-Ecco la festeggiata! Allora, come ci si sente ad essere più vecchi di un anno?
-Zia Aimee, non ci provare! Non sono vecchia! - la abbracciai forte.
-Allora che sta succ... - si bloccò con lo sguardo fisso su una scatola, che non avevo neanche visto - Oh...
-Okay, mi volete dire la verità o...?
-Aimee resta. Il tuo aiuto potrebbe solo essere utile.

Mia zia andò a sedersi accanto a mia madre e le strinse la mano. Okay, non era proprio mia zia, era la migliore amica dei miei genitori e mi ricordo di conoscerla da quando ero nata, e per me era più come una zia/amica.

-Che c'è in quella scatola? - chiesi sedendomi di fronte a loro.
-Prima c'è una cosa che devi sapere, Jen. Il fatto è che non so come dirtelo. Insomma, credevo che ce l'avresti chiesto prima...
-Jennifer - rivolsi la mia attenzione verso mio padre - Noi non siamo i tuoi veri genitori.
-Oddio mi avete fatto quasi spaventare! - gridai, prima di scoppiare a ridere.

Solo che quando mi resi conto che quello non era uno scherzo, affatto, capii che forse avevano ragione. O meglio, così mi facevano credere, perché era ovvio che erano loro i miei genitori. Solo perché non avevo gli occhi blu di mio padre non voleva dire niente, infondo li avevo castani, esattamente come mia madre, forse solo un po' più chiari dei suoi.

-Jennifer, non è uno scherzo. Ma questo non cambia niente, sai, noi ti amiamo e ti ameremo come abbiamo sempre fatto.
-Tesoro, - mia madre mi prese la mano, ma la ritrassi - so che può essere difficile, ma...
-Voi non sapete niente! Non credo che siete stati adottati! - sbottai in tono persino sarcastico, alzandomi in piedi e allontanandomi da loro - Chi sono i miei genitori, allora? Quelli veri, intendo.
-Tua, um, tua madre ci ha lasciato questa. È il loro regalo per il tuo sedicesimo compleanno. Auguri, amore. - mi porse la scatola e io la strappai dalle sue mani.

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