But I'll take my time if you want to
And I'll give you whatever you need
And I'll wait a lifetime to give in to you
Give in to you

La mia camera è silenziosa, così come tutta la casa. Sento perfino il ticchettio dell'orologio in cucina che scandisce i secondi che passano, la mia vita che continua ed io che resto immobile.
Oli mi sorride. Il suo viso stampato su carta lucida non è nemmeno incorniciato in un quadretto come si deve, è solo una misera foto poggiata sulla mia scrivania, coi miei occhi puntati addosso, la schiena ricurva e le gambe incrociate.
Era una delle tante volte in cui Oli sorrideva all'obbiettivo della macchina fotografica di Diana, una delle tante serate passate insieme a divertirci.
Stento ancora a credere che quei momenti non torneranno più a far parte della mia vita se non sotto forma di ricordi.
"Scusa se non sono venuta al funerale" le dico, anche se sto parlando ad una foto. "Ero impegnata a fare la deficiente"
Ovviamente, Oli non mi risponde e continua a sorridermi quasi beffarda.
"Mike mi ha detto che la cerimonia faceva cagare perché era tutto un continuo nominare Dio, paradiso, peccati e vangeli. Dice che chiunque fosse lì sapeva bene che a te non sarebbe importato niente di quelle cose"
Mi viene da sorridere e mi accorgo che mi sto tirando via le pellicine delle dita, le mie unghie non ricrescono.
"Ha anche ammesso che l'erba che procuravi tu era la più buona in assoluto"
Lo so che Oli riderebbe e scuoterebbe la testa, infamando Mike con appellativi ironici e poco educati.
"Stavo pensando di scrivere un libro su di te. O una storia. O qualcosa che comunque parli di te, perché... beh, perché mi va. Mi sembra di starti un po' più vicina, che tu sia ancora qui, e perché tu resti nelle persone, anche se ti hanno rivolto la parola soltanto una volta. Forse non l'hai mai saputo, ma hai un effetto davvero particolare sugli altri. Guarda me – rido piano – fumo Lucky Strike solo perché mi ci hai fatto abituare tu"
Non ho mai scritto niente su nessuno o per nessuno, ma per Oli potrei fare un'eccezione. Magari potrei scriverle un diario, qualche stronzata del genere per averla sempre con me. Non so bene.
Mi passo le mani sul viso e lascio scivolare le dita sulla mia bocca, dove si fermano.
"Mi manchi" sussurro. "Mi manchi per davvero, Oli. Mi manca sapere che mi stai aspettando fuori dalla facoltà, chiamarti al telefono, fumare dalla tua sigaretta e uscire piano piano da casa tua alle sei del mattino. Mi manca abbracciarti, sentire le tue mani sulla mia pelle, avere il tuo odore addosso quando mi sveglio... è così sbagliato? È così innaturale stare così male per te?"
Non ottengo risposta, lei continua a sorridere ignara di tutto.
"Lo so che non hai scelto tu di andare via, che è successo, ma io... non ci riesco. Non riesco a non pensare a come sarebbe se tu fossi ancora qui. Ti immagino con la tua laurea in filosofia, i tuoi libri del cazzo e una bottiglia di birra in mano mentre esponi una delle tue teorie sull'essere"
Scuoto la testa, ancora incredula, ogni volta che realizzo la realtà dei fatti mi sembra di sbattere la testa contro un muro di mattoni.
"Ero ad un tanto così dal raggiungerti, lo sai? Non so nemmeno se volessi davvero venire da te, ovunque tu sia in questo momento, ma c'ero quasi vicina. Potevamo di nuovo stare insieme, invece io sono qui e tu sei... boh, non lo so – inspiro a fondo, sto dicendo un mucchio di stronzate, ma sto pensando a voce alta e sono sola, quindi non mi controllo più di tanto – So che posso superarlo, che posso accettare la tua assenza e tutto quanto... ho solo bisogno di sentirmi triste per un po'"
Annuisco a me stessa.
"Starò bene e sto bene, davvero. Ma ho bisogno di piangere ogni tanto e di sentirti lontana. Non so se mi possa essere d'aiuto, ma ormai ho capito che posso sapere le cose solo provandole sulla mia pelle"
Tiro su col naso, ma non sto piangendo. Sono solo particolarmente emotiva in questo momento della mia vita, specialmente se si tratta di Oli. Credo che lei sarà sempre la parte più dolorosa di me, quel tassello in grado di farmi vacillare, ma anche la mia forza, la mia àncora e il mio appiglio più grande.
"Ti voglio bene, Oli" mormoro. "Te ne vorrò sempre"

Il posacenere sulla scrivania della mia camera conta ben cinque sigarette e sono tutte di oggi. Ne ho appena spenta una e sfoglio il mio libro preferito, che sta sempre sotto il cuscino e non muta mai le parole al suo interno; sono sempre le stesse ma a me piace leggerle in continuazione, sa molto di casa, di rifugio, di "non sei sola, ci sono io con te".
Oggi è il mio giorno libero e non ho nessuna lezione in facoltà, quindi mi sto lasciando andare all'ozio più totale.
Sento qualcuno salire le scale, non so chi ci sia in casa con me, ma dopo qualche secondo ci sono due colpi secchi alla mia porta.
"Avanti"
È Amanda, che non appena entra esprime il suo disgusto con una smorfia, sventolandosi una mano davanti al viso.
"Cazzo, questa camera è un inferno" commenta. "Ma quanto fumi?"
Scrollo le spalle e la guardo stando immobile nella mia posizione. Indossa una maglietta che le risalta la pancia, che adesso è gonfia, col bambino che si forma mese dopo mese. I miei occhi cercano di non indugiare troppo, anche perché Amanda mi guarda con le pupille piccole e le ciglia lunghe, infastidita dall'odore di fumo.
"C'è posta per te, di sotto"
"Mh?" la guardo interrogativa.
"Una lettera" mi spiega. "Non c'è il mittente"
Mi guarda e aspetta una mia risposta. Poggio il libro e mi trascino via dal letto inspirando a fondo, mentre lei esce dalla mia stanza e quasi mi guida fino alla cucina, con ai piedi delle ciabatte rosa con scritto "bed&breakfast".
Sul tavolo c'è solo la busta di una lettera, intatta, e mi siedo per leggerla. Su di essa c'è scritto il mio indirizzo ed il mio nome completo: Mila Elisabeth Bynes. Ci sono poche persone che lo conoscono ed una di queste era Oli. Le mie mani iniziano a tremare, ma come apro la busta e tolgo fuori la lettera, mi accorgo che non può essere sua.
È stata scritta a mano su un foglio con disegnata una piuma e il tratto della matita è così leggero e delicato da contrastare con la scrittura spigolosa e marcata; leggo la prima frase.

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