Libro 1: Prologo: Alleanza

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La notte era arrivata da un paio d'ore. Fredda e gelida, come da un mese ormai. Era arrivato l'inverno in città, che non faceva che rendere più duri i tempi che incombevano. Ladri, fuorilegge, mercenari e pirati. Erano questi i nemici a cui la città doveva rispondere. Tutti pronti a depredarne tecnologia, a rubarne le risorse economiche, tutti interessati a sfruttarne la conoscenza ed offrirla sfacciatamente al servizio del male.

« Povera la mia città... »

Non c'era anima viva per le vie. Tutti i negozi erano chiusi e le case sbarrate.

Da un paio d'anni c'era il caos. Tutti i malviventi della città si sentivano in dovere di arraffare, impadronirsi e distruggere ogni oggetto di valore della città-stato. Nemmeno gli stessi boss criminali potevano definirsi al sicuro. C'era qualche malvivente che aveva incominciato a rubare persino a loro, a coloro che controllavano il crimine e l'economia del paese.

« Fatti vedere... »

"Un pazzo", lo si potrebbe definire. Come si poteva solo pensare di mettersi contro i più temuti criminali della città? Come si poteva solo pensare di rubare a chi già rubava di per sé? Con che coraggio o con che sfrontatezza si poteva pensare di poterla fare franca? Un pazzo, solo così lo si poteva definire. O, meglio, una pazza.

« Eccoti! »

All'improvviso un sibilo tagliò l'aria. Seguì un rumore metallico ed un urlo di rabbia.

« Presa! »

Con una rapidità incredibile, un'ombra scese in picchiata dal tetto di un palazzo, planando a terra grazie ad un marchingegno nascosto nei suoi vestiti. Una specie di paracadute evitò all'ombra di sfracellarsi al suolo, facendola lentamente appoggiare all'asfalto. Non appena toccò terra, l'ombra lasciò cadere il paracadute e puntò l'arma contro la pazza.

« Finalmente ti sei fatta vedere... Sono tre giorni che ti sto cercando. »

L'ombra si mostrò alla luce soffusa di un lampione poco lontano. Era poco più che una ragazzina, un'adolescente. Non poteva che avere sedici o diciassette anni, lo si vedeva dal viso e dal corpo acerbo ed immaturo. Era abbastanza alta per la sua età e vestiva anche in modo molto leggero nonostante il freddo che temperava la notte. Una semplice gonna corta di colore violetto le lasciava in bella vista le lunghe gambe, coperte dai collant e da enormi stivali marroni. Alla vita aveva un cinturino e alla base del seno un top marrone che faceva risaltare di poco i piccoli seni sodi. Lunghi capelli castani le scendevano dal capo, coperto da un cappello cilindrico viola, rigato da linee gialle. Tra le sue mani guantate, vi era un enorme fucile, dotato di mirino e di altri componenti tecnologici. Fissava intensamente la sua preda con occhi celesti e un sorriso stampato sul volto.

« Sei stata brava, non è stato facile trovarti... »

Disse osservandola ancorata al suolo tramite un artiglio meccanico, sparato qualche secondo prima.

« Come facevi a sapere che avrei rapinato questo edificio? »

Chiese la preda indicando la gioielleria alle spalle della giovane.

« Ti ho studiato... In questi mesi hai concentrato le tue attenzioni sulle rapine di qualche boss di Piltover. Uno in particolare: Salenzer. Ti ricorda nulla questo nome? »

Rispose senza smettere di puntarla con la sua arma; era un vizio che l'accompagnava fin da quando aveva incominciato a combattere il crimine di Piltover, la sua amata città.

« Salenzer? È un uomo come un'altro... »

« Sbagliato! Non è un uomo qualunque... Non era per caso un tuo ex socio in affari? »

La ragazza si riferiva al suo passato, ostentando una certa sicurezza. Questo scioccò la preda.

« Mi conosci troppo bene... Vedo che mi hai studiato a fondo. »

« Sei nata nei bassifondi di Piltover ed hai incominciato a rubare per poter sopravvivere in quell'ambiente. A sei anni sei stata presa nella banda di Salenzer quando ancora non era nessuno in questa città. Aveva sentito delle tue capacità nella gestione dei meccanismi Hextech. Ad undici anni hai abbandonato la sua banda perché ti aveva lasciato in balia di una frana in una miniera non lontano da Piltover. Lì salvasti una decina di minatori grazie alle tue doti ed alla tua forza. Da quel momento in poi hai ricominciato a rubare alla società... Ma non a tutti... Solo a coloro che facevano affari con Salenzer... Qualcosa di molto pericoloso per una ragazza di soli tredici anni... Ed eccoti qui! A cercare di rapinare una sua gioielleria. Devo dire che sono contenta di vederti. Ero indecisa se andare a tenere sotto controllo questo luogo oppure la banca in cui tiene tutto il suo denaro. Quindi si... Ti ho studiato per bene. »

Disse, senza riprendere fiato, e lasciando di stucco la ragazza, intrappolata dall'artiglio. Dopo qualche secondo di silenzio, la giovane preda cercò di muovere le braccia per liberarsi, ma la ragazza di fronte a lei gli puntò una torcia elettrica, accecandola.

« Mossa sbagliata... Non costringermi ad inchiodare anche le tue belle braccia meccaniche sul pavimento della mia città! »

La preda sorrise, quasi divertita dall'atteggiamento del suo avversario.

« Hai vinto... Cosa vuoi farmi ora? »

« Ti voglio offrire un lavoro... »

Disse spiazzando la giovane.

« Voglio che tu mi aiuti a far dimenticare il nome di Salenzer da Piltover. Con le tue conoscenze e con la tua forza, il bene potrà trionfare su tutti i criminali della città. »

« E se mi rifiutassi? Potrei liberarmi dai tuoi marchingegni con un solo pugno! »

La giovane preda urlò quelle parole alla sua avversaria, quasi non credendo alla proposta che le veniva fatta.

« In tal caso ti dirò solo questo. »

La ragazza dal cappello viola si sedette al suolo a gambe incrociate e posò la sua arma a terra.

« Vai! Corri! Ti darò un vantaggio di cinque minuti! Ma, alla fine, ti sbatterò dentro una cella! »

Dopo quella frase, la preda si mise a ridere a perdi fiato.

« Mi hai convinto! Ti aiuterò a cacciare Salenzer da Piltover... Ora posso liberarmi? »

La giovane acconsentì e la ragazza dalle braccia meccaniche, con una forza inaudita, diede un pugno al meccanismo che la teneva inchiodata a terra. Dopo essersi liberata, la raggiunse affianco al lampione della strada. Anche lei aveva il corpo acerbo ed immaturo. Portava i capelli corti e di un colore inusuale, un rosa scuro che squarciava il buio della notte. Vestiva con un armatura di metallo abbastanza pesante ed alle mani aveva due meccanismi Hextech di sua invenzione che le permettevano di avere una forza disumana. Era poco più bassa della sua nuova complice e ciò le diede fastidio.

« Sarà un piacere collaborare con lo sceriffo di Piltover, la leggendaria investigatrice Caitlyn. »

Disse avvicinando la sua mano meccanica in segno di amicizia.

« Il piacere sarà tutto mio, Vi. »

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