Uno

1.6K 33 0
                                    

Mi sveglio per colpa delle urla assillanti di mio padre.
Svegliati pigrona siamo in ritardo, mi continua ad urlare.
Mi alzo dal letto, pur non avendone le forze, ma lo faccio solo per farlo stare zitto.
Scendo per fare colazione ed arriva anche lì ad urlarmi nell'orecchio.

P: cristo! Ma lo capisci che siamo in ritardo! Vatti a vestire
Io: sappi che mi porto Laila con me

Sbuffa senza replicare niente.
Mi alzo dal tavolo con ancora mezza brioches in bocca e torno in camera mia per prepararmi.

Mi vesto molto comoda per via delle ore di viaggio che dovevo fare in macchina, prendo la mia cagnolina in braccio e salgo in macchina

Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.

Mi vesto molto comoda per via delle ore di viaggio che dovevo fare in macchina, prendo la mia cagnolina in braccio e salgo in macchina.
Saranno tre ore e mezza di viaggio infinite, arrivare a Roma sarà stancante.
Non amo viaggiare in macchina, proprio per nulla, specialmente se i viaggi durano ore.

*quattro ore dopo*

Finalmente arriviamo a Roma ed io non avevo per nulla voglia di andare in hotel.
Lascio le valigie a mio padre, prendo la mia macchina fotografica, metto il collare a Laila e mi incamminò verso il Colosseo.
Mi perdo per tutto il pomeriggio a fotografare l'atmosfera magia di Roma.
Sembravo una bambina felice che esplorava una città in cui non era mai stata.
Il mio cellulare che squilla interrompe il mio stato d'animo così spensierato.
Era mio padre, mi cade l'occhio sull'orario e si forse aveva ragione ad essere arrabbiato.

Io: pronto
P: ma dove cavolo sei?
Io: al Colosseo
P: vedi di tornare subito! Stiamo per andare a cena con la squadra
Io:cosa? Perché non me lo hai detto prima papà!
P: te lo avrei detto, ma sei scappata
Io: okay arrivo

Arrivo ed ero tutta sudata, non potevo assolutamente andare così alla cena.
All'entrata dell'hotel un bodyguard non mi voleva far entrare pensava che fossi una fan.
Chiamo mio padre e lui arriva subito prendermi.

Io: papà mi dai la chiave della camera? Devo farmi una doccia, prometto di fare veloce

Lui annuisce e mi da una carta, subito pensai "e che cosa me ne faccio con questa" ma poi ragionandoci bene capisco che era quella la chiave della stanza.
Troppa modernità.

P: portati su le tue valige
Io: cosa? Pure?

In questo momento si che mi maledico di aver portato due valige ed un beauty case.
Arrivai al primo piano e presi l'ascensore, tre anni per arrivare al quarto piano e mentre aprivo la mia stanza sento delle voci maschili urlare.
Rimbombava tutto in quel corridoio, già le loro voci non erano molto calme in più urlavano anche.
Li ignoro ed entro nella mia stanza, sistemai alcuni vestiti e dopo aver preso l'intimo andai in bagno per farmi una doccia.
Prima di scendere metto un pò d'acqua e due croccantini nelle due ciotole della mia cagnolina e solo dopo essermi truccata e sistemata i capelli ero pronta per scendere.

Amore e Odio in NazionaleDove le storie prendono vita. Scoprilo ora