55

6K 565 229
                                    




"Mi hanno detto che laggiù c'è il sole."


Harry



Guardare l'orologio è diventato il mio passatempo preferito, l'unica cosa che posso fare senza che nessuno mi disturbi, perché rappresenta il momento in cui riesco a chiudermi in camera per tenere il conto delle ore che mancano. Ho detto ad Alan che gli avrei dato esattamente due giorni per trovarla, e sono passate già quarantasei ore. Non ho un piano preciso, ma ho riflettuto tanto e so che mi farò venire in mente qualcosa. Anche a costo di andare in Italia, se dovesse rivelarsi necessario. So di non poter piombare direttamente da Cesare per puntargli una pistola in testa – principalmente perché non saprei dove diamine andare a cercarlo – ma di certo posso provare a rintracciare qualcuno che riesca ad arrivare a lui. Tuttavia, nel profondo, una parte di me continua a non essere convinta di un ipotetico coinvolgimento di Cesare; se ne avesse avuto la necessità, l'avrebbe fatto prima, e ricordo alla perfezione le sue parole: «Sarà lei a venire da me».

Però è anche vero che ultimamente capisco poco e niente di quello che mi accade intorno, mi sembra tutto troppo contorto e surreale, a partire dalla rivelazione di Alan di due giorni fa, che ha rotto gli equilibri che viaggiavano a stento dentro questa casa. In realtà, ha creato un pretesto per far distrarre un po' tutti dal punto principale, portando loro a fare ipotesi sul perché Alan abbia vuotato il sacco solo ora.

Le uniche che non hanno battuto ciglio a questa rivelazione sono Daisy e mia madre, ma c'era da aspettarselo, dato che loro sapevano. Ed è esattamente il motivo per cui non rivolgo la parola né a una né all'altra da due giorni. Non mi piacciono i segreti, men che meno le bugie, e sapere che le due donne che mi hanno cresciuto mi abbiano ingannato così, mi ha destabilizzato. Forse da mia madre avrei potuto aspettarmelo, dato che è pur sempre colei che ha inscenato la sua morte, ma, dannazione, stavo cominciando in cuor mio a perdonarla, e poi è arrivato questo. Non può aspettarsi che dal giorno alla notte io voglia di nuovo avere a che fare con lei.

Daisy, invece, mi ha intercettato più volte nel corridoio e mi ha fermato ben tre volte per ripetermi quanto le dispiacesse, specificando che lei l'ha scoperto poche settimane fa e non voleva distruggere la fiducia che Alan riponeva in lei. Ovviamente, sia lei sia mia madre non hanno tentennato a distruggere la fiducia che io riponevo in loro.

Sarei ipocrita a dire che non mi sento tuttora sollevato, perché Alan mi ha finalmente liberato del peso che mi portavo addosso da mesi, però il senso di sollievo non è riuscito a scacciare la paura, perché la mia priorità, ora, è un'altra: sono passati nove giorni.

Siamo a quota nove, e di Charlotte ancora neanche l'ombra. Ormai la paura è diventata un mostro concreto che si materializza a ogni ora del giorno e della notte.

«Harry Edward King D'Alessandro e tutti gli altri nomi che ti porti appresso», prorompe una voce maschile dall'altra parte della porta. Sento una risata sommessa e vorrei solo sfilare la pistola e sparare un colpo per farlo zittire una volta per tutte. «Ehi, bambolina. Mi fai entrare?»

«Vattene.»

«E dài! Sei indisposto?»

«Vattene», ripeto.

«Amica, tu hai seriamente bisogno di un tranquillante, o di una mazzata in testa.»

Poiché so che continuerà a darmi il tormento finché non gli permetterò di entrare, mi alzo e apro la porta. Tristan si è aggiunto alle ricerche da ieri mattina, ma mi domando effettivamente perché debba rimanere qui.

Doctor Dream (3&4)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora