Capitolo 2 : Il Quartier Generale (V)

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Si prese ancora un paio di minuti per studiare il nuovo ambiente: era tutto così nuovo, inaspettato. Era come essere entrata in uno dei suoi sogni. A volte temeva che veramente si trovasse in un sogno, che a tratti rasentava l'incubo; aveva anche prove sufficienti per pensarlo, a partire dal fatto che poteva vedere quei luoghi e quelle persone inimmaginabili. Le costava davvero tanto dare per scontato che tutto quello fosse vero. Che triste realista stava diventando, giorno dopo giorno... Era da tanto che aveva smesso di credere ai sogni fatti realtà o alle realtà venute dai sogni.

Appoggiò la mano allo stipite della porta, come per assicurarsi che quello fosse davvero legno mentre osservava incantata una finestra dai vetri colorati che dipingeva la stanza di un arcobaleno variopinto, un' amaca in corda che dondolava solitaria al soffio del vento, una serie di pentole in rame appese al muro. Un tavolo in ferro battuto e annesse sedie. Libri, tanti libri. Un vecchio stereo. E una vasta attrezzatura informatica che non si sarebbe mai aspettata, a giudicare dal luogo. Poi l'ingresso per altre due stanze, vicino alla grande finestra, dove vide perdersi sia Agata che Viviana.

“Che ne pensi?”

Si girò, staccando gli occhi dal paesaggio oltre il vetro. Aveva dimenticato che Umberto era con lei.

“Meraviglioso, non potrei osare immaginare posto più...”

“...originale, singolare, stravagante, rivoluzionario?”

“Si...”

Da sola, non avrebbe saputo descriverlo meglio.

“Sapevo che avresti detto questo!”

“Era qui che venivi quando, alle volte, sparivi e non tornavi per ore?”

“Si, d'accordo, mi hai scoperto. Ma non credere che venivo a divertirmi, eh! Quando vieni chiamato...”

“Chiamato?”

Il discorso si stava facendo interessante: per primo il regalo di compleanno, poi quel luogo strano in cima all'albero, il Quartier Generale, il simbolo, “chiamato”... La sua testa era in confusione, dubbi su dubbi, domande per risposte. Che significava essere chiamati?

“Leeeeoooo!”

Una voce familiare le suonò alle orecchie, come fosse una melodia, una canzone o filastrocca imparate a memoria. Un' illuminazione. Le furono necessari pochi istanti per collegarla alla persona che le ricordava.

“Simo! Simona è qui? Per favore, Umberto dimmelo, è lei?”

Non passò neanche il tempo perché Umberto elaborasse le parole giuste, che Simona aveva già varcato la porta del Quartier Generale dando la risposta che Vera cercava, senza il bisogno di altre parole.  La ricordava uguale a quando aveva dovuto separarsene, soltanto un po' più cresciuta: i capelli del colore del miele, lunghissimi e più lisci della seta, il suo viso dai contorni delicati e la pelle pallida che facevano risaltare ancora di più i suoi grandi occhi blu intenso. La sua voce melodiosa; le era mancato il suono della sua voce...

E tornare a sentirla fu come non fosse passato nemmeno un secondo, come se avessero litigato e fatto la pace un secondo prima di tutto quello. Quanto tempo era passato? Anni, eppure avrebbe potuto dire che lei era la stessa di sempre.

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Quinta, e non ultima, parte del secondo capitolo! Come sempre fatemi sapere eventuali opinioni, correzioni, domande e tutto quello che volete! Come sempre vi ringrazio troppo, senza mai essere abbastanza...

Dedicato alla mia migliore amica, Simo, palesemente fonte di ispirazione del personaggio che porta il suo nome!

Ribelli - La Nuova GenerazioneLeggi questa storia gratuitamente!