-Lorenzo

Sbattei un piede contro il pavimento mentre feci scorrere una mano attraverso i miei capelli. La rabbia bolliva ancora nelle mie vene e il desiderio di strappare il cuore dal petto di Sharif era ancora presente. 
Sharif aveva superato i limiti stasera minacciando Brittany e riportando a galla il passato. Avrebbe pagato per cosa aveva fatto qualche anno fa. 
Era un favore che dovevo a Francesca, la mia famiglia e a me stesso. Dovevo farlo. 
Mi voltai nel momento in cui sentii la porta aprirsi: Riccardo. “Cosa vuoi?”
“Non farlo.”
Risi senza umorismo. “Lasciami indovinare … Jacopo te ne ha parlato?”
“No, ti ho sentito e ti dico di non farlo. Concentrati su Luke, concentrati sul problema del presente non del passato.”
“Il passato trova sempre un modo per ritornare e pugnalarmi alle spalle.” Guardai Riccardo. “Lo sai. Riesco a controllare tutto ma questo … E’ personale.” Scossi la mia testa. “Questo ha a che fare con mia sorella. Sai quanto lei significasse per me e quel bastardo ha messo fine alla sua vita senza pensarci un secondo.”
Riccardo mi guardò tristemente, non sapendo cosa dire. 
“Non eri lì quando ho cercato di rintonare dentro il magazzino per salvare ma il pompiere mi ha spinto via dicendo che non c’erano più superstiti. Non eri lì quando mi hanno detto che Francesca era morta nell’esplosione …” Scossi la testa mentre i ricordi ritornarono in mente tutti insieme.
Uscii fuori dall’edificio in fiamme tossendo, il mio braccio che copriva la mia bocca, cenere che ricopriva il mio corpo dalla testa ai piedi. 
“Woah, woah, woah. Fermati ragazzo!” Un uomo in uniforme mi prese dal braccio facendomi sedere su una barella. “Stai bene?”
“Sto bene. Mi fa male il corpo per tutto quello che mi è cascato addosso.” Mormorai tossendo un’altra volta. 
“Va bene. Ti fa male il petto. Mal di testa?”
Schiarii la mia gola. “Sì.”
“Non devi preoccuparti. Hai detto che ti sono cascate delle cose addosso?” 
“Sì.”
“Questo è il motivo del dolore. Il forte impatto è la causa del dolore sul tuo petto e il suono dell’esplosione è la causa del mal di testa.” 
“Passerà?” La mia voce era roca. 
“Quasi sicuramente entro domani.”
“Grazie dottore.”
Ridacchiò. “Non preoccuparti. Sono qui per questo.”
“Mr. Paggi,” Alzai lo sguardo per vedere un ufficiale avvicinarsi a me con uno sguardo severo. Alzai gli occhi al cielo mentalmente. Provavano sempre di apparire forti ma non aveva nessun impatto su di me.
“Che?”
“Dobbiamo farle qualche domanda.”
“E’ appena uscito da un edificio il quale è esploso a causa di un’esplosione,” Disse il dottore che si era preso cura di me. “Non è in grado di rispondere a nessuna domanda in questo momento. Per quanto mi riguarda, dovrete aspettare domani; altrimenti contatterò la centrale e farò scattare una denuncia per essere andati contro una prescrizione medica.
Realizzando cosa il dottore avesse detto, si voltarono verso di me. “Ci vediamo domani, Paggi.”
Feci un mezzo sorriso. “A domani.” Quando se ne andarono, mi voltai verso il dottore. “Grazie.”
Agitò la mano in aria in segno di nessun problema. “Fa niente. Non ho mentito quando ho detto che non potevano farmi domanda. Dopo quello che è successo, non sei autorizzato ad avere conversazioni o argomenti.”
Annuii guardandolo mentre ripiegava le sue cose parlando con il suo collega prima di allontanarsi. 
“Che cazzo è successo qui?” Sbottò Jacopo, tossendo mentre si avvicinava verso di me. 
“Non lo so, amico. Mi hanno detto di andare lì per avere un incontro quando mi sono accorto che Francesca mi stava seguendo …” Mi ghiacciai, i miei occhi si spalancarono. “Fermo, dov’è Francesca?”
“Hai detto che era lì dentro con te?” Jacopo aggrottò la fronte. 
Il panico immediatamente prese la meglio su di me. Mi alzai in piedi facendo aumentare il pompaggio del sangue in testa. Grugnii premendo una mano contro la fronte. 
“Hey, stai bene?” Chiese Jacopo tenendomi per le spalle. 
“Sì, sto bene. Devo solo trovare Francesca.” Togliendomi le sue mani di dossi, iniziai a camminare nel marasma. “Francesca?” La chiamai a gran voce. “Fra? Dove sei?”
Aspettai per una risposta ma tutto quello che ricevetti fu silenzio. Iniziai a guardare a destra e sinistra, sperando di vedere Francesca seduta da qualche parte con un dottore al suo fianco. “Francesca!” Urlai, disperato nel trovare mia sorella. 
Mi arresi e decisi di andare a cercare all’interno del magazzino, magari era rimasta bloccata. Spingendo tutte le persone, continuai a urlare il nome di Francesca pregando che potesse sentirmi e vedermi. 
“Signore!” Urlò quando, lo ignorai. 
“Signore!” Una mano afferrò il mio avambraccio facendomi fermare. “Non può entrare.”
“Devo trovare mia sorella!” Sbottai cercando di togliere la presa sul mio braccio ma non funzionò. Era più forte di me. 
“Mi dispiace ma non è una buona idea …” Mormorò sincero. I suoi occhi diventarono tristi e immediatamente, capii che era successo qualcosa. 
“Devo trovare mia sorella … So che è da qualche parte lì dentro. Se mi da solo qualche minuto. Uscirò il prima possibile. La prego …”
“Mi dispiace doverglielo dire ma la nostra squadra ha già ispezionato l’intera casa … non ci sono superstiti. Mi dispiace per la sua perdita.”
Nel momento in cui elaborai le sue parole, il mio stomaco si chiuse. Tutto intorno a me si fermò. 
“No.” Mormorai, scuotendo la testa. “No, lei è lì dentro. Era con me. Ero … lì. L’ho vista prima che … no.” Scossi la testa. 
“Mi dispiace.”
“NO!” Urlai togliendo la sua mano dal mio braccio. “Lei è lì dentro. Io sono uscito, cazzo. Era un passo dietro di me!”
“L’impatto è stato troppo forte per lei. Le scintille e la cenere che sono cadute su di lei, l’hanno bruciata.”
Con l’angolo dell’occhio vidi Jacopo spalancare la bocca con uno sguardo di terrore. 
Agitai la testa in protesta. Feci un passo indietro. “No … no …” Scossi la testa un’altra volta, le lacrime fecero diventare la mia vista sfuocata.
Jacopo fece un passo verso di me ma si fermò quando vide in che stato ero. 
“Era tutto per me … Ho provato a proteggerla, a lasciarla fuori da tutto quello che facevo. Sarebbe dovuta rimanere a casa, a dormire non doveva m-mor-mor …” Mi morsi il labbro, non riuscendo ad aggiungere una parola.
“Non può essersene andata …” Sussurrai. “La amo. E’ mia sorella. E’ la mia vita … Io … Ho provato a proteggerla.”
Gli occhi di Jacopo diventarono sempre più lucidi mentre guardava un lato del Lorenzo fuori di sé. 
“Io … Le avevo promesso che l’avrei tenuta in salvo. Avevo detto che nessuno le avrebbe mai fatto del male.” Chiusi le mani formando dei pugni. “L’avevo promesso!” Urlai. “E l’ho delusa…” Il mio tono di voce ritornò un sussurro.
Le lacrime continuarono a scendere giù per le guance come coltelli. Il mio corpo non resse più e con un movimento rapido, le ginocchia entrarono in contatto con il terreno. 
Ero incredulo.
Mia sorella era morta. Ed era colpa.
Ritornai alla realtà fissando Riccardo. “Non sai cosa si prova quando ti viene detto che tua sorella è morta. Non sai cosa si prova nel guardare in faccia i tuoi genitori e dirgli che loro figlia è morta e, certamente, non hai idea di cosa si provi a sentire il tuo stesso padre dirti che, per loro, sei come morto.” Serrai la mascella. “Non ho perso solo mia sorella quella notte, Riccardo. Ho perso la mia famiglia e quel figlio di puttana merita di morire per avermi perdere tutto ciò.”
La faccia di Riccardo si rilassò nel momento in cui fece un respiro profondo strofinandosi la nuca. “Sono sicuramente sentimenti profondi, amico.” 
“Francesca merita giustizia. Sharif merita di andare all’inferno per tutti i casini che ha fatto.” Sbottai. 
“Lo so, amico. E credimi, ti aiuterei. Lo sai che lo farei, soprattutto ora che so esattamente cosa quel bastardo ha fatto a te e alla tua famiglia … ma Jacopo ha ragione. Stai rischiando troppo.”
“Non mi interessa.”
“Ma forse a Brittany sì.”
Mi ghiacciai. 
“Ti sei almeno fermato un attimo a pensare cosa potrebbe pensare o fare se il suo ragazzo finisse in galera?” Disse lentamente. 
Serrai i denti. “Capirebbe.”
Riccardo scosse la testa. “Non fare lo stupido. Probabilmente capirebbe il motivo ma non riuscirebbe a comprendere il fatto che tu sia stato così imprudente da farti arrestare.” 
“Non mi arresteranno, cazzo.” Sbottai. “Non mi è successo nel passato e non succederà nel futuro. In ogni modo, senza Elfishawi nel mezzo sarebbe tutto più facile, molto più facile e la polizia mi ringrazierebbe.” Alzai le spalle con non-chalance. 
“Certo. Ti darebbero un premio, ti ringrazierebbero e poi ti arresterebbero per omicidio.” Riccardo alzò gli occhi al cielo. “Per la seconda volta, non fare lo stupido. Puoi essere molto più furbo di così. Sai i rischi e i possibili scenari a cui potresti andare incontro se continui.”
“So cosa sto facendo.” Lo riassicurai. 
Riccardo fece scorrere in modo frustrato la mano tra i suoi capelli. “Stai lasciando che la collera parli al posto tuo. Non pensare con l’ira ma con la tua testa … con il tuo cuore sai cosa è veramente giusto e cosa non lo è.”
“Chi sei? Il *Dr. Phil?” Dissi ridacchiando. 
“No ma sono il tuo migliore amico. E sai bene che se avessi pensato che quello che stavi facendo era giusto, non sarei qui adesso a cercare di farti cambiare idea. Ascoltami amico, è una cattiva idea. Dimenticati di Elfishawi e concentrati su Luke.” 
Distolsi lo sguardo. “Come vuoi.”
“Lo sai che ho ragione quindi ascoltami. Fai la cosa giusta almeno una volta.” Sospirando, mi diede una pacca sulla spalla prima di alzarsi chiudendo la porta dietro di se. 
Scossi la testa. 
Nel momento in cui stavo per andare in bagno a farmi una doccia, il cellulare iniziò a suonare. Aggrottai la fronte pensando a chi potesse essere. Prendendo il telefono, vidi il nome di Brittany lampeggiare sullo schermo. “Pronto?” Dissi accettando la chiamata. Mi distesi sul letto fissando il soffitto. 
“L-Lorenzo?” Sentii la voce di Brittany tremare dall’altra parte della cornetta. 
Il mio cuore si fermò facendomi scattare in piedi. “Piccola? Che succede?”
“I miei g-genitori, Lorenzo … l’hanno scoperto.”
I miei occhi si spalancarono. “Cosa significa che l’hanno scoperto?”
“C-Carly gli ha detto tutto.” Tirò su col naso e potei solo immaginare lo stato in cui si trovava in quel momento. Sentivo il bisogno di stringerla fra le mie braccia senza lasciarla mai andare. 
“Come cazzo ha fatto --” Feci una pausa cercando di raccapezzarmi. 
“Dopo che mi hai lasciato, sono entrata in casa e ho visto i miei genitori e Carly in piedi in salotto. I miei erano arrabbiati e delusi di sapere la ‘verità’. Qualcosa dentro di me mi ha fatto capire che c’entravi qualcosa … ho alzato lo sguardo e ho visto Chris. Mi ha sussurrato il tuo nome e quello di Carly. Ho detto ai miei genitori che Carly aveva già detto tutto e lei è scattata sull’attenti. In quel momento ho capito che Chris mi stava cercando di dire che Carly era la ragione di tutto quel casino.”
Chiusi le mani formando dei pugni. Maledii il giorno in cui Carly era stata concepita, qualunque fosse. “E?” La incoraggiai a continuare con tono sicuro. 
Era una cosa sbagliata sentire il bisogno di uccidere quella stronza?
“I miei genitori mi hanno sgridato e io … Non so più cosa fare Lorenzo. Carly ha mentito a proposito del tuo conto dicendo che eri un criminale --”
“Io sono un criminale.” Ridacchiai cercando di sdrammatizzare. 
“Ma non sanno cosa c’è dietro. Carly non sa neanche cosa fai. Si è fatta un filmino mentale con tutte le voci che girano a scuola e ha rifilato tutte queste cazzate ai miei genitori. E tu sai quante cazzate dicono e quanto esagerino.”
“Gesù Cristo,” Mormorai, tirandomi le punte dei capelli. “Che altro hanno detto?”
“Hanno capito che questa era il motivo del perché tornavo a casa tardi e tutte le altre cose …” Si zittì per un momento e tutto quello che riuscivo a sentire era silenzio.
Qualcosa mi diceva che c’era qualcosa in più che non mi stava dicendo. “Piccola?”
“Hm?” 
“Che altro hanno detto?” 
“Uhm … Niente …”
“Non mentirmi.” Sospirai. 
“Davvero Lorenzo --”
“Brittany.” Dissi lentamente. “Dimmelo.”
“Miopapàmihadatodellaputtana.” Disse tutto senza prendere fiato non facendomi capire una parola.”
“Puoi ripeterlo di nuovo e più lentamente?”
Sentii Brittany muoversi per poi fermarsi. “Mio papà mi ha dato della puttana.”
Ci stetti qualche secondo prima di realizzare. “Lui cosa?” Urlai facendomi prendere dalla rabbia. 
“Ti prego, non farmelo dire di nuovo.” Chiese. 
Scossi la testa. “Non ha il diritto di chiamarti in quel modo! Non abbiamo fatto nulla. Per quale cazzo di motivo saresti una put- è una cazzata.” Sbottai. “Mi stai prendendo per il culo?” Dissi incredulo che suo padre avesse avuto il coraggio di dire qualcosa di così disgustoso a sua figlia. 
“No…” Sussurrò. 
Feci un respiro profondo. “Non preoccuparti piccola, ci penso io. Okay?”
“Lorenzo, cosa vuoi fare?” Potevo sentire la preoccupazione nel suo tono di voce.
“Niente. Calmati e tranquillizzati, okay? Non voglio sentirti piangere mai più. Mi uccide sapere di non poter consolarti e stringerti.”
“Okay …” 
“Brava. Devo andare adesso, okay? Ma chiamami più tardi se vuoi parlare. Ti amo.” Mi alzai dal letto avvicinandomi all’armadio per prendere la giacca di pelle. 
“Ti amo pure io.” E con questo, riagganciò. 
Misi il telefono in tasca, mi infilai la giacca e uscii di camera andando al piano di sotto. “Torno fra un po’ di minuti.”
Tutti i ragazzi si alzarono in piedi, Jacopo e Riccardo furono i primi. “Dove stai andando, Paggi?”
“Da qualche parte. Tranquilli, Elfishawi è fuori pericolo. Non ha niente a che fare con lui.” Li tranquillizzai e uscii senza ricevere una risposta. 
Accesi la macchina e misi in moto accendendomi una sigaretta. La strinsi tra due dita, lasciando uscire dalla mia bocca dei cerchi perfetti. Guidai lungo Bentley Lane fino a che non mi fermai. 
Conoscevo questa città come le mie tasche e non ci misi tanto ad arrivare alla mia destinazione. Tolsi le chiavi dal nottolino e scesi, assicurando di chiudere la macchina. Camminai lungo il viottolo che portava alla porta principale. Una volta raggiunta, non esitai a bussare. “Apri!” Alzai il tono di voce. Dopo pochi secondi, la porta si spalancò rilevando la ragazza che volevo vedere da quando avevo chiuso la telefonata con la mia ragazza. “Ciao, Carly.” Il suo nome uscì dalla mia bocca con un tono di disgusto, come se l’avessi vomitato. 
I suoi occhi si spalancarono. “Cosa ci fai qui?” Disse nervosa. “Come fai a sapere che vivo qui?!”
Feci un sorriso diabolico. “Ho le mie fonti, tesoro, non preoccuparti.” Mi avvicinai a Carly facendo in modo di respirarli in faccia. “Ma, ho saputo cosa hai fatto e devo dire, Carly, che non l’ho apprezzato molto.”
“Wow, te l’ha già detto?” Carly rise sarcasticamente scuotendo la testa. “Ci è veramente dentro…” Mormorò disgustata. “Ce l’hai fatta a farle il lavaggio del cervello,” Mi fissò con la testa chinata da un lato. “Come ti senti? Devi sentirti bene sapendo che hai tutto questo controllo su di lei.”
I miei muscoli facciali si contrassero. “Non parlare in questo modo di lei.” Sbottai. “Non sai niente su di me o della mia relazione con Brittany quindi perché non vai a fare in culo?” 
“So che sei buono a nulla se non nell’essere un criminale.” 
“Quindi dovresti sapere che non esiterei a ucciderti.”
“Non avresti il coraggio di toccarmi.”
“Oh ce l’avrei e se pensi che io stia scherzando, continua a punzecchiarmi e ti ritroverai distesa nella pozza del tuo stesso sangue.” Dissi minacciosamente.
“Sai cosa? Mi stai solo provando quello che già pensavo.” Rise sarcasticamente. “Sei un criminale, non interessa di niente e di nessun; solo di te stesso.”
“Pensi di sapere così tante cose … perché continui a fare uscire stronzate dalla tua bocca?” Mi avvicinai così tanto al suo volto che riuscivo a sentire il suo corpo tremare. “Se tu fossi intelligente e sapessi cosa faccio veramente, non parleresti così tanto.” I miei occhi erano fissi sui suoi. “Non mi piace quando le persone sputtano le persone a cui tengo, soprattutto quando le fanno piangere.” Enfatizzai. “Hai avuto un sacco di coraggio a parlare con i genitori di Brittany e continui a dire che sei la sua migliore amica?” Scossi la testa. “Sei lontano dall’esserlo.”
“Io sono la sua migliore amica!” 
“Correzione,” Feci un mezzo sorriso. “Eri la sua migliore amica. Non sei niente per lei adesso. E se fossi in te, starei lontano da lei. Comprendi?”
Carly non disse una parola. Annuii leggermente serrando le labbra. 
Sorrisi. “Brava.” Voltandomi, mi incamminai verso la macchina facendo un numero sul mio telefono. 
“Pronto?”
“Mi sono occupato di tutto, piccola.”
“Lorenzo, cosa hai fatto?” Chiese preoccupata Brittany. 
Alzai le spalle anche se non poteva vedermi. “Diciamo che non dovrai più preoccuparti di Carly.”

Danger {Crookids}Leggi questa storia gratuitamente!