I'm gonna reach a hand out to you
Say "Would you pull me up? Now could you?"
I don't want to waste the life God gave me
And I don't think that it's too late to save me

I miei occhi riflettono la luce del sole pallido che illumina Londra, ma il lieve tepore non mi attraversa minimamente. Credo di avere il volto sfatto e provato ma non ne sono sicura perché non mi sono guardata allo specchio. I miei capelli sono una massa incolta di peli spettinati e non mi interessa nemmeno domarli. Osservo distrattamente la palla solare che abita silenziosa il cielo tinteggiato di colori caldi per via del tramonto, disturbata qua e là da qualche nuvola, cosciente che tra qualche ora potrò scorgere la luna pallida quanto il mio viso e grande quanto un'ostia.
C'è una calma irreale attorno a me, mi sembra di vivere avvolta in un batuffolo di ovatta impregnato di veleno. Sto soffocando lentamente e non riesco a fare niente per impedirlo.
Le mie dita incorniciano il filtro di una sigaretta consumata per metà, con la cenere che si è accumulata come la punta della torre di un duomo e non l'ho nemmeno fumata perché non ne ho voglia, ma è l'unica cosa di cui necessito la compagnia.
È una Lucky Strike, una di quelle che fumava Oli e non so perché ma forse mi aspettavo che mi riportasse lei e i suoi capelli color grano, la sua allegria a volte snervante, le sue mani con le dita lunghe, il sorriso spensierato e il profumo della sua pelle. Invece ci sono solo io. E non mi basto più, forse non mi sono mai bastata affatto.
Scrollo la cenere ma la sigaretta scivola via e cade di sotto, la guardo schiantarsi al suolo con piccole scintille e la lascio morire così, sotto i miei occhi disinteressati e ormai distanti.
È lo scricchiolio della porta che mi fa voltare, incrociando la figura di Cara, una sciarpa attorno al collo e gli occhi truccati con dell'eyeliner scuro. Mi guarda, mi osserva attentamente con le labbra schiusa, come se potessi svanire da un momento all'altro e non faccio nulla, assolutamente niente, non parlo e non mi muovo, la scruto e basta.
"Io sto andando a lavoro" mi dice tenendo la porta aperta, non ho le chiavi, non ho proprio niente con me, nemmeno un giubbotto ed infatti sono congelata. "Sei sola in casa"
Annuisco una sola volta col capo e mentre lei si sposta dall'ingresso io mi ci avvicino per rientrare al caldo. Devo farmi una doccia e prepararmi per salutare Oli. Il mio stomaco gorgoglia d'ansia.
"Mila" Cara mi richiama per rivolgerle le mie attenzioni e lo sguardo che le rivolgo è uno sguardo stanco, sfinito, indebolito. Stringe un poco le labbra con espressione addolorata. "Mi dispiace"
È poco più di un sussurro che mi graffia in superficie, mi viene di nuovo da piangere. Guardo in basso, non riesco a dire niente ed annuisco ancora una volta, prima di rientrare in casa. Sento i passi della mia coinquilina lungo il corridoio mentre io mi appoggio alla porta, chiudo gli occhi ed inspiro ed espiro cercando di tranquillizzarmi. È tutto inutile.
Le lacrime abbandonano i miei occhi e mi annaffiano le guance come se da questo dolore potesse nascere qualcosa di buono.
Mi trascino al piano di sopra con profondi sospiri ed entro in bagno con una calma che non mi appartiene. Apro l'acqua, la guardo scorrere dentro la doccia e la lascio riscaldare, creando un ambiente più tiepido e confortevole. Mi sfilo di dosso gli abiti, uno ad uno, con una calma e tranquillità che stona coi singhiozzi che mi scuotono le spalle. Passo due ciuffi di capelli dietro le orecchie, mi volto verso lo specchio e vedo i segni viola sotto i miei occhi perché non ho dormito e non so se riuscirò mai più a farlo. Vedo le mie labbra pallide, secche e tremanti, le mie gote diafane, la fronte perlacea e gli occhi vitrei. Le ossa nel mio corpo sporgono come di consuetudine, l'aeroplanino cerca di districarsi e non brucia più come quando l'avevo appena fatto, ma è come se lo sentissi pungermi perché c'è. È lì ed io lo so.
Sto ancora piagnucolando quando noto distrattamente il vasetto dei calmanti di Deb, poggiati sul lavandino per non dimenticarsi di prenderli. Continua ad andare avanti con la sua terapia e sembra procedere bene.
Nuda e scalza avvicino e prendo la boccetta, e aprendola scopro diverse pillole, che riverso sul palmo della mia mano destra. Sono piccole e bianche, sembrano innocue, sono soltanto calmanti, dopotutto. Deb non si accorgerà se ne prendo una.
Infilo la prima pillola tra le labbra e la ingollo senza pensarci su, ma non mi sembra abbastanza. Devo essere calma, non posso permettermi di perdere il controllo come sto facendo adesso o come ho fatto in ospedale. Voglio essere calma. Per sempre.
Mi accorgo tardi di aver perso il conto delle pillole che ho preso e richiudo malamente il barattolo, trascinandomi goffamente all'interno della doccia alle piastrelle azzurre. Inspiro ed espiro a fondo, l'acqua mi cade addosso, mi bagna i capelli ed il corpo, dondolo avanti e indietro senza accorgermene, in uno stato di trance. Non so quanto a lungo rimango così, sotto il getto di acqua bollente che mi brucia addosso segnandomi la pelle, ma non me ne accorgo.
La parete fredda si scontra contro la mia colonna vertebrale, scivolo giù, le mie gambe non riescono a reggermi e l'acqua mi impedisce di tenere gli occhi aperti. Cerco di sollevare le braccia ma non ci riesco, le sento pesanti, la forza di gravità mi spinge al suolo. Non chiamo aiuto perché non c'è nessuno e forse è meglio così. Lascio cadere i polsi, la mia testa si adagia con un lieve tonfo contro le piastrelline simili a quelle delle piscine e il mio collo si espone all'acqua che scroscia sul mio corpo bianco cadavere.
Non riconosco di perdere i sensi.
Non mi accorgo di perdermi completamente.

Secondo l'OMS il tasso si suicidi nel Regno Unito è pari al 6.9, ma la statistica è ferma al 2009. La media delle donne è del 3.0.
È maggiormente definito come un gesto egoistico, è la decima causa di morte a livello globale e le persone che muoiono per suicidio sono tra lo 0,5% e l'1,4%. Ci sono una serie di fattori, di tassi, di tabelle e di numeri dedicati al suicidio, terapie, metodi, cause e conseguenze.
Io non volevo suicidarmi. Non so perché l'ho fatto. Non me ne sono accorta. Ho agito e basta, seguendo l'istinto.
Voglio credere di averlo fatto per me, per liberarmi dall'oppressione di questi sentimenti e per svincolarmi da questi pensieri così turbolenti e pieni d'angoscia. Voglio davvero credere di essermi infilata in questa merda solo a causa di me stessa.

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