Charlotte si svegliò con un leggero mal di testa, mentre sentiva uno strano odore di bruciato.
Quando aprì gli occhi si ritrovò magicamente in piedi, legata ad una spalliera con le mani strette in dei lacci di corda dura.
Conosceva bene quel posto.
Conosceva quel posto come lo scantinato di Harry, dove da bambini si rifugiavano dalle sgridare delle loro madri.
Tutto sembra diverso, strano e misterioso.
Charlotte non amava i misteri e aveva imparato ad identificare Harry per come era, reputandolo il suo migliore amico.
Ricordava quando le raccontava della sua vita, dei suoi sogni, delle sue ambizioni.. del voler volare via da quel posto per intraprendere la carriera di attrice che aveva sempre voluto.
Quando la porta dello scantinato cigolò, la ragazza guardò il ragazzo farsi largo nella stanza.

-Harry?-

Charlotte guardava il suo migliore amico mentre si avvicinava con passo svelto verso di lei, annuendo e prendendo un piccolo coltello dalla tasca.

-cosa stai- la ragazza non fece in tempo a finire la sua domanda che il ragazzo staccò i lacci dalla spalliera, facendola cadere a terra.
Il peso di qualcosa sopra di lei era sempre più forte, non potendo fare a meno di provare a toccarsi la schiena.

-ti ricordi vero,-

La voce di Harry tuonò nelle orecchie di Charlotte.

-quando mi hai parlato del tuo voler andare via?-

La ragazza cercò di alzarsi, ma Harry la fece atterrare sul pavimento con un calcio, facendola gemere dal dolore.

-devi ascoltarmi Charlotte-

La ragazza annuì, ancora sdraiata sul pazientanti.
Sentì il peso di Harry farsi improvvisamente leggero, ed un rumore metallico riuscì a riempire l'atmosfera.
Charlotte iniziò ad avere paura di Harry.

-adesso lascia che ti mostri come stanno andando le cose-

Alzò improvvisamente Charlotte da terra, costringendola ad avanzare all'angolo della stanza, vulnerabile.

-Harry cosa ti prende?-

La ragazza ricordava il solare Harry che giocava con lei quando erano bambini.
La ragazza ricordava l'audace Harry mentre la difendeva dagli idioti della scuola.
La ragazza ora cercava di capire un Harry che non aveva mai visto prima.

-ti prego Charl, dobbiamo semplicemente parlare-

Non riuscì a capacitarsi del pesante fardello che portava sulle spalle, fino a quando Harry non la fece cadere in ginocchio, strattonando una delle due ali di ferro.
Durante il sonnifero che Harry era riuscito a somministrarle, aveva impiegato quelle famose quattro ore per inciderle sulla schiena due aperture di scheletri di ali in ferro, sostanzialmente piccole ma pesanti.
Quando Charlotte se ne accorse, non fece che urlare, mentre il suo migliore amico continuava a tirare una delle due ali, tirando tutto il suo tessuto muscolare.

-ora puoi avere delle ali per inseguire il tuo sogno Charlotte-

La ragazza pianse, incapace di camminare.

-neanche un sudicio psicopatico farebbe una cosa del genere!
Che cazzo ti sei messo in testa Harry?-

-in realtà Charlotte. quando ascoltavo i tuoi sogni ero commosso-

Harry guardava il coltello che aveva ancora tra le mani, rigirandolo più volte.

-avrei voluto anche io ambizioni e sogni come i tuoi-

-puoi ancora averli-

La ragazza gemette mentre Harry le toccò i capelli corvini, odorandoli e sentendone il loro profumo naturale.
La ragazza poteva sentire i fili con cui Harry aveva contribuito a cucirle malamente i tagli sulla schiena, mentre annegava nelle sue stesse lacrime sentendo la voce del ragazzo sempre più vicina.

-no, non posso-

Harry riuscì con un gesto rapido a contorcere il ferro dello scheletro delle ali, facendola urlare ancora di più.

-sai cosa c'è?-

Il ragazzo si avvicinò al suo orecchio, sogghignando.

-saluta l'inferno da parte mia-

E mentre le riferiva la frase, staccò con un rapido gesto entrambe le ali, bagnandola del suo stesso sangue.
Le tagliò la gola con un semplice gesto, mentre la ragazza non riuscì a dire neanche la sua ultima parola.

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