Travis.

Le cose non potevano andare meglio tra di noi. I miei genitori ormai ci avevano fatto l'abitudine a vederlo a casa e a mia madre piaceva molto. Mio padre non ne era entusiasta, né di Travis, né del fatto che lavorassi da Melanie. Ma, in fondo, provava ancora ad accettarlo, per questo eravamo giunti ad un patto: avrei continuato a frequentare la South, se avessi smesso di fare la babysitter. Ed io mi ero ritrovata costretta ad accettare. A Melanie era andata bene la cosa: era riuscita a trovare poco dopo una babysitter che si facesse pagare poco, dato che era occupata anche con le spese del matrimonio che, appunto, doveva celebrarsi a giorni.

Di una cosa però ero sempre stata convinta in quei mesi: amavo davvero Travis. Stare con lui mi rendeva diversa, lui riusciva a far diventare tutto migliore, persino le giornate no.
E, ovviamente, anche noi avevamo le nostre litigate alcune volte, ma per fortuna riuscivamo sempre a risolvere tutto. Aveva stretto più amicizia con Isaac ed entrambi erano pronti a diplomarsi. Per puntualizzare il fatto che la grande faida tra North e South, loro, Luke e un amico di mio fratello avevano proposto ai presidi di celebrare le cerimonie insieme. Per il bene degli studenti, si erano ritrovati ad accettare e il che era un bene anche per me, almeno avrei potuto vedere sia mio fratello che il mio ragazzo senza dover fare mille giri.

Il cellulare squillò, facendomi tornare con la testa sulla terra. Lo sbloccai e lessi il messaggio di Travis.
Sei in classe?

Risposi subito. No, tu dove sei?

Non attesi molto, rispose come se avesse già la risposta pronta. Raggiungimi in terrazza!

Sorrisi e posai di nuovo il telefono in borsa. Corsi verso la porta che conduceva alla terrazza, poco più giù del corridoio dov'ero io. Aprii di scatto la porta e salii quelle due rampe di scale.

Io e Travis ci eravamo venuti spesso, durante quei mesi. Non erano in molti a conoscerlo e, comunque, gli studenti non ci potevano accedere. Mi chiesi a cosa servisse, allora, ma lì c'erano anche degli impianti utili, come quello dell' acqua o cose del genere.

Avanzai, con i piedi che quasi strusciavano contro il pavimento, ormai quasi del tutto rovinato. Le vecchie piante erano ormai andate, non erano neanche più verdi ormai e rendevano triste il posto.

"Travis?" lo chiamai. Non lo vedevo da nessuna parte, eppure non sembrava così pieno di nascondigli quel posto.

Avanzai ancora più avanti e mi appoggiai con i gomiti sul davanzale. Affacciandomi sotto, vedevo alcuni studenti del secondo anno, come me, seduti sull'erba o giocare a pallavolo. Come la prima volta che Travis mi aveva portata lì. Quella volta, però, riuscii a riconoscere Jenna. Andava da una parte all'altra del cerchio, dove i suoi amici stavano giocando.
"Datemi la palla!" stava urlando.

Non potei far a meno di scoppiare a ridere, ma tanto lei non mi avrebbe sentita. Due braccia mi cinsero i fianchi, due labbra si posarono sul mio collo, iniziando a lasciare piccoli baci ovunque.

"Era ora" disse, girandomi di scatto verso di lui.

Gli tirai uno schiaffo sulla spalla. "Ho fatto il prima possibile! Tu dov'eri?"

"Ti stavo guardando" rispose, facendo spallucce.

Sorrisi. "Ti prendono per pedofilo."

"Sono due anni di differenza, non venti" rise.

Risi anche io, prima di attirarlo a me e baciarlo. Mi spinse di più contro il davanzale, approfondendo il bacio. Infilai le mani nei suoi capelli, accarezzandoli leggermente. Lo sentii sorridere sulle mie labbra, mentre continuavamo a baciarci.

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