Mattia Anna Di Stefano

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• Le piace torturare gli animali. Questo nasce da una semplice passione per la biologia e per la natura che ha fin da piccola, che è poi sfociata in una cosa violenta e perversa. Perciò è davvero entusiasta quando si fanno delle lezioni in cui c'è da dissezionare degli animali.

• Non ha dei veri e propri tic, ma certe sue azioni causate dalla sua iperattività possono considerarsi tali. Spesso emetti urletti, strane melodie allegre oppure ripete cose senza senso lette su scatole o cartelli. Inoltre spesso batte le mani o le muove senza un motivo; qualche anno prima spesso schioccava le dita per contrastare il bisogno di farsi del male dandosi schiaffi o pugni in testa, ma ora non si trattiene più, e se per caso schiocca le dita a causa di questo è solo per abitudine. Quando vede qualcosa che la disturba o quando qualcuno alza la voce, invece, fa tanti piccoli scatti con la testa, e questo è l'unico vero tic che ha.

• Come accennato precedentemente, Mattia si fa spesso del male da sola come modo per sfogarsi. Perciò spesso si tira pugni alla testa, anche vicino alle tempie, si tira degli schiaffi da sola senza trattenersi e, anche se meno frequentemente, sbatte ripetutamente e molto violentemente la testa sulla propria scrivania.

𝚀𝙸

• 133

𝚂𝚝𝚊𝚝𝚘 𝚊𝚖𝚎𝚛𝚒𝚌𝚊𝚗𝚘 𝚍𝚒 𝚙𝚛𝚘𝚟𝚎𝚗𝚒𝚎𝚗𝚣𝚊.

• Delaware

𝙲𝚕𝚊𝚜𝚜𝚎 𝚒𝚗 𝚌𝚞𝚒 𝚜𝚘𝚗𝚘 𝚒𝚗𝚜𝚎𝚛𝚒𝚝𝚒.

• Scienze: chimica

𝙲𝚊𝚛𝚊𝚝𝚝𝚎𝚛𝚎.

• Ad oggi Mattia non è più come nessuna delle sue famiglie se la ricorda. La famiglia morta nell'incendio la ricordava come una bambina curiosa, silenziosa, indipendente, ingenua; la famiglia che la ospitò in città la ricordava come una ragazzina riservata, fredda, che non chiedeva mai niente e sempre con la testa sui libri; la famiglia che poi la spedì al St Marcel la ricorda come una ragazza anormale, con gli occhi sempre spalancati a captare ogni dettaglio del mondo che la circondava, sempre chiusa in camera sua a fare chissà cosa, impulsiva e incontrollabile. Di ciò che era una volta Mattia mantiene ancora poche caratteristiche: curiosità, spirito d'osservazione, riservatezza e impulsività. Dopo dieci anni al St Marcel, tra violenze, punizioni ed esperimenti, Mattia ha completamente perso la testa: è diventata folle e lunatica ed è sempre persa nei suoi pensieri.

• Spesso perde contatto con la realtà, o, al contrario, quando è perfettamente cosciente, studia sempre con lo sguardo ogni dettaglio dell'ambiente che la circonda. Quando perde contatto con la realtà starebbe anche ore accovacciata a terra senza fare nulla e ciò le accade anche in luoghi come in doccia o nei corridoi della struttura; in queste situazioni ha un'espressione strana e indecifrabile. In questi momenti è come se stesse dormendo, nonostante abbia gli occhi spalancati, infatti durante questo stato di trance contrae anche la mascella e sfrega i denti, cosa che solitamente accade durante il sonno a molte persone e che inoltre ha portato Mattia ad aver rovinato irreparabilmente lo smalto dei suoi denti.

• Quando è completamente cosciente dà comunque l'impressione di essere persa tra pensieri perversi, tra risatine inquietanti e tic con le mani che non riesce a tenere ferme. Come ho già detto, in questi casi osserva sempre tutto ciò che la circonda, ma molto raramente si sofferma sugli altri ragazzi o educatori del St Marcel, visto che considera gli umani insignificante ed è completamente indifferente alla loro presenza fin da quando è bambina. Non li disprezza o altro, ma li trova davvero poco interessanti, eccetto rare eccezioni dove magari la persona in questione ha qualche malformazione fisica particolare o ha un comportamento molto insolito. Non si considera incapace di comprendere gli altri, visto che sa di essere umana anche lei e di funzionare come tutti gli altri, ma è incapace di comprendere i particolari comportamenti di una singola persona, più specificatamente di empatizzare con gli altri. Ad esempio, quando qualcuno ride per la sfortuna di uno, ride anche lei, se qualcuno è triste per qualcosa capisce che ciò che è successo a questa persona potrebbe averla portata a sentirsi triste, ma non riesce a provare vera e propria empatia nei suoi confronti.

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