Erano passati esattamente dieci giorni da quando Katherine, Logan ed Aimee se ne erano andati da quel posto. Dieci giorni da quando io ero diventata il capo di quell'inferno.

Ma, onestamente, a me sembrava essere passata solamente qualche ora. Ero stata super impegnata; dovevo pensare a dirigere quel posto in modo teoricamente corretto, per non destare sospetti, assegnare missioni agli altri soci; e soprattutto ad organizzare tutto ciò di cui avevo bisogno per il giorno in cui quel posto sarebbe scomparso. E quel giorno era oggi.

Non appena ricevetti il messaggio da parte di Bradley, in cui diceva che lui sarebbe arrivato nel giro di un'ora con l'occorrente, chiamai Justin. Non ci mise molto tempo prima di arrivare nel mio ufficio.

Da quando le cose erano cambiate radicalmente, di nuovo, io e Justin ci eravamo scambiati solo qualche parola riguardo a tutto ciò. Sembrava che fossimo tornati quelli freddi e senza sentimenti di una volta. O almeno fuori. Ma dal modo in cui ci guardavamo, ero, anzi eravamo sicuri che non era cambiato niente tra di noi.

-Allora, ci sono novità, Tris?
-Bradley ha preso ciò che ci serve. Sta arrivando più velocemente che può.
-Perfetto, quindi non ci resta che aspettare.
-E sperare.
-E sperare. - ripeté lui in un sussurro appena dopo di me.

Annuii, e mi mossi per andare dietro la mia scrivania. Mi sedetti sulla sedia e mi misi comoda, mentre Justin prendeva posto sul divanetto di pelle nero su cui ero solita sedermi una volta.

Non avevo cambiato niente dell'arredamento di Jason. Non che ce ne fosse bisogno, visto che tanto non mi sarebbe servito a lungo. Tutto era al suo posto, a parte una foto di lui abbracciato a mia madre e mio padre, che ho scoperto tenere nascosta in un doppio fondo del cassetto.

Ovviamente l'avevo presa e me l'ero tenuta per me. Anche io avevo bisogno dei miei ricordi, se mai fossi riuscita ad evadere da qui. Ma al contrario di tutto ciò che dicevo, non ci speravo neanche un po'.

Non so di preciso quanto tempo passò da quando ave parlato al telefono con Bradley. Io e Justin eravamo andati in palestra, con la speranza di ammazzare il tempo, in senso metaforico per questa volta. Inoltre dovevo essere al massimo delle mie forze per riuscire nel mio obiettivo.

Quando, dopo una breve doccia, fatta purtroppo separatamente, io e Justin tornammo entrambe nel mio ufficio, tirai senza neanche accorgermene un respiro di sollievo. Bradley era arrivato e non era da solo. Al suo fianco c'era un uomo sconosciuto e uno che avevo già visto, e mi ricordai più tardi che era quello che mi aveva preso dall'aeroporto di Los Angeles mesi prima.

-Ciao, allora?
-Loro sono pronti, aspettano solamente un tuo comando. - disse Bradley.
-Perfetto. Per ora potete sistemarvi qui, vi dirò io quando sarà il caso di sistemare tutto.

I due uomini annuirono, e dopo che ebbi fatto spazio sulla mia scrivania, loro si appoggiarono ad essa per sistemare le loro bombe. Ovviamente avevano bisogno di silenzio, così portai Justin e Bradley fuori da quella stanza in modo da poter parlare liberamente.

-Sei sicura di volerlo fare? - mi chiese Bradley.
-Certo. Questa società mi ha portato via tutto. Non posso permettere che mi porti via dell'altro.
-Un tempo però amavi questo posto. - mi fece notare lui.

Senza neanche accorgermene, o quasi, lanciai di sfuggita uno sguardo a Justin. Bradley aveva ragione, io lo amavo, ma c'era qualcosa di più grande e molto più importante.

-Si, ma amo di più qualcos'altro, adesso.
-Non ne ho dubbi. - rispose prontamente mio zio, con un sorriso complice sul volto.
-Quindi, che cosa si fa ora? - Justin parlò per la prima volta.
-Aspetto che si faccia notte. E poi applicheremo le bombe dopo che tutti saranno rientrati nelle loro stanze. Non posso permettere che vedano quanto sta per accadere.
-Ucciderai ancora così.
-Credi che non lo sappia? - sospirai - Ma almeno so per certo che si tratterà dell'ultima volta.
-Sei tu il capo! - dissero in coro i due uomini davanti a me e non potei evitare di piegare le mie labbra in un sorriso.

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