Was my love not enough?
Did I ask too much?
As my heart turns to dust
Over you...

Serena mi stringe in un caldo abbraccio quando mi vede arrivare a lavoro, anche se sono al telefono con Siara e anche se ho il cappotto inzuppato d'acqua.
"Sì, ti richiamo dopo" dico contro il cellulare, mentre la mia collega mi sballotta da una parte all'altra.
"Scusa, ma non ti abbraccio mai" dice in un sussurro che mi fa alzare gli occhi al cielo. La stringo a me perché è forse una delle poche persone che si merita di essere abbracciata, perché le devo tanto e nemmeno lo sa.
Liam compare dietro il bancone guardandoci con un'espressione stupita sul volto.
"Una di voi due si sposa?" chiede.
Serena gli lancia un'occhiataccia a cui lui risponde con una risata cristallina e buona.
"Fa un freddo cane fuori" dico camminando verso il retro.
"Questo significa valanghe di cioccolate" commenta Serena.
"Le tue preferite" la prende in giro Liam e mi piace quando sono così scherzosi, mi mettono il buon umore e mi fanno dimenticare un po' la mancanza che mi accompagna in ogni gesto, anche se l'ho voluta io. Lo so che può sembrare un controsenso, ma quello che sento dentro si scontra costantemente con il mio essere. Ho bisogno di Harry, lo voglio al mio fianco ma nello stesso momento non riesco a dimenticarmi di quello che è successo, ad alleviare il fastidio allo stomaco, la gelosia che mi mangia viva.
Serena si è spostata a ripulire un tavolo quando torno dietro il bancone con addosso la mia divisa, Liam poggia con la schiena contro la teca dei tè, ce ne sono un'infinità.
Mi guarda, mi sorride e "Sto uscendo con una ragazza", dice.
I miei occhi si allargano per la sorpresa.
"Sul serio?" sono sinceramente felice e lo è anche lui, lo capisco dal suo sorriso. "Chi è?"
I suoi occhi color nocciola si illuminano, arriccia il naso e solleva il mento indirizzandolo verso l'unica collega che abbiamo in comune: Serena. La guardo destreggiarsi tra le sedie mentre canticchia la canzone che passano alla radio ed esplodo in una risata.
"Non ci credo!"
"Shh, fai piano! Se scopre che te l'ho detto per primo mi ammazza"
Mi contengo e lo guardo divertita. Serena e Liam insieme sono una coppia che ho sempre visto in questo luogo, spesso in disaccordo ma rispettosi l'uno verso l'altra.
Allungo una mano e gli accarezzo il braccio, Liam osserva i miei movimenti con attenzione.
"Sono felice, Liam. Davvero"
Stringe le labbra in un sorriso imbarazzato e poi si stacca dalla teca.
"Harry ti ha chiamato?"
Sono passate delle settimane da quando Harry è andato via da casa mia ed io sto facendo i primi passi ancora instabili verso la luce del sole, intimorita e solitaria. Scuoto la testa, con la risposta già in gola.
"Mi sta dando del tempo"
Vedo Liam annuire, non sembra convinto.
"Sa cosa sta facendo, giusto?" mi chiede ed è una domanda un po' strana alle mie orecchie, ma annuisco lo stesso incrociando le braccia al petto di riflesso, perché quest'argomento mi pizzica ancora.
"Sì, mi conosce"
Non so se sto difendendo lui o me stessa. Sono convinta che Harry mi chiamerà, ma non sono sicura di ciò che potrebbe succedere dopo.
Serena torna tra noi stonando sul finale della canzone e Liam la prende in giro. Io mi volto verso le vetrate all'ingresso e scorgo una figura dalle spalle larghe e i lineamenti molto marcati.
"Torno subito" dico schiodandomi dalla mia postazione e raggiungendo l'ingresso rapida come un fulmine. "Mike?"
Mike si volta di scatto non appena apro la porta, con la sigaretta tra le labbra grosse e le dita pronte a riprenderla.
"Hey Mila" mi sorride cordiale e mi posa una mano su una spalla, dandomi un bacio distratto sulla guancia. "Stavo per entrare"
Mike non è mai venuto al bar e non l'ho mai visto rapportarsi con Liam, ancora meno con Serena, quindi mi sorprende trovarmelo davanti.
"Cosa ci fai qui?" gli chiedo incrociando le braccia come a ripararmi da questo freddo.
"Sono passato per te," mi risponde. "volevo sapere come stai"
Questo mi lascia ancora più meravigliata perché con Mike ci sono state soltanto battute e qualche canna, niente di più. Nessun discorso serio, nessun incoraggiamento particolare, al massimo qualche battibecco a Parigi.
"Oh" faccio quindi, senza riuscire a celare per tempo lo stupore. "Sto... bene. Sì, sto bene. Tu?"
Annuisce inspirando, le guance scavate. "Sto bene anch'io, grazie"
C'è il clacson di una macchina che si interpone in questo silenzio, un signore che entra frettolosamente nella macelleria dall'altro lato della strada, una bambina con sua madre che ci camminano affianco e poi Mike riprende a parlare, anche se non mi guarda.
"Mi dispiace che tu non sia potuta venire al funerale di Oli"
Cerca le parole con cura, come se fossi stata trattenuta da un impegno improvviso o avessi avuto la febbre. Detto così, Mike non lascia trasparire ciò che ho realmente combinato ed in qualche modo gli sono grata perché alleggerisce il peso che le sue parole comportano. Lo sa che è una ferita aperta, che me ne vergogno, ma voleva dirmelo lo stesso ed ha fatto bene.
"Dispiace anche a me" gli rispondo con sincerità, e lui sposta il peso del suo corpo su una gamba. Indossa una felpa nera, ha i capelli rasati e si accarezza la testa bianca con una mano, gli vedo un orologio brillare affianco alla manica stretta.
"Com'era?" gli chiedo, riferendomi al funerale.
Lui sorride appena, con fare sghembo ed ironico.
"Non le sarebbe piaciuto" commenta. "Troppe moine sul paradiso e sull'assolvimento del peccati, ma tu più di me sai quanto a Oli non fregasse un cazzo di queste cose"
Mi strappa un sorriso anche se non c'è granché di divertente in questo, ma so che ha ragione. Mi immagino una messa in gran stile con nasi arrossati, pioggia, preghiere e fazzoletti per le lacrime, ma di Oli nemmeno il profumo. A lei non sarebbe importato niente di venire perdonata per i suoi peccati e non credeva di certo in un aldilà paradisiaco o infernale a seconda della condotta.
"Spero che almeno uno di voi si sia fatto una canna subito dopo, per renderle giustizia" gli dico sarcastica.
Mike sorride e alza gli occhi al cielo. "Mi duole ammetterlo, ma l'erba che procurava lei era davvero ottima. Per non parlare del fumo"
Mi fa ridere e so che ha ragione, Oli è sempre stata particolarmente brava in questo, basti pensare alla partenza verso Parigi. Mike scuote la testa con un po' di rimorso.
"Avrei dovuto dirglielo"
"Oh, Oli lo sapeva" lo rassicuro sorridendo. "Fidati, lo sapeva benissimo"
Butta la cicca a terra spegnendola col tacco delle sue Timberland e ride; la risata di Mike mi è sempre piaciuta, mi contagia, anche adesso che non rido da un sacco di tempo e mi sembra di non saperlo più fare.
"La solita stronza" commenta.
Sembra quasi che Oli non se ne sia andata, che sia ancora tra di noi, solo non qui. Tipo come se fosse partita per un viaggio di tre mesi, o se avesse la febbre. È un'illusione che mi piace, mi aiuta a farmi meno male, a sentire la sua mancanza meno presente, in un certo senso.
"Vieni dentro, ti preparo qualcosa"
"Voglio una cioccolata, e la voglio da te" mi segue dentro il locale e il mio sorriso si allarga, un po' per il tepore del posto, un po' per il tono con cui Mike mi ha parlato e un po' perché Serena aveva ragione: oggi è giornata di cioccolate.

Niall lo incontro sempre un po' per caso, un po' perché mi taglia la strada.
"Cazzo Mila scusa, non ti ho vista!" esclama subito, afferrandomi per le spalle mentre il suo skate si schianta contro un palo della segnaletica stradale poco distante. Mi irrigidisco immediatamente.
"Non fa niente" dico, ed indietreggio per scivolare via delle sue mani, mentre recupera quell'aggeggio infernale di cui non sembra essere in grado di separarsi.
"Tutto bene?" mi chiede.
Annuisco. "Sì, sto rientrando da lavoro, sono un po' stanca ma sto bene. Tu? Finirai per ammazzarti con quel coso"
Lui arriccia il naso scuotendo la sua chioma bionda che cresce spettinata e sbarazzina.
"Nah, ero solo con la testa tra le nuvole"
Come sempre, vorrei dirgli, ma mi trattengo dal farlo.
"Tutto ok, comunque. Hai sentito Harry?"
È la seconda volta oggi che qualcuno mi porge questa domanda e la risposta non è cambiata. Quindi, scuoto la testa.
"No, io e Harry non ci sentiamo da un po'"
Dall'espressione sul viso di Niall deduco che questo lo lasci sorpreso e, di conseguenza, meraviglia anche me. Non che la nostra relazione fosse di dominio pubblico e sulle bocche di tutti, ma contando che lui e Harry fossero colleghi e che perfino Liam conosce a grandi linee ciò che sta succedendo ed è successo tra di noi, mi sbigottisce trovare Niall così perplesso.
"Aveva detto che avrebbe messo le cose a posto" mi dice con un cipiglio confuso. Quando Niall parla apre sempre le vocali, quasi fino a risultare sguaiato anche quando in realtà è terribilmente serio. Il freddo gli arrossa le guance bianche e candide e i suoi occhi sono chiari come due fiocchi di neve.
"Pensavo si riferisse anche a te" continua.
Batto la punta della scarpa sulle mattonelle del marciapiede, un po' a disagio.
"Sì, l'ha fatto" rispondo. "Ma gli ho chiesto del tempo. È un periodo complicato"
La risposta del viso di Niall non mi aiuta e non lo capisco. Odio non essere in grado di comprendere ciò che passa per la testa del mio interlocutore e Niall è tremendamente incomprensibile ora come ora.
"È strano" commenta impacciato, stringe lo skate con entrambe le mani, le unghie mangiucchiate e corte. "Non lo vedo e non lo sento da un po'"
C'è una campanella d'allarme che tintinna lontanamente nel mio cervello. Harry non mi ha chiamata, non si è più fatto sentire e nessuno sembra avere sue notizie. È un fantasma strano quello che mi attanaglia lo stomaco, ma non voglio fasciarmi la testa prima di cadere.
"Zayn è passato a casa sua ma non c'era nessuno"
"Forse è tornato dalla nonna" ipotizzo.
Niall alza le spalle, ignorante.
"Non ne ho idea" dice sincero. "Pensavo che almeno con te si fosse sentito"
Lo so che è dura anche per Harry e forse ha deciso di rintanarsi a casa sua, nel Cheshire, per non impazzire. Se fossi in lui e mi sapessi così vicina, nemmeno io resisterei alla tentazione, e dopo l'averlo trovato ubriaco alla porta di casa, preferisco pensarlo sano e salvo in un altro posto piuttosto che a bere in qualche pub di Brick Lane.
Sospiro profondamente mentre rivolgo lo sguardo altrove, con Niall ancora di fronte, più alto di me di qualche centimetro.
"È inutile che ti chieda se l'hai chiamato, vero?"
Tira la bocca in un sorriso che risponde al mio quesito e mi lecco le labbra, prendendo una decisione che va oltre ciò che mi ero imposta.
"Posso provare a chiamarlo io. Gli dico che siete in pensiero per lui"
"Non devi farlo per forza, Mila" dice subito. "Harry è fatto così: sparisce per un po' ma poi ritorna, si farà vivo"
"Ma sono preoccupata anch'io adesso. Pensavo che non si facesse sentire con me perché gliel'ho chiesto io, ma con voi... non ne ha motivo"
Niall inspira. "Ne ha. Non l'abbiamo mai capito per davvero. Per noi era Harry l'enigmatico e ci andava bene così. Aveva ragione lui quando diceva che non ci importava niente di Brett e di tutta quella faccenda"
Niall sembra davvero pentito per come siano andate le cose e ancora una volta mi ritrovo a sostenere e consolare qualcuno per qualcosa che non ha commesso. Infilo le mani fredde nelle tasche dei pantaloni.
"Non è colpa tua, o degli altri. Non è nemmeno colpa di Harry"
"Lo so" replica. "Ma se ci fossimo comportati tutti in maniera diversa magari non saremmo arrivati a questo"
Non so cosa rispondergli, rimugino su queste parole e mi chiedo: siamo davvero arrivati?
Lascia andare lo skate bloccandolo a metà con un piede, pronto a montarci di nuovo su.
"Torna a casa, fa freddo qui fuori" mi suggerisce con un sorriso.
"Ci si vede in giro, chiamami se sai qualcosa"
"E tu passa per South Bank quando vuoi: Zayn ha ancora qualche lezione di skating da darti" mi fa l'occhiolino mentre slitta via, le ruote che fanno rumore correndo sul marciapiede.
Il mio sorriso svanisce subito e rimango immobile a guardarlo allontanarsi, sovrappensiero.
Niall ha detto che se ci fossimo comportati tutti in maniera diversa non saremmo arrivati a questo, e forse è vero. Ma probabilmente questa sarebbe un'altra storia.

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