Capitolo 2 : Il Quartier Generale (III)

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Non sapeva descrivere precisamente quanto tempo servisse per arrivare a quel posto dove giunsero. Si che quella era una sorpresa...

“Ma cos'è? Una casa sull'albero!?”

“Perché, credi che sia una semplice casa sull'albero? Hai mai visto un albero così? No? Perché questo non è un albero, Vera. E se questo non è un albero, questa non è una casa sull'albero.”

“Mi stai prendendo in giro...”

Era un po' disillusa, come quando si attendono risultati diversi e ciò che c'è non è abbastanza. Le aveva rotto un po' la magia dell'aria incontaminata che si respirava, ma.... Una casa sull'albero. Camminava su una piattaforma di tegole di legno morbido e resistente, tra i rami di un albero altissimo. Incredibile, se non fosse lì, davanti a una casetta con il tetto a spiovente, all'ombra delle foglie.

“Vera, questa non è una semplice casa sull'albero...Guarda!”

Destra. Sinistra. Avrebbe dovuto già immaginarselo.

“Non è una casa sull'albero...” ripeté Vera.

I suoi occhi vedevano una decina di case come quella, su piattaforme uguali. Casette più o meno grandi, a varie altezze, un piccolo agglomerato di abitazioni, che più poteva somigliare a un circoscritto villaggio di campagna, ma sulla sommità di quel magnifico albero.

“La tua nuova casa, la nostra nuova casa”

“Ma...”

“Dai, vieni, vieni”

Oramai Umberto era nel pieno dell'euforia e la stava contagiando.

“Non vorrai dirmi che c'è altro da mostrarmi?”

“Vera, sono tante le cose che ancora ho da mostrarti. Cose che nemmeno ti immagini, cose come questo albero, come queste case. Cose che ti prenderanno alla sprovvista, che ti sorprenderanno.”

Da una piattaforma all'altra, attraverso curiose scale a chiocciola. Chi aveva progettato quel luogo era una sorta di genio per lei. Ed ora una casa in legno di gran lunga più grande delle altre, dal battente decorato. Un' incisione, un simbolo che le pareva familiare, eppure così sconosciuto. Il simbolo della Cupola, ecco cosa le ricordava. Il semicerchio netto in cui si poteva riconoscere una volta celeste: il Sole, la Luna, le Stelle, la vita che si erano portati dentro la Cupola. Anche quello era su una porta, quella di tanti anni fa.

Eppure qualcosa era cambiato; non ricordava delle nuvole, della pioggia in quello originale.

“Cos'è questo?” chiese, indicando ciò che tanto attirava la sua attenzione.

“Ancora non ti posso dire...Tempo al tempo, Vera. A quanto vedo la pazienza non ti mai arrivata”

“No” disse ridendo.

Rimase ancora un po' a rimirare quella porta, tentando di capirci qualcosa. Decifrare quel cambiamento.

“Pronta, Vera?”

“Pronta”

 “Benvenuta al...Quartier Generale"

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Terza parte del secondo capitolo! Come sempre fatemi sapere eventuali opinioni, correzioni e tutto quello che volete!  Grazie mille, davvero.

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