Capitolo 2 : Il Quartier Generale (VI)

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“Ah, Umberto sei qui...Hai visto Leo?”

“Si, è uscito poco più di dieci minuti fa. L'ho visto andare via dalla finestra”

Un'occhiata interrogativa al fratello, poi un'altra sconfortata a quella ragazza che pensava di conoscere. Pensava, perché la Simona che conosceva le sarebbe andata incontro con le lacrime agli occhi o, nella migliore delle ipotesi, con un sorriso sulle labbra, appena l'avrebbe vista. E quella invece sembrava non essersi accorta nemmeno della sua presenza.

“Lo odio quando fa così, lo odio!”

“Lo odio quando fa così, lo odio!” ripeté Vera, gridando stridulamente.

Umberto già stava guardando verso di lei. Cambiò solamente la sua espressione da serio a leggermente divertito. Simona, invece, si girò di scatto: era naturalmente sorpresa.

“Lo dicevo, sai, per Umberto. Non volevo certo prendere in giro... Perché tu non lo sai, ma non mi dice niente: ad esempio perché sono qua, chi sono gli altri, che ci fai tu qui. Solo, ehm, esempi...”

Forse, per la prima volta in tutta la sua vita, non le uscivano le parole di bocca, faticava a parlare come se fosse una bambina che appena comincia a spiccicare parola. Ora che l'aveva difronte e poteva vederla occhi negli occhi, l'emozione si era fatta più forte: il cuore aveva cominciato a battere più veloce, le gambe sembravano cedere ai tremori dell'eccitazione, le braccia erano pronte a scattare in qualunque momento per poterla stringere con calore. La sensazione di aver ritrovato una “sorella” quasi la ripagò dell'angoscia di tutti quegli anni. Finalmente una scintilla di cambiamento nella vita piatta e triste che era costretta a vivere.

 “Vera...”

“Simo, da quando sei qui?”

“Un po'...”

“Pensavo che tu fossi entrata alla Cupola...” le rivelò.

Un attimo per riflettere, comprendere; uno sguardo, un sorriso ma nessuna risposta. Avrebbe voluto percorrere quei pochi metri che le separavano. Andare da lei, abbracciarla. E allo stesso tempo rimanere lì, nella zona di sicurezza, lontano dalla remota possibilità che quel bellissimo sogno si trasformasse in un incubo o che fosse soltanto una sua fantasia.

“Eehhmmehmm,scusate. Non è nel mio stile interrompere e nascondere cose ma devo ammettere che è un'altra delle mie sorprese!” Umberto pensava che lei non se ne fosse accorta, ma lo aveva visto, strizzare l'occhio.

“Ti ammazzerei!” -pensò.

“Eehhm, Vera aspetta lì. Aspetta eh!”

“Cosa fate?”

Una benda scura le coprì gli occhi, non lasciandole vedere niente di niente. “O sono impazziti o non sono quelli che io conosco...” e mentre pensava questo, dalla bocca le uscì tutt'altro. Qualcosa che era “Che, è tutto programmato?”

“Zitta, non costringerci a tapparti anche la bocca!” la voce di Simona.

“Siamo diventati dei sequestratori seri, allora, Simo...”

Risate.

“Scherzi a parte, Umberto.”, poi riferendosi a Vera: “Avrei voluto abbracciarti, ma non potevo. Mi dispiace però o è così o niente”

“Così per cosa?”

“Eddai, sorellina. Sempre impaziente!”

“Tra un po' capirai...” la rassicurò Simona. “Vai, Leeeoo!”

A partire da quel nome erano cominciate tutte le domande: Simona è qui? Da quando? Perché non lo sapevo? Poi il cigolio della porta che si apriva. Quella porta, altre domande: Quel simbolo? Cos'è questo posto? Tre, quattro, cinque paia di piedi che camminavano sulle tegole. Aveva gli occhi bendati eppure, oltre quel nero, “vedeva” le persone che erano entrate.

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Ecco l'ultima parte dal capitolo 2: Il Quartier Generale. Correzioni, domande, eventuali opinioni e quant'altro come sempre sono ben accetti... Grazie mille di cuore.

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