Give me love like never before
'Cause lately I've been craving more
And it's been a while but I still feel the same
Maybe I should let you go

Sono le 21.07, lo leggo nello schermo del mio cellulare mentre aspetto un messaggio di risposta da parte di Siara. La casa è vuota, le mie coinquiline sono uscite. Cara ha insistito parecchio perché andassi con loro, ma non me la sentivo. Ad essere sincera, non mi sento più di fare un sacco di cose.
Sospiro poggiando la testa contro il muro alla mia destra, siedo sugli scalini e non so perché sono qui, immobile, ma stare in camera mia è diventato quasi noioso. Non ho voglia di leggere né di guardare film e ancora meno di fumare o di uscire. Ho già cenato con qualche trancio di pizza surgelata ed è troppo presto per andare a letto. Non so che fare.
Dopo il mezzo faccia a faccia con Ruth non ci siamo più parlate e la situazione non è cambiata poi tanto. Lei, comunque, non si è più messa in gioco e non ha più tentato di rivolgermi la parola. Non credo di essere molto presente nella quotidianità della casa, sembra tornato tutto come prima, con la differenza che, in realtà, non c'è proprio nulla di identico a qualche mese fa. Mi ritrovo a pensare che questo anno stia facendo proprio schifo e mi mordo la lingua con fare nervoso per evitare che i miei occhi si inumidiscano ancora. Non ho più le forze nemmeno per piangere.
Sobbalzo quando sento dei forti colpi alla porta e fisso il muro davanti a me, impaurita. La luce in cucina è accesa perché quando sono sola in casa non mi piace stare al buio e probabilmente se fossi rimasta seduta in quella stanza avrei visto chi si avvicinava alla porta, invece adesso sto ferma sperando che non sia un ladro.
I colpi vengono ripetuti e mi faccio forza, issandomi sulle gambe e trascinandomi verso l'uscio. Prendo un bel respiro, mi dico che potrebbe essere una delle altre o un vicino, visto che nessuno ha citofonato per aprire il cancello di giù; i ladri mica bussano, no?
Abbasso la maniglia, tiro indietro la porta rosso scuro e resto immobile a fissare Harry.
Il suo corpo è inclinato da un lato, respira con la bocca, col fiatone, ha la giacca aperta e gli intravedo una camicia nera sbottonata sul petto. I suoi capelli sono sciolti e gli incorniciano il viso in morbide onde castane e i suoi occhi sono piccoli, stanchi e arrossati.
"Harry, cosa ci fai qui?" gli chiedo preoccupata. Mi domando come sia riuscito a superare il portoncino ma in qualche modo la sua espressione affranta, ubriaca e distrutta mi priva di chiederglielo. Capisco subito che ha bevuto dalla postura della sua schiena e da come respira.
"Ti amo, Mila"
La prima cosa che faccio è trattenere il respiro. La seconda, è guardarlo sgomenta.
Le sue labbra si incurvano verso il basso mentre scuote la testa ed i suoi occhi si inumidiscono, diventando un mare salato.
"Ti amo, cazzo"
"Sei ubriaco" soffio, perché non so che altro dirgli. Mi colpisce forte come dei pugni dati alla bocca dello stomaco, mi sento annaspare in acque torbide e che mi entrano in gola soffocandomi.
"Sì, sono ubriaco" conferma con sicurezza, una goccia che gli lascia l'occhio sinistro solcandogli la guancia pallida. "Ma ti amo lo stesso"
Ho uno spasmo insicuro perché mi sto squarciando ancora una volta, perché anche lui è rotto tanto quanto me, perché vederlo così mi dilania completamente e non riesco a muovermi.
"E ti amerò anche domani, da sobrio. E sai cosa mi fa davvero incazzare?" fa una pausa in cui mi guarda con rabbia, ma non è ira indirizzata a me. "Io. Io mi faccio incazzare. Perché devo ubriacarmi per avere le palle di venire da te e dirti queste cose. Perché ho paura di dirti che ti amo, perché..."
Si ferma, la voce che gli muore in gola, strozzata. Io lo so che dovrei reagire, che dovrei dirgli qualcosa, che dovrei dirgli che lo amo anch'io e che tutto questo è sbagliato, che vederlo in queste condizioni mi uccide. Ma non ci riesco. Tremo soltanto e non sembro in grado di concedermi di fare altro.
Harry, di fronte a me, continua a guardarmi e le sue spalle singhiozzano, mosse da tremiti disperati.
Scuote impercettibilmente la testa, socchiudendo gli occhi e parliamo all'unisono.
"Sono un idiota del cazzo"
"Dillo ancora"
Mi guarda ed io lo guardo ed è come se due opposti si incontrassero. C'è una parte di me impregnata di lui ed una parte di lui impregnata di me, come dei pennelli intrisi di colore, come lo Yin e lo Yang. I nostri occhi si osservano a lungo e lo amo. Lo amo da stare male, lo amo da ridurmi in questo stato.
"Ti amo" sussurra ed è come un vento caldo che mi fa rinascere.
"Ancora"
"Ti amo" lo dice ancora più piano e glielo chiedo una terza volta.
"Ancora"
"Ti amo" stavolta glielo leggo sulle labbra, le stesse che bacio con la mia bocca e che mi scatenano una serie infinita ed inspiegabile di emozioni. Le mie braccia si aggrappano al suo collo, le sue mani mi afferrano nei fianchi, forti, grandi e sicure. Non mi lascia il tempo di respirare, la sua bocca cerca la mia con costanza e quasi inciampo quando indietreggio, facendolo entrare in casa. Lui chiude la porta con un colpo secco, senza distanziarsi da me, mi afferra il viso con entrambe le mani stringendo alcune ciocche di capelli e premendo i suoi polpastrelli contro il mio cranio, mentre sbatto sul muro.
Gli sfilo la giacca con impazienza, sento il suo fiato sul collo e le mie mani lo tirano contro il mio corpo, freddo e coperto ancora dagli abiti. Harry mi tocca la schiena da sopra gli indumenti e poi, rapidamente, mi solleva da terra per farmi allacciare le gambe attorno alla sua vita, premendo il suo bacino contro il mio.
"Le scale" gli parlo contro la bocca, schiacciata al muro e tirandogli indietro i capelli con entrambe le mani. Il suo viso mi guarda ad una vicinanza idilliaca e sono costretta ad aggrapparmi al suo collo quando, a tentoni, si avvia su per questi terribili gradini, senza smettere di baciarmi.
La porta di camera mia cigola quando la apriamo coi nostri corpi e i miei piedi affondano sul letto, mentre le sue labbra scendono sul mio collo e lo incendiano di baci, coi denti che mi tracciano sentieri inesistenti, come a rimarcare il suo possesso su di me.
Le mie mani scivolano sui bottoni della sua camicia, mentre fremo dalla voglia di vederlo nudo e baciare ogni parte di lui libero ciascuna singola asola, accarezzando la sua pelle bianca e tatuata e stringendo più che riesco sulle sue spalle, mentre si adagia su di me e libera il busto facendo cadere la camicia a terra.
Harry è molto più che bello. Ai miei occhi è qualcosa di inumano, in grado di uccidermi e farmi sentire spaventosamente viva nello stesso momento; potrei elencare gli stessi aggettivi che ho riservato alla Tour Eiffel e non sarebbero comunque abbastanza.
Non so descrivere la pienezza e l'esplosione che si creano dentro di me solo nel saperlo al mio fianco, con le sue mani a spogliarmi per poi aggrapparsi a me come se potesse crollare senza il mio appoggio. È difficile vedere Harry così disarmato e danneggiabile, per questo quando i suoi baci incontrano il mio petto mi concedo il lusso di chiudere gli occhi e tirare la testa all'indietro. Mi spoglia come solo lui è in grado di fare, con un desiderio che mi accende, se è possibile, ancora di più, soffermandosi poi sui miei seni e accogliendoli nella sua bocca come fiori appena sbocciati.
È un idillio totale e continuo, perfino quando mi guarda ansimante ed io mi siedo, affamata, e lo spoglio con gola.
Il corpo nudo di Harry è presto su di me, la sua schiena si curva quando si piega sulla mia persona, eccitato, impaziente ma vigile. Riconosco i suoi occhi, la loro forma ed il loro colore, la scintilla che li infiamma quando mi bacia, quando sfiora la mia pelle con la sua, quando il suo naso si infila teneramente dietro il mio orecchio e la sua voce mi anima.
"Ti amo" ansima. "Ti amo"
Non c'è sesso orale, nessun amplesso che mi prepara fisicamente al contatto più intimo col suo corpo, ma le reazioni che gli riservo sono tutt'altro che negative. Riesco a percepire la forma netta e ben distinta della sua colonna vertebrale quando le mie dita la percorrono e lui si spinge dentro di me con delicatezza e moderazione; sento le ossa del mio collo schiodarsi e sfiorarsi quando tiro la testa all'indietro. Le mie dita tra i suoi capelli scuri e sudati sono l'unico mio appiglio mentre i suoi movimenti prendono velocità ed accelera il ritmo con cui, ancora una volta, mi incastra ed incatena a sé, passionale. È un amore carnale ma profondo, dove la sua mano sinistra mi copre l'aeroplano e mi ripete instancabilmente che mi ama, senza chiedermi niente in cambio.
Il mio cuore batte forte e veloce, lo sento nei reni, nello stomaco, nelle ginocchia, nelle cosce, nei palmi sudati e caldi delle mie mani, nel collo martoriato dai suoi denti, nel respiro mozzato.
Vorrei dirgli che lo amo, che lo amo follemente, che sono pazza di lui, che farei qualsiasi cosa per averlo al mio fianco ma non ci riesco. Le parole mi muoiono in gola e allora cerco di riempire il vuoto della mia voce trattenendolo a me, chiamandolo sussurrando il suo nome piano contro il suo orecchio, baciandogli le labbra mentre ha un orgasmo, invertendo le nostre posizioni e dimostrandogli che anch'io posso prendermi cura di lui.
Se Oli fosse in vita potrei raccontarle che Harry non è sempre l'attivo del rapporto, che stavolta si sta sottomettendo e che le sue mani non sono mai ruvide, non mi pizzicano addosso, non mi prudono e vorrei che non smettesse mai di toccarmi, che sia nelle spalle, tra le cosce, i seni, i capelli o le labbra.
Il mio e il suo petto si scontrano un ultima volta quando si mette a sedere, unendo la sua fronte con la mia e raccogliendo il mio volto tra le sue mani. Mi respira addosso, esausto per tutto questo, non solo per il sesso, ma per tutte le cose che ci sono accadute. Ed è come una valanga gelida, mi ricordo di lui e Ruth, di essere corsa via, di aver vomitato, di essere marcita come una mela col verme. Io sono appassita e il mio veleno mi sta tenendo stretta tra le sue braccia.
Lo guardo come ad implorarlo di perdonarmi, ma so che lui non mi capisce, che pensa che non sia io a dovermi scusare perché si attribuisce le colpe di tutto. Il mio fardello, invece, risiede nelle accuse fondate che mi ha gridato contro: sono una bugiarda. Lo sono perché non riesco a guardarlo con la stessa semplicità con cui lo vedevo prima, perché non riesco a dirgli che lo amo, bloccata da catene che lui stesso mi ha agganciato e che non è riuscito a spezzare. Sono una bugiarda perché mi accoccolo contro di lui sperando di allontanare questo vuoto che mi mangia viva, ma io so bene che i cocci rotti non si possono più riparare.

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