Il giorno dopo, quando mi svegliai, era all'incirca ora di pranzo, eppure ero ancora nel letto, che stringevo la maglietta di Justin e gli occhi rossi e gonfi che facevano male.

Mi alzai lentamente e guardai le due persone che più amavo al mondo. Justin dormiva, ma non era tranquillo o sereno. Aveva ancora il viso e i vestiti sporchi di sangue e il contorno dei suoi occhi era arrossato, segno che anche lui aveva pianto tanto.

La piccola Jennifer, invece, era nella sua culla che piangeva e si agitava. Probabilmente aveva fame. Così decisi di alzarmi per prenderla e farla smettere, in modo da non svegliare Justin, ma fu troppo tardi, dato che lui era già sveglio e mi stava vietando di alzarmi.

-Resta qui. Vado io. - io annuii semplicemente e lo osservai.

Con una delicatezza che non gli avevo mai visto addosso, si piegò sulla culla e prese in braccio Jennifer, per poi cullarla e posarla tra le mie braccia. Spostai la maglia e la attaccai al seno, e finalmente si tranquillizzò.

-Buongiorno ragazzi. - la voce acuta della dottoressa mi svegliò definitivamente - Come sta la piccola?
-Bene, credo.
-E hai già dato la notizia? - chiese lei spostando poi lo sguardo da me a Justin.
-Che notizia? - intervenne appunto lui.
-Bene, vi lascio soli.

Prese la bambina per poterle fare dei controlli e lavarla, mentre io mi vestivo per poter parlare finalmente con Justin. Cercai di prendere più tempo possibile per poter pensare a quali parole usare, ma la verità era che io non ce la facevo più. Volevo solo che tutto questo finisse.

-Cosa è successo?
-Ieri notte è venuto Doc...
-Oh Dio, e cosa ha fatto? - sembrava allarmato -L'ho visto che scappava, ma non credevo che sarebbe venuto qui, io...
-Justin, calmati. Non è successo niente di grave, solo... Ho firmato una cosa.
-Che genere di cosa? - si accigliò.
-Nel caso in cui Jason morisse, la società diventerebbe mia, in quanto unica erede di sangue nella società e con la maggiore età.

Aveva sbarrato gli occhi, e a quel punto aspettavo solo che mi urlasse contro. Mi preparai mentalmente, ma tutto ciò che fece fu girarsi e camminare per la stanza, quasi sembrava essersi dimenticato della mia presenza.

-Perché lo avresti fatto?
-All'inizio non ci avevo pensato bene, dato che ero nel bel mezzo di un travaglio, ma poi ho capito che se avessi gestito io tutto, sarei stata anche in grado di distruggerla.
-Non è male come idea.
-Cosa? - la mia voce uscì squillante, mi aveva letteralmente sorpresa.
-Si, è un'idea buona. E io sarò con te. Ma per prima cosa, facciamo morire Logan, Katherine ed Aimee. Nel "nostro" senso, intendo. E poi noi pensiamo al resto.
-No. Tu vai via con loro. - dissi convinta.
-Non ci penso neanche un minuto a lasciarti da sola. - si avvicinò a me.
-E invece devi farlo.
-Ho permesso che mi portassero via Jennifer, non posso fare lo stesso errore con te. Non di nuovo. Non dopo che so già cosa significa stare senza di te. - soffiò sulle mie labbra.

Sentii le lacrime salire di nuovo su, ma dovetti trattenerle, dato che la dottoressa tornò con la mia bambina in braccio, che indossava una tutina rosa. Avevo sempre odiato il rosa, ma addosso al lei era perfetto.

Il giorno successivo, dopo aver dato da mangiare a Jennifer e dopo averla messa a dormire, decisi che avevo una cosa importante da fare, e che non potevo rimandare.

Chiesi a Katherine e Logan di occuparsi di lei per un paio di ore, quasi certa che non si sarebbe svegliata, ma che comunque avrebbero potuto chiamare me o Justin o la dottoressa.

Indossai un paio di jeans scuri e una canotta verde militare larga. Presi la borsa e poi andai dritta alla mia macchina. Mi sedetti sul sedile e feci un respiro profondo prima di mettere in moto.

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