You say that you love me
But you act like you don't
You used to adore me
Laughed at all of my jokes
Don't take this the wrong way
You put me in harm's way

Il petto di Harry è caldo e si muove regolare sotto il peso del mio capo e della mia mano, aperta al centro dei suoi pettorali.
Ho sentito i rumori delle altre che uscivano: c'è stata prima Amanda che sbuffava sulle scale, poi Deb con Ruth ed infine Cara. Ho cercato di prender sonno ma non ce l'ho fatta, tutto quello che il mio corpo mi ha concesso sono stati dei miseri minuti di dormiveglia in cui il respiro assonnato di Harry era più un fantasma in agguato che una rassicurazione. Adesso è sveglio anche lui, mi accarezza un fianco e sollevo la testa verso il suo viso, lentamente. I suoi occhi mi trovano e non c'è mutamento d'espressione in nessuno di noi.
Con le dita gli accarezzo le labbra piene e soffici e poco dopo la sua mano si chiude leggera attorno al mio polso, e la sua bocca preme sulla mia, serrata, mentre i miei occhi rimangono aperti a guardarlo baciarmi. Non ho mai visto Harry baciarmi, non ho mai pensato a che espressione potesse assumere il suo volto quando le sue labbra toccano le mie. Adesso so che non aggrotta le sopracciglia, che le sue ciglia gli accarezzano la pelle e che le palpebre sono lisce, completamente chiuse ma non con forza, quasi come se stesse dormendo.
Sento l'aria mancarmi perfino quando si allontana e si sdraia di nuovo al mio fianco e devo spostarmi, lasciando questa piccola tana calda per non soffocare. Nuda ed infreddolita mi avvio verso l'armadio sotto lo sguardo vigile ed attento di Harry, e scelgo frettolosamente qualcosa da indossare. Lo so che mi sta guardando, ci siamo solo noi due qui ed io non ho ancora detto niente. Temo che i miei gesti non bastino più e che presto tutte queste problematiche dentro cui sguazziamo strariperanno dai margini e mi travolgeranno.
"Preparo la colazione" dico, e non aspetto risposta.
Scendo di sotto legandomi i capelli in uno chignon distratto e malandato, per poi passarmi le mani sul viso e rimanere immobile di fronte alla finestra della cucina. Inspiro ed espiro cercando di mantenere la calma, ho bisogno di un bicchiere d'acqua.
Harry non impiega tanto per raggiungermi, sento i suoi passi giù per le scale e mi preoccupo di farmi trovare indaffarata e, soprattutto, soprattutto, di spalle.
Peccato che niente di tutto questo funzioni quando sento la sua voce parlarmi e riesco ad immaginarmi il cipiglio sul suo viso anche senza guardarlo.
"Stai bene?"
È chiaro che se ne sarebbe accorto. Se io sono in grado di immaginarmi le sfaccettature del suo viso senza guardarlo, lui allora può facilmente dedurre che qualcosa non vada leggendo i miei comportamenti. È questo che mi fa incazzare, che io e lui ci conosciamo così bene anche dopo pochi mesi, che potrei capire subito quando sta male e quando invece è euforico, ma si è rotto tutto. Lui ha rotto tutto.
Socchiudo gli occhi, sto per cedere, lo sento nelle punte delle dita, mi mordo la lingua ma la sua voce mi fa vacillare ancora.
"Mila"
Alzo le mani implorandolo di fermarsi, oscillo troppo per essere in grado di ritrovare l'equilibrio che stavo disperatamente cercando. Mi copro gli occhi con entrambe le mani e lo sento sospirare.
"Vieni qui" sento la sua mano sfiorarmi il gomito ma mi ritraggo immediatamente, rantolando un "No" che lo lascia come pietrificato. Non voglio che mi tocchi, non più, non adesso.
Ci guardiamo senza parole, lui esterrefatto ed interrogativo, io agitata e spaventata. Stringo le labbra, sto raggiungendo il limite, scuoto la testa e la mia voce trema.
"Mi dispiace, Harry" gemo. "Non ce la faccio"
Lui mi guarda sgomento e capisco che lo sto ferendo, ma io? A me chi ci pensa?
"Ogni volta che mi tocchi, ogni sguardo, ogni parola, io non riesco a non pensare a quando..." lascio la frase in sospeso, mi prude tutto quanto per il fastidio che provo. Harry si lecca le labbra a disagio ed io sollevo lo sguardo verso di lui, ma non sono combattiva, sono solo sfinita.
"Voglio soltanto sapere perché" lo supplico. "Perché l'hai fatto? Ero così inutile?"
"Non sei tu" tenta, ma glielo leggo in viso che non sa che cosa dire e questo non è ciò che sto cercando. Un 'non sei tu' non mi basta, non me lo merito.
Adesso distolgo lo sguardo con un sospiro amareggiato ed è lui quello a scuotere la testa.
"Non puoi lasciarmi" dice, ed i miei occhi si alzano sulla sua figura indifesa, ma quello che dice per me non ha senso.
"Beh, tu l'hai fatto" ribatto, quindi.
Irrigidisce la mascella perché sa che ho ragione e non può ribattere, ma ha anche paura.
"Ho bisogno di tempo" continuo. "Abbiamo entrambi bisogno di tempo"
"È uno di quei momenti in cui pensi ad alta voce?" mi incalza, quasi con scherno.
"No, è uno di quei momenti in cui sto ragionando per entrambi"
Riesco a zittirlo ancora e incrocia le braccia al petto, creando un'ulteriore distanza astratta tra di noi. Deglutisce.
"Vuoi che vada via?"
Adesso sono io in difficoltà, perché il solo pensiero di stare senza di lui mi manda in tilt. Certo che non voglio lasciarlo, ho bisogno di lui per sentirmi completa, ma non credo che questo sia il momento adatto. Ora come ora preferisco stare sola, che ho un po' di cose in sospeso anche con me stessa.
Perciò guardo in basso quando gli concedo un misero cenno d'assenso.
Harry, che indossa la camicia di ieri notte ma aperta, annuisce incassando il colpo in silenzio. Il suo giubbotto è stato appeso insieme agli altri nell'appendiabiti all'ingresso, immagino che sia stata Deb a farlo, e lo prende con calma, infilando prima un braccio e poi l'altro, non entrambi insieme com'è solito fare.
Sta perdendo tempo, forse nella speranza che qualcosa in me cambi, che decida di farlo restare, ma non cambierò posizione.
Quando è pronto e si è abbottonato la camicia e tirato su la zip della giacca, mi guarda fiacco e sento la gola secca.
"Ti chiamo, va bene?"
Cerca di appigliarsi a qualcosa, mi lancia un'esca e va bene detestarlo, ripudiarlo fisicamente per il momento, chiedergli di darmi del tempo, ma lo so anch'io che se avesse bisogno di me correrei da lui. E forse, un po', ha davvero bisogno di me, altrimenti non mi guarderebbe in questo modo intenso.
"Va bene"
"Ma tu rispondi"
Stavolta annuisco soltanto perché non so cosa dire, che tanto qualsiasi cosa sarebbe inutile e suonerebbe banale. Mi limito a guardarlo aprire la porta ed andare via, i miei occhi lo seguono oltre la finestra, le sue spalle sono ricurve e tira su col naso, deve fare molto freddo. Lo vedo attraversare il parcheggio a piedi ed un po' la sento la parte di me che gli appartiene, che va via con lui.

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