We are the people
We don't take things slow
We are the people
We watch as things go


Le case a Londra sembrano tutte uguali ma diverse contemporaneamente e mi piace passeggiarci in mezzo, sentire il rumore delle mie scarpe sul marciapiede o sull'asfalto quando è zona pedonale e le macchine non possono passare.
Mi piace anche camminare col naso per aria, guardare il cielo e le sue sfumature, cercare di capire se pioverà o no per poi chiedere conferma a Oli, che il meteo lo guarda ogni mattina. È una cosa che le è sempre piaciuta e fin dal primo momento mi ha fatto ridere perché è inusuale, ma per lei è normale.
Sono sola. Me ne accorgo sempre di più, ogni istante che trascorre, ogni passo che faccio. Non è una situazione momentanea, lo sono sempre stata nella vita. Anche se ho amici, le mie coinquiline, colleghi di lavoro e di università, io sono sola.
Un po' questo mi opprime e mi fa sentire uno strano fastidio nel petto, come di smarrimento, ma poi ci ragiono per davvero e realizzo che, infondo, questo status è quello da cui sono partita prima di conoscere Harry. Perché il problema principale, adesso, non è altro che la sua assenza, ma io so bene che non posso lasciarmi alienare da questo. Devo lasciarlo fuori esattamente come lui ha fatto con me.
Sono passate delle settimane, cerco di rimettere a posto i miei cocci, nessuno mi fa domande su Harry e lui ha smesso di intasarmi di chiamate ed sms. Mi ha lasciata andare, perché io non ero disposta a farlo con me stessa semplicemente perché sentivo la sua mancanza. Non sono un'opzione o una seconda scelta, valgo molto di più e non ho mai avuto intenzione di cedere, non dopo il dolore che mi ha inflitto.
Entro nel bar e trovo solo Serena, perché Liam inizia un'ora dopo di me. C'è la musica bassa, è Bon Iver quello che sento, due signori bevono del tè in fondo alla sala e la mia collega ha legato i capelli in una coda bassa, la frangia della lunghezza giusta. Mi guarda, mi sorride e mi accoglie così.
"Buongiorno" dice. "Come stai?"
Scrollo le spalle mentre cammino verso il retro. "Bene. Tu?"
"Tutto ok" mi risponde. "Oggi sei più bella del solito"
Mi strappa un sorriso e la guardo divertita perché so che non è vero; non sono mai stata bella per davvero, una di quelle ragazze che ti giri a guardare in mezzo alla strada.
"Ma a chi vuoi darla a bere" rido mettendomi la divisa.
Mette il broncio facendo finta di essere offesa e se fossi un po' più allegra le lascerei un bacio sulla guancia, invece mi limito ad abbassare lo sguardo sistemandomi dietro il bancone.
"Era un po' che non ridevi" mi fa notare.
Alzo le spalle, i miei muri già issati attorno a me e la solita espressione apatica. Serena sorride imbarazzata e si passa le dita tra la frangia con fare casuale.
"Scusa, non volevo metterti a disagio"
"Non l'hai fatto", mento. Beh, almeno questo lo so ancora fare.
Ci sono tre clienti che ci separano, perché inizio a lavorare e lei si dedica alla cassa. Non parliamo molto durante l'ora da sole e quando arriva Liam la situazione non cambia parecchio rispetto alle ultime volte. Non parliamo, non scherziamo più e non ci sono domande troppo mirate tra di noi.
Un generico "Tutto bene?" a cui rispondo con un cenno del capo e continuiamo a lavorare come i bravi colleghi che siamo. Tra noi due non c'è più il rapporto di prima, forse perché sa cose che io non so. Forse capisce Harry meglio di me e quindi lo giustifica. Non mi interessa per davvero, ho sempre reputato Liam una persona intelligente e diligente, ma forse mi sbagliavo. Tuttavia c'è una parte di me che mi suggerisce che il suo comportamento sia il medesimo anche per l'altra faccia della medaglia, ovvero Harry: forse si sta distaccando da entrambi per non dare l'idea di essere di parte, forse non mi è più vicino come prima perché non vuole essere soffocante ed opprimente. Infondo, non è la prima volta che Liam mi riserva un comportamento del genere e non posso scordarmi quella volta in macchina in cui mi ha detto che era felice che Harry mi avesse incontrata. Ora, invece, di me ed Harry restano soltanto sguardi mancati e parole non dette, ché il peso delle mie lacrime e dei miei gesti sconsiderati e dati dalla tristezza e disperazione incosciente lo sento ancora addosso, come se fosse un'ombra oscura aggrappata alla mia schiena. È brutto pensarci e mi fa male, quindi cerco di scacciare tutto quanto, voglio vivere la mia vita per davvero, rialzarmi anche se a volte mi sembra di crollare e trovare qualcosa per cui valga la pena andare avanti. L'ho capito tra le braccia di Oli, mentre mi consolava, l'ho capito guardandomi allo specchio e scegliendomi, decidendo che non potevo andare avanti in quel modo.
Pulisco un tavolo, poso i bicchieri vuoti sul vassoio, lo porto dietro il bancone. Passo davanti a Liam, lo guardo, gli sorrido, lo supero e lui non capisce.

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